Stefania Camurri, la chef che non può assaggiare i propri piatti: “Obesi? Nella testa, si rimane a vita”

La titolare del Ristorante Mamanonmama a Campiglia Marittima si racconta: "Tutte le persone in sovrappeso sono colpevolizzate qualsiasi cosa facciano. Il mio incubo più grande? Le sedie con i braccioli"
Stefania Camurri, 53 anni, chef e blogger di origine carpigiana che da dieci anni gestisce un ristorante a Campiglia Marittima, in Toscana

Una parola: obesità. Che per molti è sinonimo quasi di una colpa. Un involucro ingombrante. Un corpo “che è sempre lì, come una dittatura“. Un regime nel quale essere liberi significa solo diventare magri.

Stefania Camurri in uno scatto di Viktoria Budko

Stefania Camurri in uno scatto di Viktoria Budko

Stefania Camurri è una chef. Ma non può assaggiare i propri piatti. Naviga in sicurezza tra abbinamenti, sapori, ingredienti. Ha l’arte di una famiglia storica di ristoratori carpigiani nel sangue. Ma non può mangiare nulla di quel che mette in tavola nel suo ‘Mamanonmama-Cucina e cantina‘ a Campiglia Marittima. Sembra paradossale ma è realtà.

La chef Stefania Camurri - foto di Massimiliano Londi

La chef Stefania Camurri (foto di Massimiliano Londi)

La sua vita ora è un libro. ‘Cenerpentola‘ (Albatros edizioni) è il racconto-confessione di una donna in perenne lotta con la propria fisicità. Avrebbe potuto intitolarsi in un altro modo. “Le sedie con i braccioli, per esempio, di quelle che ancora oggi sono il mio incubo”. Ancora oggi che lo specchio restituisce l’immagine di una donna bella, vitale, ironica e piena di fascino. “Perchè obesi, nella testa, si rimane a vita”.

Nietzsche diceva: “Se uccidi uno scarafaggio sei un eroe, se uccidi una farfalla sei cattivo. La morale ha standard estetici”. È questa la ‘dittatura’?

“Non ce se ne rende conto nel ‘mondo dei magri’ ma le persone obese sono colpevolizzate qualsiasi cosa facciano. Per questo sono sempre sulla difensiva. Tutte le persone in sovrappeso diranno che loro in realtà mangiano poco, esattamente come facevo io. È un modo per giustificarsi di fronte agli altri e di fronte a se stessi. È ovvio che non è così, ma non è una bugia: è una difesa”.

Stefania Camurri è una chef: ma non può assaggiare i propri piatti

Stefania Camurri è una chef: ma non può assaggiare i propri piatti

Se sei obeso devi essere almeno simpatico. È così?

“Essere antipatico non è permesso. Ho passato la vita a cercare di essere sempre l’amica più disponibile e comprensiva. Al liceo quando le mie compagne uscivano a fare shopping, io evitavo di entrare nei negozi di abbigliamento. Compravo scarpe. Tacco 12, per assumere ulteriore slancio. Ne ho tipo 270 paia”.

È vero che avrebbe voluto fare la hostess?

“Ho studiato per quello. Ma me lo ha impedito proprio la mia fisicità. Si è mai vista una hostess grassa?”.

Chirurgia bariatrica, l’intervento per eliminare l’obesità. Lei si è sottoposta all’operazione negli anni Novanta quando sembravano più esperimenti che altro. Come è andata?

“Dolori e sofferenze. Ma quella era stata la mia scelta. Dovevo e volevo cambiare. Volevo essere magra. Passai da 145 a 72 kg, mi sentivo potente e bellissima. Solo dopo ho capito che il percorso era solo all’inizio. E anche oggi, a distanza di tanto tempo, sono ancora un esempio imperfetto, contraddittorio e tuttora irrisolto”.

Come è arrivata da Carpi a Campiglia?

La chef Stefania Camurri (foto Viktoria Budko)

La chef Stefania Camurri (foto Viktoria Budko)

“Dopo il terremoto dell’Emilia, nel 2012. Il mio ristorante, aperto da pochissimo, era inagibile. Passammo un mese e mezzo nelle tende. Fu la fine, senza rimedio alcuno. Ad un certo punto decisi di provare una stagione sul mare, mi trasferii a San Vincenzo. Girando in zona, un giorno, ho scoperto Campiglia e m sono innamorata. E qui ho aperto il mio ristorante, in cucina oggi mi sento a mio agio e al sicuro. All’inizio non è stato così. Il mio rapporto con la ristorazione, eredità di famiglia, è stato di odio-amore. Come con il mio corpo. Ma la forza arriva tutta da lì”.

Complice la pandemia, è diventata anche una blogger. Cosa è ‘Cenerpentola & Lalìa-Psyche & Food Therapy’?

“Siamo io e Valentina Bezzi, psicologa e sessuologa che ha scritto anche la postfazione al libro. Parliamo di sesso e cibo sui social. E ogni domenica ci colleghiamo dal Muro delle Donne di Venturina per raccontare le figure femminili che hanno cambiato il mondo”.

‘Cenerpentola’ a chi si rivolge?

“Alle persone come me che hanno dovuto tirare tanta forza per affrontare gli sguardi e i giudizi degli altri. Ma anche a chi d’ora in avanti, incontrando una persona la cui fisicità non rispetta i canoni di bellezza, soprattutto per quanto riguarda il peso, si sforzerà di immaginare che dentro quel corpo potrebbe esserci uno splendido tesoro. Magari non gli è concesso sfoggiare un involucro migliore, ma quella è solo la carta regalo. Sceglietelo e spacchettatelo con cura”.