Stepchild Adoption, a che punto siamo in Italia? Le discriminazioni vissute dai bambini delle famiglie arcobaleno

Donatella Sirigo, Agedo Genova: "Per i bambini avere due mamme o due papà è una cosa normale. Lo Stato invece li discrimina. Serve al più presto una legge". Con il Covid la condizione delle famiglie composte da persone LGBTI è peggiorata

Una coppia di donne con il loro neonato

Hanno cinque, dieci, vent’anni. Ma ci sono casi di persone molto più adulte. Conducono una vita felice e ordinaria come  qualunque bambino, come qualunque figlio. Eppure figli ‘qualunque’ non sono: si tratta dei bambini (e anche molti adulti) nati in famiglie arcobaleno, composte da persone LGBTI.
Famiglie che per la legge italiana spesso non esistono e di conseguenza non esistono né diritti, né doveri.

 

In Italia la legge è ancora lontana: a farne le spese sono i bambini

La legge sulle unioni civili, varata dal Governo Renzi nel 2014 dopo un lungo dibattito, non è stata sufficiente a normare le condizioni di diritto dei figli nati o adottati all’interno di relazioni omogenitoriali: il tema della Stepchild adoption aveva incontrato le resistenze di molti esponenti del mondo politico, da destra a sinistra.

Così, mentre giustamente si festeggiava una prima (e anche ritardataria) conquista nell’ambito dei diritti civili, una buona parte del mondo politico decideva di ignorare il tema forse più delicato, e per questo importante, della legge: la tutela dei bambini.
Ad oggi, in mancanza di una legge, sono i tribunali a sancire le responsabilità genitoriali delle famiglie LGBTI. Numerose sentenze hanno dimostrato che per la legge italiana, deve prevalere sempre l’interesse del minore a vedere mantenuta la continuità genitoriale. Ma tra sentenze e carte, passano vite intere, vite di famiglie a metà, dove i diritti di chi è più vulnerabile, come un bambino, vengono messi in secondo piano.

 

Nonni e genitori di famiglie arcobaleno: “Approvate la legge sulla stepchild adoption” 

Donatella Siringo è la presidente della sezione genovese di AGEDO, l’associazione nazionale di genitori, parenti, amiche e amici di persone LGBTIQ+. Da anni aiuta, in particolare, i genitori a gestire il percorso di coming out dei figli (spesso complesso, come dimostra la vicenda della giovane Malika, la ragazza di Castelfiorentino cacciata dalla famiglia dopo aver dichiarato la sua relazione con una ragazza).

Molti genitori di AGEDO sono nonni di bambini nati nelle famiglie arcobaleno e da questa posizione osservano ogni giorno le contraddizioni di una legge che ancora non c’è. Questi bambini sono felici, sereni, non si pongono problemi su chi è genitore. Chiamano “papà Stefano” e “papà Giovanni”, “mamma Francesca” e mamma “Checca”, insomma per loro i genitori sono quelli. Lo stesso però non si può dire per le istituzioni” – racconta a Luce!. “Se oggi uno dei due genitori, non biologico, va a prendere il bambino all’asilo, deve portare una delega dell’altro genitore. Lo stesso accade negli ospedali o in altri contesti”.

Le discriminazioni sono aumentate durante il periodo del Covid-19. Da casi di coppie omosessuali separate, in cui un membro della coppia non aveva la possibilità (e il diritto) di poter vedere i figli cresciuti insieme all’ex partner, ad altre situazioni paradossali, come l’impossibilità di uscire di casa con il genitore non biologico. “Se un bambino ha la fortuna di poter avere due genitori, perché negargli questa opportunità?” – conclude Donatella.

Nonostante i tanti casi positivi lo Stato italiano non sempre ha ammesso appieno la stepchild adoption, respingendo alcune richieste. Situazioni simili si sono verificate nei Comuni e nelle anagrafi, dove alcune coppie hanno tentato la strada del riconoscimento giuridico spesso senza successo. Anche per questa ragione, l’esigenza di definire diritti e doveri dei genitori sociali (e non solo biologici) di figli nati in famiglie arcobaleno, risulta sempre più importante.
Perché oltre le leggi esistono le persone, persone che chiedono semplicemente diritti e doveri per tutelare i propri figli.