Storie di piccoli uomini, il nanismo nell’arte: “La statura non è tutto”. Un libro sulla mostra di Firenze

Il presidente Aisac Odv Marco Sessa: "Siamo noi persone nane che dobbiamo per primi non prestare il fianco ad atteggiamenti discriminanti". Sull'opera di inclusione c'è molto da fare

Dai sette protagonisti della fiaba di Biancaneve al brano di De Andrè fino al nano Morgante dipinto dal Bronzino: nell’universo culturale non è questione di statura. Lo testimonia “Storie di piccoli uomini” (Polistampa), ovvero come le persone nane sono state, nel corso dei secoli, protagoniste della cultura e dell’arte. Questo è infatti il titolo del libro che raccoglie gli atti del convegno nato dalla mostra “Buffoni, villani e giocatori alla corte dei Medici”, allestita a Firenze nelle sale Palazzo Pitti nel 2016: il volume, edito da Polistampa, è stato presentato agli Uffizi, alla presenza del direttore, Eike Schmidt, del presidente dell’Associazione per l’Informazione e lo Studio dell’Acondroplasia (Aisac Odv) Marco Sessa, della curatrice del convegno e degli atti Anna Bisceglia e di Fulvio Cervini, professore ordinario di Storia dell’Arte dell’Università di Firenze e consigliere d’mministrazione delle Gallerie degli Uffizi, che hanno parlato di vari aspetti della storia e del ruolo culturale delle persone con acondroplasia, per dirla in termini scientifici.

Il presidente dell’Associazione per l’Informazione e lo Studio dell’Acondroplasia (Aisac Odv) Marco Sessa

Il presidente dell’Associazione informazione e studio dell’Acondroplasia, Marco Sessa

Oltre alla visione attuale del nanismo, nel volume vengono passati al vaglio l’atteggiamento dei secoli passati, che tendeva a stigmatizzare le differenze, e dell’antico Egitto, dove invece esisteva anche un dio nano protettore dei bambini. L’argomento centrale del volume è tuttavia il nanismo nell’arte italiana e straniera, come vediamo, ad esempio, ne Las meniñas di Velázquez al Museo del Prado o nel leggendario Nano Morgante di Agnolo Bronzino, oggi nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti. Viene affrontato anche l’aspetto letterario, con riferimenti a capolavori come l’Orlando Furioso di Ariosto, i Viaggi di Gulliver o ancora, pensando anche alla letteratura per bambini, Biancaneve e i sette nani dei fratelli Grimm.

Las Meninas è un dipinto a olio su tela di 318 × 276 centimetri realizzato dal pittore Diego Velázquez.

‘Las Meninas’, olio su tela realizzato da Diego Velázquez nel 1656

“Quella affrontata nel libro è questione di scottante attualità. I testi e gli studi che lo compongono mirano a intraprendere il cammino verso una società in cui le diverse condizioni individuali possano essere osservate da diverse prospettive ed in cui i talenti di ciascuno vengano valorizzati”, il commento di Eike Schmidt. “La cultura occidentale si basa sulla valorizzazione della statura come elemento virtuoso e di successo – il commento di Marco Sessa, presidente Associazione per l’Informazione e lo Studio dell’Acondroplasi – : siamo quindi Noi, persone nane, che dobbiamo per primi non prestare il fianco ad atteggiamenti discriminanti o di scherno, perché spesso lo sguardo del prossimo può essere viziato da come noi ci (rap)presentiamo”.
“Nel loro complesso, i cinque saggi che compongono il libro provano a rendere conto della molteplicità dei punti di vista che caratterizzano il tema del nanismo inserendosi in un dibattito assai ampio e quanto mai attuale in ogni angolo del globo, rispetto al quale le riflessioni degli studiosi e l’opera di inclusione e riconoscimento sociale hanno indubbiamente ancora molta strada da fare”, sottolinea Anna Bisceglia, curatrice del volume.

Il Nano Morgante

Perla della mostra di Palazzo Pitti, il ritratto del Nano Morgante, il più celebre dei cinque buffoni che vissero alla corte di Cosimo I de’ Medici. Questo leggendario personaggio – al secolo Braccio di Bartolo – trascorse la maggior parte della sua vita a Palazzo Pitti, la reggia dei Medici. “Ritrasse poi Bronzino, al duca Cosimo, Morgante nano, ignudo, tutto intero, et in due modi, cioè da un lato del quadro il dinanzi e dall’altro il didietro, con quella stravaganza di membra mostruose che ha quel nano: la qual pittura in quel genere è bella e meravigliosa” (Vasari, Vita del Bronzino).

Dipinta su entrambi i lati, la tela raffigura il nano come “uccellatore”, cioè cacciatore di uccelli, dato che non gli era consentita la caccia ad animali di taglia più grande, attività riservata ai personaggi di rango più elevato. Il personaggio è ritratto rispettivamente di fronte e da tergo in due momenti successivi dell’azione: davanti lo si vede prima della caccia, mentre tiene al laccio una civetta usata come esca per attirare una ghiandaia che vola in aria. Due farfalle podalirio, recentemente scoperte con il restauro, gli coprono i genitali. Dietro viene mostrato nell’atto di voltarsi verso lo spettatore, fiero di mostrare la preda. Dipingendo un’opera da più prospettive Bronzino, all’epoca coinvolto nella querelle sul “paragone” (ovvero la contesa del primato tra pittura e scultura) rispondeva con i fatti a chi sosteneva il vantaggio della statuaria perché essa offriva più punti di vista.

Agnolo Bronzino, Doppio ritratto del nano Morgante, 1552. Firenze, Sala di Apollo in Galleria Palatina, Palazzo Pitti

Agnolo Bronzino, Doppio ritratto del nano Morgante, 1552. Firenze, Sala di Apollo in Galleria Palatina, Palazzo Pitti

Il ritratto è ora esposto nella Sala di Apollo in Galleria Palatina. “Questa opera assai fragile è stata dotata di una nuova teca, con vetro antiriflesso di ultima generazione e sistema di assorbimento degli urti, e trova in questa sede definitiva una collocazione più sicura. Infatti, nel corridoio al primo piano degli Uffizi dove era stata sistemata dal 2013 al 2016 – in dialogo con la galleria di ritratti dello stesso artista – le vibrazioni del pavimento al centro del corridoio, provocate dai flussi dei visitatori, costituivano un pericolo per la sua conservazione” spiegano gli addetti ai lavori della Gelleria.

Braccio di Bartolo, chiamato con ironia paradossale Morgante, come il gigante protagonista dell’omonimo poema di Luigi Pulci, era un personaggio molto popolare al tempo di Cosimo I, noto ed apprezzato per la sua lingua tagliente e arguta, citato addirittura nelle Vite del Vasari e divenuto, nel tempo, soggetto di capolavori oggi celebrati. Oltre al doppio ritratto di Bronzino, sono da ricordare anche la scultura in marmo di Valerio Cioli per la fontana del Bacchino nel Giardino di Boboli, che lo ritrae a cavalcioni di una tartaruga, nonché quella in bronzo del Giambologna per la piccola fontana nel giardino pensile sopra la loggia dei Lanzi e oggi esposta al Bargello, dove lo si vede a cavallo di mostro marino. Giambologna ribadisce poi il ruolo di Morgante nella vita di Cosimo I ritraendolo anche alla base del monumento equestre del Granduca in Piazza della Signoria, mentre prende parte – disturbando, com’era da aspettarsi nel suo ruolo – alla cerimonia di incoronazione del suo signore.

La fontana scolpita nel 1560 dallo scultore Valerio Cioli e rappresenta il nano Morgante

La fontana scolpita nel 1560 dallo scultore Valerio Cioli rappresenta il nano Morgante

Nell’Ottocento il dipinto di Bronzino venne sottoposto ad un pesante intervento di restauro che trasformò il nano nientemeno che nel dio Bacco, forse considerando la nudità della figura più consona a un personaggio mitologico: così una corona di foglie di vite fu aggiunta a cingergli il capo, bacino e genitali vennero nascosti da un’altra ghirlanda di pampini e grappoli, e la civetta ridipinta diventò un calice di vino.
Queste aggiunte furono rimosse solo nel 2010, durante una delicata operazione di ripristino che restituì finalmente all’opera l’aspetto originario, e al Nano Morgante la sua dignità di abile cacciatore di uccelli, celebrata dalle fonti storiche.

“Le cronache ci tramandano che Braccio di Bartolo aveva una personalità complessa e arguta, carismatica e a volte anche litigiosa – spiega il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt – . Fu uno dei protagonisti della vita sociale e politica della corte, molto caro a Cosimo I. L’installazione a Palazzo Pitti del suo ritratto dipinto da Bronzino (che di quella corte fu indiscutibilmente il massimo pittore) è dunque un’occasione insieme museografica e celebrativa. Ed è oltretutto un’operazione che salvaguarda un’opera tanto fragile dai rischi di distacco della pellicola pittorica”.