Sul lavoro poche donne e poco pagate: le cifre choc del divario rispetto ai maschi. Ma la Regione Lazio corre ai ripari

Un medico guadagna in media 17 mila euro più delle colleghe. Fra gli avvocati la forbice è di uno a tre, le donne ingegnere dichiarano 14 mila euro, gli uomini il doppio. La Regione Lazio stanzia incentivi per le imprese che assumano lavoratrici a tempo indeterminato e distribuisce buoni per baby sitting

Che in Italia esista un problema occupazionale riguardo le donne è noto da anni. Così come che si applichi una disparità di trattamento nella retribuzione di uomini e donne (il cosiddetto gender pay gap). Con la pandemia, poi, tutto questo è venuto drammaticamente alla luce: il 70% dei 444mila occupati in meno registrati in Italia nel 2020 è costituito dalle donne e quelle che hanno un’occupazione guadagnano anche molto di meno dei loro colleghi maschi.

Ma da un piccolo gesto può partire la rivoluzione. Il Lazio, dove più di una donna su due (52,1%) non lavora, è la prima regione italiana a compiere un importante passo avanti verso l’addio alla disparità di retribuzione tra uomini e donne. La Regione ha approvato all’unanimità (33 voti) la proposta di legge 182/2021che prevede una serie di disposizioni che garantiscano il “rispetto del principio di parità retributiva tra i sessi e il contrasto ai differenziali retributivi di genere”.

 

 Eleonora Mattia

Medici, avvocati, ingegneri, baratro nel portafogli

Il primo sì arriva dalla commissione lavoro del Consiglio Regionale, ma per il via libero definitivo bisognerà il vaglio dell’aula. “Le donne nel nostro Paese vivono una situazione di grave difficoltà. Sono più brillanti negli studi, ma anche più precarie e meno pagate. Sono loro che svolgono la maggior parte del lavoro di cura in un Paese che resiste alla parità sostanziale”, ha detto l’assessora alle pari opportunità Enrica Onorati (nella foto di copertina). Ed è significativo che a presentare la proposta in Regione sia stata proprio una donna. In questo caso il disegno di legge porta la firma di Eleonora Mattia, presidente della commissione lavoro. La stessa che, dopo l’esito positivo del voto, ne ha ribadito l’importanza, in quanto è la prima volta in Italia che un’amministrazione regionale “mette nero su bianco che c’è un problema con il lavoro delle donne” e va poi ad attuare concretamente le soluzioni proposte.
È stato invece vicepresidente del Lazio, Daniele Leodori, a richiamare i “pochi dati che spiegano perché il tema della parità debba essere ai primi posti dell’agenda politica. A dicembre l’Istat ha rilevato come a fronte di 101mila posti di lavoro persi in tutto il paese nel 2020, 99mila fossero di donne e solo 2mila di uomini”. Al calo occupazionale, condizionato inevitabilmente dalla pandemia, si aggiunge il gap negli stipendi, evidente in svariati settori professionali. Un avvocato donna, ad esempio, guadagna meno della metà dei colleghi uomini (24 mila euro l’anno contro 64 mila). Le donne ingegnere guadagnano in media 14 mila euro l’anno, gli uomini il doppio. In ambito sanitario, invece, 35 mila euro di stipendio per le donne e 52 mila per i medici maschi.

 

Oltre sette milioni per le assunzioni al femminile

Come previsto dalla nuova legge, denominata “Disposizioni per la promozione della parità retributiva tra i sessi, il sostegno dell’occupazione e dell’imprenditoria femminile di qualità, nonché per la valorizzazione delle competenze delle donne” la Giunta regionale ha stanziato 7,66 milioni di euro per il triennio 2021-2023 che si andranno ad aggiungere ai fondi della programmazione comunitaria per il 2014-2020.
Tra gli obiettivi previsti c’è l’erogazione di contributi alle imprese per la formazione di neo assunte con contratto a tempo indeterminato ed agli enti del Terzo settore, ma anche per l’attuazione di progetti che favoriscano il reinserimento sociale e lavorativo delle donne vittime di violenza o con disabilità. Ancora, saranno emessi buoni d’acquisto per i servizi di baby sitting per le mamme (o padri lavoratori che usufruiscono del congedo parentale in alternativa alla madre) che lavorano gli undici mesi successivi al periodo di congedo obbligatorio di maternità. Queste sovvenzioni saranno garantite però solo alle donne con Isee non superiore ai 20 mila euro.
Previste anche “Politiche attive del lavoro e formazione per le nuove competenze, educazione finanziaria e materie Stem (professioni scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche)  con impegno contro le molestie nei luoghi di lavoro come previsto dalla convenzione Ilo. Ancora, sostegno all’imprenditoria femminile e alle donne in condizioni di disagio con il microcredito, ma anche strumenti di conciliazione dei tempi di vita, per la diffusione di una cultura paritaria nelle imprese e per la rappresentanza equa dei generi nelle posizioni apicali”.
Un piccolo, ma significativo, passo è stato compiuto. Ora serve un’azione generalizzata, anche a livello statale, che contribuisca a costruire una società in cui, anche sul lavoro, ci siano diritti realmente uguali per tutti, indipendentemente dal sesso.