Svetlana Tikhanovskaya, la leader bielorussa in esilio: “I giorni peggiori dai tempi di Stalin”

"Con il dirottamento è finita l’impunità per il regime di Lukashenko". La leader dell'opposizione bielorussa, da 9 mesi esiliata dal suo Paese, commenta le vicende degli ultimi giorni

I fatti sono noti: domenica 23 maggio un aereo Ryanair, partito da Atene per Vilnius con 179 passeggeri, è stato dirottato quando era quasi arrivato a destinazione, a poche decine di miglia dal confine lituano, da un jet dell’aviazione militare bielorussa. La giustificazione: dall’aereo sarebbe stato lanciato un allarme bomba, e per questo il velivolo è stato fatto atterrare a Minsk. Si sarebbe trattato di un falso allarme, hanno poi spiegato le autorità aeroportuali. Secondo le informazioni diffuse dagli oppositori bielorussi e confermate dalla Lituania, il caccia Mig-29  era armato con razzi ed era accompagnato da un biposto Su-29 e da un elicottero da attacco MI-24.

Secondo le ricostruzioni più recenti, mentre stava sorvolando la Bielorussia, l’aereo della compagnia irlandese è stato costretto dalle autorità nazionali ad atterrare a Minsk, dopodiché la polizia ha arrestato uno dei passeggeri: Roman Protassevitch, un blogger che in questi anni ha animato la protesta popolare contro il regime dittatoriale del presidente Aljaksandr Lukashenko. Il 26enne, direttore del canale di informazioni dell’opposizione Nexta, attivo su Telegram dai tempi della contestata vittoria elettorale del premier, l’estate scorsa, era stato catalogato come “terrorista” dalle autorità bielorusse.

“La sua vita è in pericolo” secondo Svetlana Tikhanoskaya, che si è dichiarata sotto choc per l’accaduto. “Questi sono i giorni peggiori dai tempi del terrore di Stalin. È inimmaginabile. Ma dopo domenica siamo sicuri: l’impunità di Lukashenko è finita” afferma la leader dell’opposizione, che da nove mesi si è auto esiliata in Lituania dopo che il regime ha minacciato di sottrarle i figli. La donna, ad Atene per visite istituzionali al governo greco, nei giorni scorsi aveva incontrato nella capitale ellenica proprio Roman Protasevich. “Non so dire perché non abbiano dirottato il mio (volo), e arrestato me. Sono, come tutti, in stato di choc“.

Il giornalista è apparso in un video, dove afferma di trovarsi “nella struttura di detenzione preventiva n. 1 a Minsk” e di stare bene, ma sembra mostrare segni di percosse. Invece Sofia Sapega, cittadina russa e compagna di Prosatevich, fermata insieme a lui a Minsk, è stata arrestata per due mesi. Il suo avvocato ha riferito che “è stata accusata di un reato ed è stata disposta una misura preventiva: la detenzione per due mesi. Il luogo di detenzione è il centro di detenzione preventiva del KGB”.

La comunità internazionale ha immediatamente condannato l’accaduto: dalla Commissione Europea che ha congelato un pacchetto di aiuti finanziari alla Bielorussia pari a tre miliardi di euro alla chiusura dello spazio aereo europeo alla compagnia bielorussa Belavia fino ai provvedimenti annunciati dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Ma finora senza risultati. “È il risultato dell’impunità di cui Lukashenko gode da tempo – dichiara Tikhanoskaya – Con questo gesto però ha passato il segno. Il mondo si è reso conto che questo regime non è un pericolo solo per la Bielorussia, ma per tutti”. E prosegue: “È tempo di passare dalle parole ai fatti. Le sanzioni vanno estese il più possibile, chiusa la cooperazione di ogni tipo, anche commerciale, col Paese. Persino gli aiuti alla popolazione. Ogni centesimo che va in Bielorussia, anche a fin di bene, se passa dalle mani del governo finisce per finanziare la tortura delle persone migliori del nostro popolo”.

Moglie di Sergei Tikhanovsky, blogger e leader politico in carcere dopo l’ultima tornata elettorale nel Paese, 38 anni e madre di due figli. Svetlana Tikhanoskaya, dopo l’arresto del marito, ha deciso di candidarsi al suo posto. Alle elezioni ha ottenuto un consenso elettorale mai visto, tanto che, il giorno dopo il voto, si era detta convinta di essere la vera vincitrice. Ma Lukashenko si è autoproclamato Presidente con l’80% dei voti, nonostante siano numerose le prove di brogli. Consapevole del consenso ottenuto dall’opposizione delle donne bielorusse, dopo le elezioni, Lukashenko ha costretto Svetlana Tikhanovskaya all’esilio (insieme a Veronika Tsepkalo, altra leader dell’opposizione) con la minaccia di far loro perdere la potestà genitoriale.

L’ex ‘bambina di Chernobyl’, ex insegnante d’inglese e casalinga (“Volete farvi comandare da una casalinga?”, la irrideva Lukashenko) è diventata il simbolo del risveglio della democrazia bielorussa, sedata 26 anni fa con l’instaurazione del regime. Atene, al momento, è l’ultima delle tappe della sua vita, impensata, da leader della resistenza basata in Lituania, che incontra la diaspora in giro per l’Europa e viene accolta nei palazzi dai governi. “Ogni giorno guardo negli occhi i miei bambini e devo rispondere alle loro domande – aveva dichiarato a Roma qualche settimana fa – Io capisco il significato dell’essere in prigione a causa delle proprie idee politiche, ma allo stesso tempo lo devo anche spiegare ai miei figli“. Che, ne siamo certo, comprenderanno ben presto che la loro mamma sta provando a riscrivere, anche per loro, la storia della Bielorussia.