Svizzera, sconto del 20% alle donne nei teatri, musei e piscine. Così a Ginevra si combatte per la parità salariale

Le donne guadagnano il 20% in meno degli uomini in Svizzera. Per questo è stata presa l'iniziativa dello sconto alle donne. Ma nel Paese esplode la polemica: "La misura è incostituzionale, discrimina gli uomini"

Le donne guadagnano il 20% in meno degli uomini? Bene, le donne avranno uno sconto del 20% nei teatri, musei, piscine e centri sportivi. Il comune di Ginevra in Svizzera decide di battersi in difesa della parità salariale uomini-donne. E lo fa con un’iniziativa che fa già discutere nel Paese elvetico. Visto che, in base a un report dell’Ufficio federale di statistica (UST), la differenza salariale tra l’uomo e la donna si aggira intorno a un tasso del 20% in Svizzera, il parlamento di Ginevra ha approvato questa settimana una mozione, in base alla quale le donne pagheranno il 20% in meno degli uomini tutte le attività delle strutture comunali, dai teatri alle piscine, dai musei ai centri sportivi.

Come è nata l’idea di introdurre lo sconto alle donne in Svizzera

A lanciare l’iniziativa è stata la professoressa e storica Brigitte Studer, autrice del libro “La conquista di un diritto. Il suffragio femminile in Svizzera (1848-1971)”, pubblicato in Italia da Armando Dadò Editore. Per la professoressa – che è anche parlamentare della città di Ginevra ed esponente del partito di sinistra Ensemble à Gauche – lo sconto alle donne vuole essere una “piccola misura compensativa” di un problema ben più grande. Secondo la Studer, infatti, in Svizzera non ci sono né controlli né sanzioni per far rispettare la parità salariale nelle aziende. “Sebbene la legge sull’eguaglianza di genere – afferma Brigitte Studer – sia entrata in vigore nel 1996, venticinque anni dopo non viene ancora applicata”. E spiega all’emittente radio-televisiva svizzera SRF: “L’idea è nata dallo sciopero delle donne nel 2019″. Nell’estate di quell’anno infatti si tennero in tutto il Paese manifestazioni e barricate contro la modifica della legge sull’uguaglianza tra i sessi, che in particolare non prevedeva sanzioni per le aziende e le imprese che non rispettavano la parità salariale uomo-donna. Perciò – continua a spiegare la Studer – la misura approvata dal parlamento di Ginevra servirebbe a rendere “visibile” il problema della “disuguaglianza salariale”, che ancora oggi dopo tre anni dagli scioperi persiste in Svizzera.

Tanti si oppongono: “Vengono discriminati gli uomini e aiutate le donne che non hanno bisogno di sconti”

Tuttavia, in Svizzera tanti si sono già opposti all’iniziativa dello sconto alle donne. Per il costituzionalista Bernhard Waldmann “una simile normativa è chiaramente incostituzionale perché la città di Ginevra è vincolata dai diritti fondamentali della Costituzione federale e può operare differenziazioni in base al genere solo per ottime ragioni”. Al costituzionalista fanno eco altri oppositori. Per FDP, il partito liberale radicale svizzero, la mozione sarebbe incostituzionale in quanto discrimina gli uomini. “Per la sinistra combattere un’ingiustizia significa creare nuove ingiustizie”, dichiara Michèle Roullet dell’FDP. E infatti, anche alcuni esponenti dei partiti di sinistra si sono dichiarati contrari all’iniziativa. Per la socialista Laurence Fehlmann Rielle beneficerebbero della misura “anche le donne che non ne hanno bisogno”, mentre invece “chi non ha abbastanza soldi per arrivare a fine mese non viene aiutato”.

I dati sulla disparità salariale in Svizzera: i ricchi sono per l’81% uomini

In base al report pubblicato dall’Ufficio federale di statistica (UST) e riferito agli ultimi dati disponibili del 2018, il vertice della piramide salariale è occupato principalmente da uomini, che rappresentano l’81,2% di coloro che hanno una busta paga superiore ai 16.000 franchi (pari a circa 15.000 euro). Il 60,9% delle donne invece si deve invece accontentare di guadagnare meno di 4.000 franchi al mese (meno di 4.000 euro). In generale, nel 2018 le donne guadagnavano mediamente il 19% in meno rispetto ai colleghi uomini. E il tasso è in crescita: era al 18,3% nel 2016 e al 18,1% nel 2014. Per l’Ufficio federale di statistica questa disparità salariale è in parte riconducibile a differenze strutturali a livello di formazione, al numero di anni di servizio e alla posizione gerarchica occupata. Tuttavia – fa sapere l’UST – questo non basterebbe a spiegare il gap salariale uomo-donna e perciò il motivo principale di questa disparità risulterebbe così “inspiegabile”, dichiara l’Ufficio federale di statistica.