Tamara Osypchuk, la poetessa in fuga da Irpin: “Amo l’Ucraina, credevo sarei morta qui”

L'anziana 72enne racconta che l'ispirazione per i suoi versi le è venuta durante i bombardamenti e che non avrebbe mai voluto lasciare la sua casa

Tamara Osypchuk è un’anziana ucraina di 72 anni. Quando i bombardamenti nella sua città, Irpin, sono diventati tanto intensi da farle temere il peggio ha fatto quello che, da sempre, le riesce meglio: scrivere poesie. Per calmarsi, per sfogare quelle emozioni che non trovano via d’uscita se non attraverso la penna, dilagando sul foglio bianco. “Scrivo poesie e quando ci sono le esplosioni sento una grande ispirazione. Le esplosioni sono molto forti. Come se un vulcano stesse esplodendo, come se la terra esplodesse” racconta ad un giornalista dell’AFP, dopo che i soccorritori l’hanno aiutata a scendere dall’ambulanza. Osypchuk si riposa su una sedia, in  un centro di evacuazione alla periferia della capitale Kiev. Un tè caldo, abiti pesanti, un cappellino di lana rosa.

“Le bombe continuano a cadere”

La città di Irpin è un punto strategico sulla rotta verso la capitale Kiev

Quando è stata soccorsa, nel pomeriggio di sabato 26 marzo, la poetessa si trovava insieme a una ventina di persone che si allontanavano da Irpin. L’ondata di civili in fuga degli ultimi giorni è pian piano diventa sempre più esigua: quasi tutti coloro che erano in grado di lasciare la città distrutta lo hanno già fatto, hanno detto gli operatori di emergenza, mentre si occupavano dei nuovi arrivati. Dopo aver chiesto un telefono per chiamare sua figlia in Gran Bretagna, Osypchuk continua il suo racconto al giornalista dell’agenzia France Press. I missili hanno “demolito” l’angolo del condominio dove viveva, al nono piano: “Le bombe continuano a cadere. Non ci sono parole, non ci sono. Si vedono… Si vedono le crepe e poi si sente un suono ovattato”. Il giorno dopo la notizia che la Russia ha ridimensionato gli obiettivi della sua invasione, anche l’intensità dei bombardamenti che hanno scosso la zona all’inizio della settimana si è ridotta, hanno detto i giornalisti dell’AFP. Irpin è una città strategica sulla rotta nord-occidentale verso Kyiv, e sin dai primi giorni si è trasformata in una linea del fronte.

“Credevo di morire qui”

Tamara Osypchuk, poetessa ucraina 72enne fuggita da Irpin

La pensionata ha deciso però di lasciare la sua casa solo perché il pastore di un amico ha chiamato le ambulanze dei soccorritori volontari, che sfidano da poco dopo l’inizio della guerra sfidano il fuoco delle granate russe per portare la gente fuori da Irpin. “Il sacerdote di un mio amico ha chiamato i volontari e sono venuti a prenderci oggi. Abbiamo accettato di partire. All’inizio non volevo andarmene ma visto che Dio mi ha dato la possibilità di scappare ho deciso di partire. Credo in dio e non mi aspettavo che i volontari ci portassero via perché alcuni dei rifugiati sono stati evacuati giorni fa, ma io non me ne volevo andare“. La situazione, secondo gli operatori, rimane pericolosa all’interno della città, con combattimenti in corso e i loro veicoli che a volte si trovano in mezzo al fuoco. “Credevo che sarei morta qui – conclude Tamara Osypchuk – e che non avrei mai lasciato l’Ucraina. Amo molto il mio Paese, ho girato mezzo mondo ma né in Inghilterra né nella Repubblica Ceca né in Polonia né in Italia mi sento come qui”. Sul suo volto, appare per la prima volta un sorriso. Lei sta per lasciare l’Ucraina, ma il suo cuore rimarrà qui, e ci penseranno le sue odi a ricordare per sempre la sua amata patria.