Tania e suo figlio Lev, prigionieri in casa a Kiev. “Il suo mondo è crollato, sta vivendo un incubo”

Da quando è scoppiata la guerra in Ucraina la donna vive barricata in un 'bunker' nel corridoio insieme al 17enne, con Sindrome di Down, e all'anziana madre

Immaginate di trovarvi nel vostro peggior incubo. Immaginate di svegliarvi e scoprire che quell’incubo è reale. Per Tania e il suo Lev, 17enne con la sindrome di Down, il tempo si è fermato il 24 febbraio: da quando è ufficialmente iniziata la guerra in Ucraina, sei giorni fa, mamma e figlio sono bloccati in casa, senza scampo, a Kiev. Con loro c’è anche la nonna ultra ottantenne, a rendere la situazione ancor più tragica. Fuggire è praticamente impossibile. Il percorso per raggiungere un rifugio, già pericolosamente pieno di insidie militari, per Lev è pieno di ostacoli: rumori, folla, buio, freddo, notti passate a dormire fuori, senza un tetto sulla testa.Qualcosa di troppo destabilizzante.

LA STORIA DI TANYA E LEV, SENZA SCAMPO A KIEV

Lev nella sua casa a Kiev (Manuela Correra)

Lev, 17enne con sindrome di Down

“Mio figlio, come tanti altri disabili – racconta Tania, che è anche membro dell’Associazione ucraina persone Down – sta vivendo un incubo. Per i ragazzi Down la routine quotidiana è importante è dà loro sicurezza. Ora il suo mondo è crollato. Viviamo prigionieri in casa, perché andare in un rifugio è improponibile. Per lui sarebbe troppo dura, non reggerebbe quella situazione e non sarei in grado di gestirlo, è terrorizzato”.

Il ‘bunker’ in casa

 

Tania esce pochissimo. Il destino, in qualche modo, le ha fatto un ultimo regalo prima dello scoppio delle ostilità. “Siamo fortunati, nonostante tutto. Il giorno prima della guerra, dei miei amici europei mi hanno avvertita di fare scorte perché qualcosa di terribile stava per succedere. Così ho fatto. Abbiamo ancora cibo in casa, ma non so come faremo a breve – aggiunge spaventata –. I supermercati ormai sono quasi vuoti, non si trova più il pane”. Rimanere tra quelle mura, però, è un rischio; ma Tania si sta attrezzando: “Ho sistemato un angolo del corridoio rendendolo una sorta di bunker. Ho ammassato coperte e sigillato tutto con nastro adesivo, eliminando tutti gli oggetti pericolosi. Non so se basterà, ma il rifugio per noi è troppo lontano oltre che improponibile”. La donna si è organizzata alla meglio, per proteggere la sua famiglia da un pericolo che bussa ormai alla porta. I bombardamenti, racconta all’Ansa, si fanno sempre più vicini. La linea telefonica è disturbata ma ci tiene a lanciare il suo appello: “Siamo ormai in piena guerra, la situazione peggiora di ora in ora e le esplosioni si fanno sempre più vicine, ora credo siano a non più di 20 km, ma la città sta resistendo. Abbiamo paura, spero si riesca a fermare questa guerra assurda”.

Civili in fuga dall’Ucraina che oltre alla guerra stanno affrontando anche il freddo e la neve delle ultime ore (Ansa)

La paura per il futuro

Qualcosa di assurdo, di incomprensibile, di indefinibile. Come raccontare quello che sta accadendo a tuo figlio, che non comprende fino in fondo il termine ‘guerra’ – e chi può farlo, finché non lo vivi sulla pelle –? “Ciò che ha colto è che ci sono i bombardamenti e tutto può essere distrutto. Mi chiede in continuazione quando finirà e quando potrà rivedere gli amici. Attende con ansia il 16 marzo, il suo 18esimo compleanno. Ho paura a dirgli che, ad oggi, non so dove saremo quel giorno“. La loro condizione precaria, con le milizie russe ormai alle porte della Capitale e la costante paura dei missili, rende la situazione insopportabile. Soprattutto nell’attesa, snervante, di quello che potrebbe accadere, senza poter fare nulla per impedirlo o mettersi in salvo. Tania ha la voce scossa. Quando parla del prossimo futuro la sua ansia cresce: “Mio marito è morto e qui sono sola ma spero di riuscire a portare Lev e mia madre fuori da Kiev. Non so come farò, per noi l’unico mezzo possibile sarebbe l’auto. Spero davvero di farcela”.

Le persone con disabilità bloccate in Ucraina

I missili e le truppe russe sono ormai alle porte della capitale Kiev (Ansa)

Il figlio di Tania, Lev, non è un caso isolato: sono 2,7 milioni le persone con disabilità registrate in Ucraina e la loro situazione, afferma la madre, “è spaventosa”. La stessa denuncia arriva anche dall’Associazione Europea Sindrome di Down (EDSA), che ha inviato una lettera aperta alle istituzioni europee: “I rifugi a Kiev sono inaccessibili, così le persone con disabilità e le persone Down sono costrette a rimanere a casa, senza sapere dove possono andare per essere al sicuro. Quelle che vivono negli istituti, poi, sono già tagliate fuori dalle loro comunità e rischiano di essere abbandonate e dimenticate”. Quella dei disabili, insomma, è una tragedia nella tragedia.

Tania vorrebbe raccontare ancora la situazione in cui si trovano, le sue paure e quelle della sua famiglia. A un certo punto la comunicazione con l’Ansa, però, si interrompe. Con un whatsapp riesce però ad avvertire i giornalisti: “Siamo di nuovo piena emergenza”. È martedì 1 marzo: le forze armate russe, battono le agenzie poco dopo, hanno colpito la Torre della Tv di Kiev.

I bambini arrestati a Mosca

bambini arrestati mosca

Cinque bambini sono stati arrestati a Mosca per aver deposto fiori davanti all’ambasciata ucraina

Mentre in Ucraina continuano a combattere, non si interrompono le proteste contro l’invasione russa. E non si spegne, allo stesso tempo, la repressione da parte delle autorità del Cremlino contro chi manifesta il proprio dissenso. Nemmeno se quelli che gli agenti si trovano davanti sono bambini. Due mamme e i loro cinque figli, tra i 7 e gli 11 anni, sono stati fermati martedì dopo aver deposto fiori presso l’ambasciata ucraina a Mosca mostrando cartelli contro la guerra. Tutti, compresi i bimbi, sono stati portati in cella. “Erano andati a deporre dei fiori davanti all’ambasciata ucraina. I bambini avevano disegnato un poster. Sono stati tutti stati arrestati dalla polizia, prima sono stati tenuti dentro a un van della polizia, poi sono stati portati al dipartimento di polizia di Presnenskoe. I telefoni dei genitori sono stati sequestrati, non si riesce più a comunicare. I genitori hanno ricevuto urla e minacce che sarebbero stati privati della patria potestà”, ha denunciato la ricercatrice Aleksandra Arkhipova su Facebook.
L’agenzia Novaya Gazeta, che ha confermato la notizia, racconta che le sorelline Sofia e Lisa Gladkova, di 7 e 11 anni, e i fratelli  Gosha (11), Matviy (9) e David Petrov (7) sono stati obbligati a salire su un furgone delle forze dell’ordine e poi accompagnati alla stazione di polizia di Presnenske, per essere identificati e poi rilasciati solo dopo alcune ore.