Tante promesse e belle parole, ma per le giornaliste in Afghanistan le porte delle redazioni restano chiuse

Il portavoce dei talebani aveva tranquillizzato: tutte possono restare al lavoro. Però, l’agenzia Adnkronos riferisce:  "C'è stata modifica nei programmi, trasmettono i programmi che vogliono loro e non ci sono conduttrici e giornaliste donne"

Dalle promesse dei Talebani, come riferisce uno dei loro portavoce Suhail Shaheen, “le donne possono continuare a lavorare. Se sono insegnanti possono continuare ad andare a scuola, se sono giornaliste stanno continuando il loro lavoro”, ma in queste ore alcune di loro denunciano di essere rimaste fuori dalle redazioni.

“Volevo tornare al lavoro, ma purtroppo non me lo permettono. Mi hanno detto che il regime è cambiato e non posso lavorare”, ha raccontato Shabnam Khan Dawran, anchorwoman della Rta, la Radio Televisione afghana, all’afghana Tolo News, accusando i Talebani di non permetterle di lavorare. Così come Khadija, un’altra giornalista della Rta, che ha denunciato di essere andata in redazione, ma di non essere potuta entrare. E “lo stesso”, aggiunge, “è capitato ad altri colleghi”. “Abbiamo parlato con il nostro nuovo direttore che è stato nominato dai Talebani – continua Khadija, precisando che il movimento avrebbe fatto sapere che prenderà presto una decisione – C’è stata modifica nei programmi, trasmettono i programmi che vogliono loro e non ci sono conduttrici e giornaliste donne”, riferisce l’agenzia Adnkronos

Eppure in Qatar, dalla città Doha – famosa per l’accordo stretto a febbraio 2020 tra l’allora presidente Usa Donald Trump e l’Emirato islamico dell’Afghanistan – il portavoce dei Talebani Shaheen all’emittente Cgtn Europe (China Global Television Network) continua ad affermare che l’avanzata in Afghanistan è una “rivolta popolare contro un’amministrazione imposta” e che la comunità internazionale dovrebbe “rispettare la volontà del popolo afghano”. “L’onore degli afghani è salvo”, ha detto, riferendosi – secondo la Cgtn – anche a chi ha lavorato per gli “stranieri” in passato, ribadendo infine le promesse sui diritti delle donne all’istruzione e al lavoro.