Tattoo, torna l’epoca del bianco e nero: il nuovo regolamento europeo vieta inchiostri colorati

Dal 4 gennaio 2022 sarà fuori legge l'isopropanolo: "Sostanze potenzialmente dannosa per la pelle". I tatuatori: "Una norma lacunosa"

Il 4 gennaio scatta il nuovo regolamento europeo che vieta i tattoo con inchiostri colorati: saranno consentiti solo quelli in bianco e nero. O meglio, quelli che non contengono isopropanolo, un solvente che l’Ue ha deciso di vietare in quanto potenzialmente dannoso per la pelle perché in grado di “irritare gli occhi, seccare l’epidermide, causare danni al sistema nervoso e sono potenzialmente cancerogeni“ spiega il regolamento europeo sulle sostanze negli inchiostri. Morale della favola: quasi nessuno dei colori comuni potrà essere utilizzato.

Un duro colpo per tutto il settore che nel nostro Paese ad esempio conta 5mila aziende con un 13% di italiani che ha almeno un tatuaggio sulla pelle. O come Lalì Juarez, “salvata” dai tatuaggi dopo una grave ustione. Sostituire i prodotti che arrivano principalmente dall’America in così poco tempo non è assolutamente facile. “Non potremo svolgere pienamente la nostra attività, perché di fatto saranno consentiti soltanto il bianco e il nero – si duole il presidente dell’AssociazioneTatuatori.it Ugo Eliseo Giuseppin – . Una questione annosa, di cui si iniziò a parlare nel 2013 e che, in tutto questo tempo, non si è riusciti a rendere né chiara e né semplice. Una norma, oltretutto, lacunosa, a differenza della precedente, perché non impone più che nell’etichetta dei pigmenti sia indicato che il prodotto è sterile e la sua scadenza“.

Ma c’è di più: “Esiste una questione interpretativa – sottolinea Giuseppin – : se non posso utilizzare prodotti che non superino lo 0,1 per cento di determinati pigmenti, a parte il fatto che con questa diluizione non colorano affatto, per ottenere l’effetto desiderato posso ripassarli 20 volte e rispettare allo stesso tempo le regole: una contraddizione. E’ come se per non far ubriacare le persone proibissero i super alcolici e non il numero di birre che si possono bere. E poi mi domando se sia giusto considerare tossiche nella stessa misura tutte le molecole soggette a restrizioni. Esistono evidenze scientifiche che dicano che oltre lo 0,1 per cento sono tutte tossiche oppure è giusto ipotizzare che alcune lo siano allo 0,1 e altre al 2 per cento o più?“.

“Altra faccenda incomprensibile – prosegue – è il concetto stesso di tossicità collegata alle date a partire dalle quali alcuni prodotti si bandiscono: perché, infatti, se il pigmento ‘Blu PB 15:3’ e il ‘Verde PG 7’ sono dichiarati tossici non vengono tolti immediatamente dal commercio e, per farlo, si aspetta, invece, il 2023? Se questi due colori sono tossici vanno proibiti subito, perché attendere?… Per dare ai produttori più tempo per la loro sostituzione nonostante gli stessi abbiano evidenziato alla Commissione europea la loro insostituibilità? Non lo capisco io, e questo è facile, oppure le norme sono imperfette e inapplicabili. Certo, si è fatto poco perché il Regolamento fosse chiaro e lo dico anche e soprattutto per i nuovi tatuatori, i quali cosa vuole che ne sappiano dopo appena 90 ore di corso per fare questo lavoro? Una mia triste previsione? Molti tatuatori saranno spinti a lavorare nel underground – conclude – con buona pace della sorveglianza sanitaria, del gettito fiscale e contributivo!”.

Altre voci contro non si sono fatte attendere, in primis dalla Germania e dall’Austria, paesi in cui è partita un’interrogazione parlamentare presentata a Bruxelles, nella quale si sottolinea che la misura è a scopo precauzionale non esistendo un’evidenza di quanto realmente possano essere dannosi i colori. Mentre il Council of European Tattoo Associations ha presentato una petizione internazionale per chiedere all’Ue una proroga per gli operatori. Le regole sono state decise per dare indicazioni più chiare sulle sostanze che si possono impiegare per tatuare la pelle, cercando di mettere ordine in un ambito finora poco normato e con non pochi rischi per la salute.

Erano state decise alla fine del 2020 dopo un lungo processo di revisione delle sostanze impiegate negli inchiostri dei tatuaggi, lasciando quindi ai produttori un anno di tempo per adeguarsi e modificare le tipologie di pigmenti utilizzati. Sembra però che questa fase di adeguamento sia piuttosto indietro. Nell’attesa – per quanto riguarda il mondo dei tattoo – torna l’epoca del bianco e nero.