Texas, nuova legge impedisce alle donne incinte oltre la sesta settimana di abortire

Il decreto che calpesta i diritti delle donne sta facendo discutere tutto il mondo. Il presidente Biden attacca la Corte Suprema che non l'ha bloccata: "questa sentenza scatena un caos costituzionale"

In un momento in cui i fatti in Afghanistan ci ricordano il trattamento riservato alle donne sotto la Sharia, dall’altra parte del mondo, in quello che dovrebbe rappresentare il paese occidentale per eccellenza, il gentil sesso vede ancora oggi calpestati i suoi diritti. Dal primo di settembre infatti, in Texas, è entrata in vigore una legge contro l’aborto che sta facendo discutere l’America e il mondo intero. Secondo questo decreto infatti sarà vietato interrompere la gravidanza dopo le prime 6 settimane, periodo in cui le future mamme potrebbero ancora essersene all’oscuro, senza eccezioni per stupri o incesti. La Corte Suprema, spaccata con quattro dei nove giudici contrari, non ha fermato la corsa della legge, scatenando la dura reazione del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden: “Negli Usa l’aborto è legale da oltre 50 anni, questa sentenza scatena un caos costituzionale permettendo a privati cittadini di denunciare fornitori di servizi sanitari, familiari che sostengono una donna nel suo diritto di scegliere dopo sei settimane, o anche un amico che la porta in macchina alla clinica”. Poi il presidente rincara la dose: “Completi sconosciuti ora potranno interferire nelle decisioni più private e di salute personale che affrontano le donne, e sono incentivati a farlo con la prospettiva di guadagnare 10mila dollari”.

Anche gli osservatori dei diritti umani delle Nazioni Unite hanno condannato fermamente lo stato del Texas per questa legge, sostenendo che essa violi il diritto internazionale, negando alle donne il controllo del proprio corpo e mettendo in pericolo le loro vite. Secondo il diritto internazionale infatti, i governi possono regolamentare l’interruzione volontaria della gravidanza, ma non sono autorizzati a farlo in un modo che metta in pericolo la vita delle donne, le sottoponga a dolore o sofferenza fisica o mentale, le discrimini o interferisca arbitrariamente con la loro privacy. Melissa Upreti, presidente del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla discriminazione contro le donne e le ragazze, ha criticato la nuova legge definendola “una discriminazione strutturale di sesso e genere nella sua forma peggiore” e ha aggiunto che la legislazione potrebbe creare un mercato nero che ricorrerà a procedure non sicure che potrebbero rivelarsi fatali. Un enorme passo indietro per tutte le donne d’America, in particolare per quelle texane.