Thailandia, isola felice dove il tema dell’identità di genere non si discute, si vive e basta

Nel paese asiatico la parità fra generi è un dato consolidato, che si vive giorno per giorno. La chirurgia per la riassegnazione di genere, fra le più evolute, ispira il turismo medicale. Se sorteggiate per il servizio di leva, le persone transgender ora possono chiedere l'esonero, ma c'è chi come Naritsara, spera di essere arruolata

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Transfobia? In Thailandia non esiste da trent’anni. E in Italia?

Lavorano in banca, nei centri commerciali, al mercato, negli uffici finanziari. Sono integrate, apprezzate, ammirate: le persone transgender in Thailandia fanno parte della società “ordinaria”, sono considerate persone comuni.
Una fotografia di normalità che è essa stessa anomalia, in un mondo governato da discriminazioni e pregiudizi di cui sono spesso vittime le persone che LGBTIQ.

Il Regno di Thailandia è considerato da molti un’isola relativamente felice per le persone transessuali e per chi non si identifica nel genere assegnato alla nascita.

L’identità di genere, nel Paese, è un tema considerato persino superfluo, non se ne parla: si vive.
La differenza culturale con l’occidente e altri paesi si vive anche nel mondo dello spettacolo, aspiranti “Miss Tiffany” competono nel più importante concorso di bellezza per persone transgender del mondo, organizzato dal 1984 in Thailandia, uno show seguitissimo in tutto il Paese.

Partecipano persone che non si riconoscono nel sesso maschile assegnato alla nascita, e non è necessario aver completato un percorso medico di transizione, un tema che è oggi dibattito in Italia, all’interno della discussione delle modifiche sulla legge contro l’omotrasnfobia.

Persone transgender e servizio militare: un dibattito di buon senso

Oltre alla competizione di Miss Tiffany, le persone transgender fanno parlare di sé ogni anno al via degli arruolamenti militari, gestiti nel Paese tramite un sorteggio in cui vengono estratti cittadini nati uomini tra i 21 e i 26 anni.
Tra i cittadini estratti capita frequentemente che vi siano persone transgender, che, dopo anni di dibattito, finalmente oggi possono chiedere l’esclusione dal servizio militare (le foto delle file di uomini nelle caserme insieme alle ragazze transgender fanno ogni anno il giro del Paese), ma accade anche che qualcuna richieda di poter sostenere il servizio militare, è il caso di Naritsara, studentessa della provincia di Phutsanulok che  tuttora sta combattendo per poter essere arruolata.

Chirurgia e assistenza ospedaliera per la riassegnazione di genere

La Thailandia è considerata il luogo più avanzato per poter accedere ai trattamenti che riguardano la riassegnazione di genere. Il Paese è pioniere nel turismo medicale (oltre 300.000 turisti-pazienti ogni anno) e la riassegnazione di genere è una delle prestazioni ricercate da pazienti occidentali.
La qualità dell’intervento rappresenta infatti tutto per la persona transgender: un intervento mal riuscito potrebbe costringere il paziente a subire numerosi altri interventi correttivi, aumentando stress e costi nei pazienti.

Alessandro, italiano: “Qua conta chi sei e le scelte le fai”

Alessandro (nome di fantasia) è un cittadino italiano, ha effettuato parte dei suoi interventi in Thailandia, con assegnazione di genere maschile (da femminile). Ha trovato un Paese inclusivo e avanzato e ha deciso anche di investire acquistando una casa e un’attività commerciale anche per questa ragione: “in Thailandia non importa se sei uomo, donna, transgender, queer, l’importante è chi sei e le scelte che fai”.
Una lezione che viene da lontano, ma che riguarda anche il nostro Paese.