Tirar di spada e menar fendenti, è possibile anche “al buio”. Un casco innovativo per i campioni non vedenti di scherma

Dall'idea di un allenatore e le capacità tecniche di un ingegnere è nato uno strumento a infrarossi in grado di far "vedere" -attraverso un 'bip'- la distanza dall'avversario agli schermitori non vedenti. "È come dotarli di un senso in più"

Vivono al buio, ma non combattono certo ‘alla cieca’. Ma com’è possibile praticare uno sport in cui si maneggia un’arma senza avvalersi della vista? Sembra un’idea folle. Invece è una realtà: è la scherma per non vedenti. Nata nel 2011 come disciplina sperimentale, con un suo circuito di gare approvato dalla Federazione Italiana Scherma all’interno del settore paralimpico. Pochi anni dopo, dalla stagione agonistica 2014-15 sono state inaugurate anche le prime gare ufficiali integrate (cioè tra non vedenti e vedenti bendati).

Un’attività inclusiva, quindi, in grado di accogliere appassionati e atleti di qualsiasi età. Perché il fascino degli spadaccini passa attraverso le epoche: dai moschettieri, a Zorro, a Lady Oscar, ai cavalieri Jedi di Guerre stellari. E se tutti questi famosi personaggi fossero stati non vedenti o ipovedenti? Se per vederli nei film o nei cartoni animati bisognerà aspettare, gli schermitori non vedenti o ipovedenti, in questi 10 anni, hanno saputo dimostrare il loro grande potenziale e convincere tutti. Nessun circuito simpatia, ma gare vere per atleti veri. Assalti, affondi, stoccate, come in una qualsiasi incontro di scherma.

Per loro è prevista solamente la specialità della Spada: il bersaglio valido è tutto il corpo, ma le stoccate sono ‘valide’ solo se generate da azioni che partono dalla ricerca del ferro. Sta quindi all’arbitro stabilire se un punto è casuale e quindi da non assegnare. Tutti gli atleti gareggiano bendati, in modo da unificare la categoria, e si muovono su apposite strisce di metallo leggermente in rilievo apposte sulla pedana, che permettono loro di orientarsi. I Maestri accompagnatori possono dare indicazioni all’atleta circa l’avversario che sta per incontrare  prima dell’assalto e dispongono di appositi timeout per ulteriori comunicazioni. Durante l’incontro è richiesto silenzio assoluto, perché se gli atleti non possono vedere con gli occhi devono poterlo fare con gli altri sensi.

Ecco che dall’idea di un allenatore italiano, Giancarlo Toran, potrebbe nascere uno strumento che rivoluzionerà la disciplina. La notizia arriva da Saronno, in provincia di Varese, dove l’ingegnere programmatore Andrea Basilico sta sviluppando un casco sensoriale in grado di orientare gli spadaccini sulla pedana. Il suo nome, batfencer (dall’inglese bat – pipistrello) ricorda un po’ una parte dei costumi dei supereroi. In effetti, indossandolo, gli schermitori non vedenti sviluppano un superpotere che forse, nemmeno loro, pensavano di avere: la vista. No, ovviamente non compie miracoli. Ma, come spiega Basilico: “Il batfencer indica agli atleti non vedenti la distanza dall’avversario. È un casco dotato di sensori simili a quelli usate dalle automobili per il parcheggio. In cuffia vengono sentiti tanti più bip quanto è più vicino l’avversario”. Un modo insomma per ‘vedere’ non attraverso gli occhi ma attraverso l’udito.

La dimostrazione che un semplice ‘bip’, a volte, può fare la differenza. Lo sanno bene Laura Tosetto e Alessandro Buratti, atleti di scherma non vedenti tra i primi in Italia ad utilizzarlo in allenamento. Che spiegano come per loro la difficoltà maggiore non sia tanto nell’uso della spada quanto la percezione della distanza reale. “All’inizio con i primi prototipi facevo molta fatica a capire come funzionava – racconta Alessandro, campione italiano di categoria – dovevo sempre stare attento sui bip e non riuscivo a capire bene dove stavo tirando. Adesso invece il dispositivo è migliorato molto anche su questo aspetto”.

E i risultati, con impegno e costanza quotidiani, ma anche grazie all’innovativo strumento, un po’ per volta, arrivano. “È come avere la possibilità di dotare gli atleti non vedenti di un ‘senso in più’ – commenta il maestro Toran – siamo entusiasti e ci siamo dati da fare per cercare di realizzare questa idea. Adesso siamo già abbastanza avanti: il prototipo che i ragazzi stanno utilizzando verrà presto sostituito da una versione ancora più performante. Speriamo con quello di chiudere la fase sperimentale”.
Il casco sensoriale ad infrarossi, che sviluppa l’udito in pedana, ha un obiettivo: consentire anche agli schermidori ciechi di gareggiare insieme agli atleti normo vedenti. Perché lo sport possa diventare, ancora di più, un posto dove l’integrazione la fa da padrona.