“Togliti tutto”: una ragazza costretta a spogliarsi all’esame della patente perché islamica

La denuncia di Sara Qasmi Arrigoni, 25enne trentina originaria del Marocco, vittima di una perquisizione umiliante e discriminatoria nella sede della Motorizzazione civile di Trento

Sara Qasmi Arrigoni

Doveva essere solo un esame per la patente. Uno di quei ‘riti di passaggio’ dall’età adolescenziale a quella adulta che milioni di ragazze e ragazzi sognano fin da bambini. Avere la patente, diventare indipendenti negli spostamenti, non dipendere più da mamma o papà per uscire con gli amici. Ma per Sara Qasmi Arrigoni, più che rito di passaggio, si è rivelato un’esperienza dolorosa e umiliante. E razzista. “Mi sono fatta mille domande e l’unica risposta che mi sono data è che la perquisizione nei miei confronti è stata eseguita su base xenofobica ed islamofobica. Non c’è altra spiegazione. Poiché, nessuna delle altre donne è stata controllata né all’entrata né all’uscita”

La 25enne trentina, di origini marocchine, lo scorso 27 maggio si è recata a Trento per sostenere il quiz per il conseguimento della patente di guida. Ed è lì che, racconta lei stessa, è stata costretta da un’agente delle forze dell’ordine a denudarsi totalmente nel bagno della Motorizzazione civile, sotto i suoi occhi, per ragioni che ancora fatica a comprendere. Perché quel trattamento chiesto proprio a lei? Forse per il velo che indossava come sempre a coprirle i capelli?
Sara non sa darsi una risposta. Anche per questo decide di denunciare tutto alle autorità.

E poi di parlare dell’accaduto, in Questura e su alcuni giornali locali, e sceglie di rendere pubblica la sua vicenda anche sui suoi social. E racconta che, già prima della prova, al momento della registrazione, un esaminatore inizia a fare battute sul suo cognome, sbagliando a pronunciarlo e scriverlo, giustificandosi asserendo di “essere abituato a cognomi italiani”. Sara lascia correre, è agitata per l’esame. Si siede, spegne il cellulare e inizia il test. Ma si accorge ben presto che uno degli esaminatori continua a controllarla insistentemente. Solo lei.

Ma, come scrive nel post, arriviamo alla parte più seria. Dopo mezz’ora la 25enne finisce l’esame, si alza e fa per consegnare il suo badge. Le viene però intimato di non andarsene, di aspettare. Arrivano in aula due agenti, un uomo e una donna. Hanno già perquisito, in modo discreto come lei stessa ha potuto osservare, un ragazzo pakistano anche lui presente alla prova. A quel punto l’agente donna le chiede di seguirla nel bagno e, una volta lì, le chiede di spogliarsi. Confusa Sara si toglie il velo, pensando che vogliano controllare che sotto non vi siano auricolari. Ma non basta: “Con un tono arrogante e presuntuoso mi dice ‘ho detto di spogliarti’. Io ero un po’ terrorizzata se devo essere sincera, le chiedo però cosa stesse cercando. Il silenzio. Mi ha ignorata. Quel silenzio mi ha preoccupata. Le ho chiesto cosa volesse vedere di più quel che aveva già visto e la poliziotta ‘guarda signorina che quello che hai tu ce l’ho anch’io, non serve che nascondi nulla’ (ovviamente intendeva le parti intime). Io seriamente facevo fatica a comprendere la sua richiesta e le ho chiesto più volte di dirmi esplicitamente che cosa volesse scovare. E lei ‘tutto, devo vedere tutto, si tolga anche le mutande e il reggiseno’“.

La ragazza obbedisce, confusa, impietrita davanti a quelle richieste, senza avere la forza di ribellarsi. Poi, come se nulla fosse, l’hanno fatta rivestire. Ancora in stato di choc, subito dopo, Sara si è recata in Procura per denunciare il tutto. Anche il fatto che, oltre alle richieste fatte dal Carabiniere, non ha neanche ricevuto il verbale di perquisizione.

Dopo la sua denuncia, che ha suscitato enorme stupore e disapprovazione, una dirigente della Motorizzazione Civile di Trento ha provato a giustificarsi dicendo che, proprio in quei giorni, erano arrivate alcune segnalazioni di persone che si presentavano al quiz celando microfoni e auricolari. Per questo motivo erano stati intensificati i controlli.
Ma quello che ha subito Sara Qasmi va al di là di un semplice controllo. È stata umiliata. Perché? Le risposte le dovrà trovare l’autorità competente, quello che sa, però, è di essere stata discriminata.