Mailbombing contro il comune di Torino: per cambiare genere liste di attesa di almeno un anno

Non solo il Centro interdipartimentale disturbi identità di genere delle Molinette è completamente pieno, ma in tutta la città c'è solo un'endocrinologa per le visite richieste. E si libera nel 2023

Torino, storicamente in prima linea per i diritti della comunità Lgbtq+, sta perdendo il suo smalto arcobaleno. Punto di riferimento nazionale per le persone che vogliono intraprendere un percorso di transizione di genere, il Cidigem – centro interdipartimentale disturbi identità di genere pubblico – che risiede alle Molinette, a sud-ovest della città, è completamente full: ora e fino a un anno. Per le persone che – a Torino e in Piemonte in particolare – hanno deciso di compiere il decisivo e difficile percorso della transizione, i tempi sono quasi proibitivi. Il primo posto disponibile, infatti, si libera nel 2023. Tempi di attesa dilatatissimi che con ogni probabilità si traducono in un tunnel senza fine per chi vuole vedersi riconosciuto il diritto di essere uomo, donna e iniziare il percorso per la transizione di genere, che alle Molinette partirebbe dall’incontro con lo psicologo, con il medico e nel 97% dall’incontro con il chirurgo.

Il circolo Maurice durante un corteo nel 2021

Christian Ballarin, responsabile dello SpoT, sportello trans dell’associazione Maurice, spiega che “in questo tipo di terapie il fattore tempo è chiave: una volta assunta la consapevolezza di intraprendere questo percorso, c’è la volontà di iniziarlo nel più breve tempo possibile. E vedere frustrata questa possibilità diventa un ulteriore ostacolo“. Ma, come spiega sempre Ballarin, i pezzi persi dalla tradizione arcobaleno della città non finiscono qui. “E’ assurdo che in tutta la città di Torino non esista un professionista di endocrinologia che possa farsi carico di queste persone. C’è soltanto la dottoressa Giovanna Motta che già lo fa al Cidigem”, dice il responsabile. Dal momento che l’unica endocrinologa dell’Asl Città di Torino che da decenni si occupava di identità di genere è andata in pensione e non è stata sostituita. La visita endocrinologica è un passaggio chiave nel percorso della transizione, serve per evitare che il corpo possa risentire delle cure ormonali a cui ci si sottopone e monitorarlo.

Per sollevare il problema, nelle ultime settimane alcuni attivisti Lgbtq+ hanno organizzato un mailbombing nei confronti di Comune e Regione. A cui con una dichiarazione d’intenti ha risposto l’assessore alle Politiche Sociale del Comune di Torino, Jacopo Rosatelli: “Comprendiamo le difficoltà per la pandemia, ma le prestazioni sanitarie legate ai percorsi di affermazione di genere devono essere considerate servizi essenziali. Ed è importante che vengano colmate in modo strutturale le carenze di organico presso il Cidigem e presso i servizi territoriali dell’Asl Città di Torino”. Dopo aver incontrato gli attivisti, l’assessore Rosatelli ha chiesto un tavolo di confronto con l’assessore regionale alla Sanità, Luigi Icardi.