“Tra diversità e inclusione. Come saremo nel 2030? Il cambiamento è nelle mani dei cittadini”

Non solo buoni sentimenti. C’è bisogno di consapevolezza. I cittadini oggi sono più attente alla condizione di tutti coloro che sono considerati diversi, dalle persone con disabilità agli stranieri

La nuova Italia

 

“Nessuno ha la sfera di cristallo ma viviamo in una congiunzione astrale assolutamente favorevole nella prospettiva di una società più inclusiva nei confronti di ciò che è considerato diverso. Da un lato ci sono le istituzioni europee e nazionali che stanno riflettendo sul futuro e stanno investendo sulla sua costruzione attraverso i fondi del Pnrr, nella sfida di immaginare il domani. Dall’altro c’è il mondo delle imprese, che si sta muovendo ormai da diversi anni guidato da un nuovo senso di responsabilità sociale d’impresa. Fino a quindici anni fa circoscritto a iniziative di filantropia o a un miglioramento del rapporto con i propri clienti. Oggi vissuto in senso più olistico, con più attenzione e consapevolezza, passando dal principio che nelle imprese ci sono diversi portatori di interesse: dai lavoratori all’ambiente. E al centro del quadro, o della congiunzione, i cittadini che – sia pure con atteggiamenti un po’ selettivi a seconda dei soggetti coinvolti – sono molto più attenti alla condizione delle persone con disabilità, degli omosessuali, dei transgender, dei giovani, degli stranieri o di coloro che sono considerati diversi.

Alla domanda se tra dieci anni vivremo in un paese più equo, caratterizzato da una ripresa della dinamica demografica, dalla valorizzazione dei giovani, della popolazione straniera e delle categorie ai margini dell’attenzione come quelle dei disabili, rispondo che dipenderà soprattutto dai cittadini. All’Italia del domani per affrontare queste sfide in una logica inclusiva non basteranno infatti né le istituzioni, né le imprese, se i cittadini non diventeranno consapevoli delle loro responsabilità individuali nella costruzione di un futuro migliore. Per questo serve Luce!: non per appellarsi ai buoni sentimenti, ma per guidare i lettori verso la consapevolezza che attraverso i processi di inclusione, e percorrendo con convinzione la sua strada, potremo guadagnarci tutti”.

 

 

 

NANDO PAGNONCELLI è presidente di Ipsos, società leader in Italia nel settore delle ricerche demoscopiche. Insegna “Analisi della pubblica opinione” presso la Facoltà di Scienze Politiche e sociali dell’Università Cattolica di Milano.