Vincenzo De Caro: “Pregiudizi e ignoranza? Li ho sperimentati sulla mia pelle. La diversità ha tante sfaccettature”

Al Lumière di Firenze l'attore riscrive, con Claudio Spaggiari, il dramma di Annibale Ruccello, che diventa "Jennifer e Zoe". E racconta il travaglio del suo passato: "Pur sapendo che ero omosessuale mia madre continuava a chiedermi quando mi sarei sposato"

Due transgender che sul palco del teatro Lumière di Firenze si raccontano, tra riflessioni, risate e ricordi, cercando di trovare un senso alla vita e alla loro diversità. Jennifer e Zoe è il nome dello spettacolo che vede protagonisti, insieme e per tutto il tempo, gli attori Vincenzo De Caro e Claudio Spaggiari e che sarà in scena il 9 e 10 aprile alle 20.45. Prodotto dall’associazione culturale “FuoriScena”, l’omaggio è all’opera teatrale ideata da Annibale Ruccello, Le 5 rose di Jennifer, rappresentato per la prima volta nel 1980. In Jennifer e Zoe c’è qualche differenza, però, perché siamo di fronte a due figure più invecchiate e mature, rispetto al testo originale completamente riscritto da Spaggiari. “Quando Annibale scrisse Le 5 rose di Jennifer vivevamo insieme in una casa insieme ad altri amici – ricorda Vincenzo De Caro – e non si aspettava il successo che ha avuto”.

Vincenzo De Caro e Claudio Spaggiari portano in scena, al Lumière di Firenze, Jennifer e Zoe, un omaggio all’opera di Annibale Ruccello, Le 5 rose di Jennifer

Cosa è cambiato con questa riscrittura?
“La storia originale ha come protagonista una transgender ventenne. Io ho 66 anni, Claudio 67, non volevamo rendere ridicoli i personaggi e quindi abbiamo pensato di attualizzarlo in tutti i sensi. Poi Jennifer non sarà la sola ma la affiancherà Zoe, cosa che invece nello spettacolo di Ruccello c’è ma è un personaggio minore e si chiama Anna. Qui invece saremo sempre e solo noi due sul palco”.

Vincenzo De Caro

Jennifer e Zoe ripercorrono un po’ le tappe della loro vita, parlano di sogni e speranze, ma anche della difficoltà di essere sé stesse in questa società…
“Il nostro è un omaggio a Ruccello ma anche un testo di denuncia sull’ignoranza che c’è oggi nei confronti della diversità a 360 gradi. Ignoranza che causa tanto dolore, ad esempio, nei confronti di chi nasce in un corpo sbagliato, che non riflette la sua natura, e deve affrontare tutto questo. Ma la diversità ha tante sfaccettature. Penso a mia nipote autistica, che comunica attraverso la tastiera di un computer, e ricordo di quando lei chiese alla madre di aiutarla in qualche modo a uscire dal suo corpo per potersi esprimere meglio”.

Lei ha sperimentato l’ignoranza degli altri sulla sua pelle?
“Certo, ricordo per esempio che mia madre pur sapendo che ero omosessuale, continuava a chiedermi quando mi sarei sposato”.

Cosa le piace del personaggio di Jennifer?
“Il suo essere complicata. Mi ha colpito anche il fatto che, come lei, noi tutti aspettiamo il famoso principe azzurro, a prescindere se siamo in coppia o no. Aspettiamo quella persona che ci definisca in qualche modo, come Jennifer che aspetta Franco per tutto il tempo. E poi il fatto che la storia si dipani all’interno di un’abitazione mi ha ricordato il lockdown e la mia tendenza a preferire, ultimamente, vivermi più casa mia che uscire”.

Vincenzo de Caro nei panni di Jennifer

Oggi bisogna cercare un compromesso tra ciò che si è e quello che vorrebbe la società?
“Personalmente non ho mai accettato compromessi. È sbagliato sottomettersi a qualcosa e dimenticare chi si è realmente. Chi lo ha fatto, e ricordo tante transessuali a Firenze, poi ha finito con il suicidarsi. Fortunatamente sto notando, nonostante l’aumento di casi di violenza e bullismo, una certa apertura nelle giovani generazioni”.

Prossimi progetti?
“L’idea è quella di fare almeno uno spettacolo all’anno dedicato ai temi della diversità. Quello che ho notato è che a Firenze manca da tanto tempo un’identità dal punto di vista teatrale e anche una certa apertura mentale su tanti temi”.