Tratta di esseri umani, gli schiavi in Italia esistono ancora. Ecco chi e quanti sono

Nel mondo quaranta milioni di persone sono vittime della tratta di esseri umani. Ma cos'è diventata oggi la schiavitù? Chi sono gli schiavi oggi? E chi li riduce in questo stato?

Dai migranti al lavoro minorile, dalla schiavitù alla prostituzione. La tratta degli esseri umani è una tra le più gravi piaghe che ancora oggi distrugge la vita di milioni di persone in tutto il mondo, 40 milioni di persone per l’esattezza, secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO). “La tratta di persone è una ferita profonda, inferta dalla ricerca vergognosa di interessi economici senza alcun rispetto per la persona umana”. Così Papa Francesco, nell’Angelus di domenica 6 febbraio, ha voluto ricordare questo fenomeno, per non essere indifferenti nei confronti di tutte quelle persone che ancora nel 2022 vengono sfruttate e ridotte in schiavitù. Oggi, in occasione della Giornata internazionale contro la tratta, è Fabrizio Floris a illustrarci che cosa significa essere schiavi nel 2022. Nel suo libro “Il traffico delle vite. La tratta, lo sfruttamento e le organizzazioni criminali” (Franco Angeli), l’autore indaga sulla condizione delle vittime di tratta, provenienti in particolare dalla Nigeria. “Un fenomeno complesso con varie diramazioni – spiega il professor Floris – che, tuttavia, hanno un medesimo approdo: il marciapiede”.

In Nigeria il reclutamento delle donne a fini di prostituzione avviene in specifiche aree di Benin City e in villaggi rurali del Paese

Tratta degli esseri umani, cosa vuol dire essere schiavi oggi

Centocinquanta miliardi di dollari. Questi i profitti che secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro genera oggi la tratta degli esseri umani. Per il professor Floris la tratta degli esseri umani è un tema complesso che mette in connessione diversi fenomeni: prostituzione, migrazione, traffico di esseri umani, legislazione e contrasto. È un lungo e articolato processo durante il quale le vittime attraversano una serie di fasi (reclutamento, trasporto, sfruttamento e dismissioni), spesso in diversi Paesi. Le violazioni dei diritti umani a cui sono sottoposte le persone vittime di tratta comprendono la privazione della libertà, l’incolumità e la sicurezza, la mancanza di accesso all’assistenza sanitaria o ai servizi medici, l’istruzione e il contatto con le famiglie. E includono minacce, furto di documenti o proprietà, privazione illegale della libertà, agressione aggravata e/o sessuale, prostituzione forzata, stupro e morte. In sintesi, la tratta degli esseri umani è una gravissima violazione dei diritti umani e i trafficanti possono essere singoli individui, piccoli gruppi e organizzazioni che attivano complessi reti in grado di coinvolgere numerosi individui. Negli ultimi anni hanno preso sempre più piede queste forme di sfruttamento organizzato, delle vere e proprie associazioni di persone configurate come mafie.

Tutto inizia con la fase di reclutamento, che può avvenire secondo diverse modalità a seconda dei luoghi di provenienza delle vittime. Per esempio in Nigeria il reclutamento delle donne a fini di prostituzione avviene in specifiche aree di Benin City e in villaggi rurali del Paese. I reclutatori sono spesso persone conosciute dalle vittime e, infatti, un ruolo fondamentale nella fase di reclutamento è quello delle famiglie. I familiari spingono e inducono le giovani figlie a migrare per costruirsi un futuro lontano da miseria e povertà. Tuttavia, dietro al percorso migratorio si celano forme di ricatti e debiti da ripagare ai reclutatori con lo sfruttamento e la prostituzione. Questa forma “contrattuale” del debito delle ragazze nigeriane ha un nome, si chiama gbesé (debito). Si tratta di un prestito economico e morale, ineludibile se non con la morte, che migliaia di donne devono restituire all’organizzazione che le ha fatte arrivare nel mondo occidentale, in Europa, in Italia.

Nell’Est Europa le donne vengono reclutate molto spesso dai partner e dai compagni. Sia per quanto riguarda la tratta a scopo di sfruttamento sessuale sia per quanto riguarda la tratta a scopo lavorativo, di solito viene offerto alle vittime un lavoro legittimo e adeguatamente retribuito. Quasi sempre però queste offerte di lavoro avvengono attraverso un mix di ricatti psicologici, violenze fisiche e minacce che tengono ancora le vittime a una scelta inconsapevole: una trappola da cui difficilmente le persone sfruttate riescono a liberarsi. E tutto ciò può anche avvenire online: come spiega il professor Floris il reclutamento via web può avvenire, ad esempio, dalle piattaforme social dove vengono offerti alle vittime servizi completi che comprendono opzioni di lavoro, ma anche documenti per potersi spostare da un Paese all’altro.

Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro la tratta di esseri umani genera profitti per 150 miliardi di dollari

La storia di Faith: “Sono diventata una cosa”

Oggi la tratta degli esseri umani ha un punto fisico nevralgico: la Libia. Qui, come racconta il professor Floris nel suo libro, tutte le ragazze che sono nelle accoglienze dichiarano di essere state violentate. “A me è successo tante volte di essere violentata”, spiega Faith. Non solo violenze, ma anche “botte, torture, essere stati trattati come degli animali”. “Tutte le notte – racconta Faith – venivano in due a puntarmi la torcia in faccia e a violentarmi. In Libia sono diventata una cosa“. “Non ho pianto per le violenze sessuali subite, ma perché se non fosse per l’amore di Dio non sarei qui oggi”. E racconta: “Appena sono salita sulla barca il capo mi ha fatto scendere perché era troppo piena. Ho iniziato a piangere perché era da mesi che aspettavo di partire, ma poi quella barca è affondata e tutte le persone a bordo sono morte. Ringrazio Dio per avermi salvata, ma mi chiedo perché Dio ha scelto di salvarmi. Per questo piango”.

La storia di Joy: “In Italia mi hanno violentato. E la madame ha dato la colpa a me”

Ma le violenze non accadono solo in Libia. Racconta Joy: “A me è successo anche in Italia. Uno a Roma mi ha preso con la forza, mi ha violentata e poi non mi ha pagato. Quando sono tornata a casa la madame (ex prostituta diventata sfruttatrice, nda) mi ha detto: ‘forse tu hai fatto qualcosa, è colpa tua che non hai guardato bene la faccia che aveva, è colpa tua, dovevi capirlo dalla faccia che era una persona pericolosa’. Quindi per me la violenza è stata doppia”. Dopo tutte queste violenze, il soccorso in mare, l’arrivo in Italia appare salvifico: “Pensi ‘sono salva, il peggio è passato'”. Quando la madame – continua a raccontare Joy – “ti chiama, la vuoi raggiungere perché credi che quella persona ti cambierà finalmente la vita e così esci dal centro di accoglienza senza sapere che sei di nuovo in trappola… Tutto comincia di nuovo”.

Le nazionalità più attive in Italia nella tratta degli esseri umani sono quella nigeriana, seguita da quella romena, italiana, albanese e cinese

Come avviene la tratta degli esseri umani in Italia?

Nel marzo del 2021 il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno ha pubblicato un report sulla tratta degli esseri umani in Italia. Per il Dipartimento la tratta nel nostro Paese si realizza così: tutto parte dalle organizzazioni etniche, che pianificano o gestiscono lo spostamento delle vittime dal Paese di origine a quelli di destinazione. Poi ci sono le struture che nelle zone di confine, tra i diversi Paesi interessati dal viaggio, si occupano – su mandato delle organizzazioni etniche – di fornire documenti falsi, scegliere le rotte e le modalità di trasferimento. Alle stesse è affidato inoltre il compito di concentrare i clandestini, in attesa dello spostamento, in luoghi “sicuri”. Dopo il reclutamento e il trasferimento delle persone da sfruttare, la tratta si perfeziona con l’isolamento e la coercizione fisica o psicologica delle vittime il relativo sfruttamento nelle località prescelte. Le vittime sono spesso assoggettate attraverso la persuasione, l’asservimento, la sottrazione dei documenti, la minaccia di ritorsioni e di violenze, nonché pestaggi, sevizie, torture e violenze sessuali, oppure ricorrendo all’influenza psicologica dei riti magici a cui le vittime vengono sottoposte, al fine di terrorizzarle.

Chi c’è dietro alla tratta degli esseri umani in Italia?

Sempre secondo il report del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, le indagini condotte dalle Forze di polizia in Italia hanno evidenziato che le nazionalità più attive in Italia nella tratta degli esseri umani sono quella nigeriana, seguita da quella romena, italiana, albanese e cinese. Le vittime di tratta quasi sempre sono della stessa nazionalità dei propri aguzzini, con i quali condividono legami etnico-culturali.

  • Nigeriani. I nigeriani risultano attivissimi nella tratta e nella riduzione in schiavitù o servitù di giovani donne (in molti casi minorenni), nonché nel commercio di schiavi da sfruttare sessualmente o da impiegare nello spaccio di droga e per altri reati. La criminalità nigeriana evidenzia una collaudata metodologia operativa: periodicamente, grazie a una fitta rete di collegamenti e di referenti, vere e proprie quote di persone vengono trasferite in Europa per essere sfruttate. Le giovani nigeriane, dopo essere state adescate e allontanate dalle strutture di accoglienza per migranti, vengono spesso costrette dietro minacce e violenze alla prostituzione in strada o all’interno di abitazioni adibite al meretricio. Un dettaglio: qualora le prostitute nigeriane dovessero incorrere in una gravidanza verrebbero costrette ad abortire. I proventi di queste attività finiscono per lo più in Nigeria dove vengono impiegati per acquisti immobiliari o per continuare ad alimentare la stessa attività criminale o per finanziarne altre (traffico di sostanze stupefacenti, armi, frodi informatiche).
  • Romeni e albanesi. I criminali romeni e albanesi tendono ad avere una gestione autonoma della riduzione in schiavitù e della tratta di giovani donne dell’Est Europa. Le stesse vengono per lo più destinate allo sfruttamento sessuale in strada o nei night club. In altre circostanze le vittime vengono sfruttate in ambito lavorativo (nei cantieri edili e in agricoltura), nell’accattonaggio e in attività illegali, come lo spaccio di droga. Le ragazze adescate ai fini di prostituzione provengono di solito da famiglie povere e/o contesti di violenza domestica. Tra gli espedienti utilizzati dagli aguzzini, nel trasferimento da un Paese a un altro, c’è quello di dichiarare falsamente un legame di parentela con le vittime, specie con le ragazze minorenni.
  • Italiani. In Italia sono stati documentati rapporti tra imprenditori locali e sodalizi di matrice africana (magrebina e subsahariana) funzionali all’immigrazione clandestina, alla riduzione in schiavitù e alla tratta di persone da sfruttare nell’ambito lavorativo, specialmente nel settore agricolo. Le vittime vengono assoggettate a violazioni che vanno dal mancato rispetto delle norme giuslavoriste, fino alla riduzione in schiavitù. In tali contesti, al fine di ottenere il permesso di soggiorno in favore delle vittime, vengono avviate pratiche di assunzione fittizie, anche ricorrendo ad imprenditori italiani compiacenti.
  • Cinesi. Il traffico e la riduzione in schiavitù di persone è praticato anche dalla criminalità cinese. Le vittime vengono per lo più sfruttate, oltre che sessualmente, anche in ambito lavorativo. Di solito nei settori della ristorazione e dell’edilizia. La giornata lavorativa di una vittima cinese di tratta può durare dalle 10 alle 18 ore. E questo sfruttamento lavorativo può durare a lungo, fino a quando la vittima non avrà restituito le spese anticipate (dai familiari o dal “padrone”) per il viaggio.

Quanti sono gli schiavi oggi in Italia?

Secondo il report del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, nel 2020 le vittime censite dei delitti di riduzione o mantenimento in condizioni di schiavitù o servitù, della tratta di persone o dell’acquisto e alienazione di schiavi, sono state in totale 34. Nel 2016 erano 153, nel 2017 123, nel 2018 80 e nel 2019 85 vittime. In questo periodo di tempo i minorenni sono risultati per lo più oggetto dei reati di riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù (31, pari all’11% del totale) e della tratta di persone (31, il 26% del totale), rispetto al reato di acquisto e alienazione di schiavi (13, il 29,5% del totale). Nel 2020 le segnalazioni di persone denunciate/arrestate in Italia per i precedenti delitti sono state in totale 254. Erano 350 nel 2016, 462 nel 2017, 409 nel 2018 e 323 nel 2019.