Trecento femmine di tartaruga annegate su una spiaggia in Messico: colpa di reti fantasma

piccoli esemplari appartenevano a una specie classificata come vulnerabile dall' Iucn. Secondo le prime ipotesi, mentre stavano nuotando verso la costa per deporre le uova, le tartarughe sarebbero rimaste impigliate in “reti fantasma”

La spiaggia di Morro Ayuta, a Oxaca, si è trasformata in un cimitero a cielo aperto. Trecento piccole tartarughe marine, le Lepidochelys olivacee, sono state trovate morte probabilmente per annegamento sulla costa occidentale del Messico. Gli esemplari appartengono a una specie classificata come vulnerabile dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), dal momento che le tartarughe olivacee nidificano soltanto in un numero limitato di posti, tra cui la spiaggia di Morro Ayuta, dove le attività dell’uomo e la distruzione dei loro habitat già ostacolano la deposizione delle uova.

A riportare la notizia della strage è la Bbc, che – dopo aver intervistato un funzionario del ministero dell’Ambiente messicano – paventa una prima ipotesi: dal mare le tartarughe non sarebbero riuscite a risalire in superficie per respirare perché sarebbero rimaste incastrate in reti da pesca abbandonate in mare.

Ma c’è di più. Come ha riferito alla stampa locale l’esperto di tartarughe Ernesto Albavera Padilla: “Tutti gli esemplari trovati morti sulla costa sono femmine che stavano andando verso la spiaggia di Morro Ayuta per deporre le uova”: una tragedia, dunque, dentro la tragedia.

Non è la prima volta che a Oaxaca si compiono stragi simili per colpa delle cosiddette “reti fantasma” che, come spiega il rapporto Fao, fanno parte di quelle 640mila tonnellate di rifiuti presenti in mare. Reti che vengono abbandonate abusivamente per la pesca illegale, ma che molto più spesso sono il risultato di incidenti. Come riporta sempre il rapporto Fao, la maggior parte delle attrezzature da pesca infatti non viene deliberatamente abbandonata in mare, ma viene persa durante le tempeste, trasportata via da forti correnti o è il risultato dei “conflitti tra attrezzature“, che accadono ad esempio quando si pesca con le reti in aree dove sono già state sistemate sul fondo trappole in cui le nuove reti possono incagliarsi.

Il Messico dal 1992 ha vietato la cattura delle tartarughe marine, prevedendo pene severe per chiunque le uccida. Riguardo a quest’ultima strage, i funzionari del ministero dell’Ambiente messicano hanno dichiarato che la marina si unirà alle autorità ambientali per fare luce sulla morte delle tartarughe.