“Tutti a scuola”, la campagna di ActionAid tra Italia e Malawi. “Diamo un’alternativa alle gravidanze precoci e alle spose bambine”

Scuole chiuse, milioni di studenti senza istruzione e l'allarmante aumento delle spose bambine e delle gravidanze precoci. Sono i punti chiave da cui riparte la campagna solidale promossa dall'organizzazione umanitaria ActionAid per contrastare dispersione e povertà educativa in Italia e nel Sud del mondo. In occasione della Giornata internazionale delle bambine le testimonianze delle giovani dal campo in Malawi

La scuola riparte ma non per tutti. Un mese fa nel nostro Paese è suonata la campanella che ha riportato in aula, finalmente in presenza, circa 8 milioni di studenti.Un rientro tanto atteso che, però, non c’è stato per oltre 100 milioni di alunni nel mondo, per i quali le classi restano ancora inaccessibili. Tra lockdown, chiusure parziali o temporanee, negli ultimi 18 mesi a causa del Covid-19 bambini e adolescenti hanno trascorso in media 34 settimane (oltre otto mesi) lontani dai banchi, secondo l’Unesco.

Foto ActionAid – Reggio Calabria

Uno stop che ha avuto effetti collaterali gravissimi in termini di povertà educativa e abbandono scolastico, ma anche sui matrimoni forzati e le gravidanze precoci. L’emergenza sanitaria, insomma, ha intaccato profondamente il diritto all’istruzione, imprescindibile per lo sviluppo e la crescita delle generazioni future. “La crisi innescata dalla pandemia ha confermato, una volta di più, il legame strettissimo e drammatico tra povertà economica e povertà educativa – commenta Katia Scannavini, vice segretaria generale di ActionAid Italia –. Negare il diritto all’istruzione ai bambini e alle bambine significa precludere loro l’unica strada verso un futuro migliore. Per questo è necessario raddoppiare gli sforzi affinché nessuno resti indietro”. L’organizzazione, da anni impegnata in progetti a sostegno dei diritti fondamentali dell’uomo, ha deciso quindi di rinnovare il proprio impegno a favore dell’istruzione con la campagna “Tutti a Scuola!”, una campagna solidale attiva fino al 31 ottobre (si può donare tramite un sms o una chiamata da rete fissa al numero 45511). Per accendere i riflettori su questi temi inoltre, domenica 10 ottobre tra Milano, Roma e Napoli, i volontari di ActionAid hanno portato in 20 piazze “Dream Book”, un’iniziativa solidale giunta alla terza edizione dove era possibile acquistare “il quaderno che realizza i sogni dei bambini” e sostenere così “Tutti a Scuola!”. Alla quale danno anche il loro supporto alcuni testimonial speciali di ActionAid, tra i quali l’attrice Claudia Gerini, il gruppo comico dei The Jackal, la ginnasta Vanessa Ferrari, la marciatrice Eleonora Giorgi, l’allenatore della Nazionale di pallanuoto italiana Sandro Campagna, lo schermidore Daniele Garozzo e il velocista, campione olimpico a Tokyo con la 4×100 Filippo Tortu.

 

Il progetto in Italia

Se matrimoni forzati e gravidanze precoci possono sembrare lontani dalla nostra cultura e tradizione, tuttavia sull’impatto negativo delle chiusure delle scuole l’Italia non fa eccezione. Nel nostro Paese, come altrove, la pandemia ha accentuato fragilità pregresse e ampliato la forbice delle disuguaglianze. A pagarne il prezzo più alto sono stati i più vulnerabili, i minori provenienti da contesti socio-economici svantaggiati.

Foto ActionAid – Palermo

La campagna coinvolge circa 3mila studenti con l’obiettivo di contrastare la dispersione scolastica attraverso la riqualificazione di alcuni luoghi di aggregazione e partecipazione. Questi spazi si trovano all’interno di 4 plessi scolastici tra Bari (Istituto Ettore Majorana, istituti comprensivi Grimaldi-Lombardi e Don Milani nel quartiere San Paolo, un’area ghetto in prossimità del centro di Bari), Reggio Calabria (Liceo Gullì nei quartieri centrali di Modena e Arghillà, le scuole medie Telesio e Radice Alighieri), Milano (CIA Manzoni nel municipio 2, istituti comprensivi Madre Teresa di Calcutta e Via De Andreis nel quartiere Forlanini) e Palermo (Scuola media Borgese-XXVII Maggio, Scuola professionale Euroform e istituto comprensivo Sperone Pertini nei quartieri Pallavicino, Calatafimi, San Filippo Neri-ZEN), in aree caratterizzate da forte disagio sociale e un alto tasso di abbandono scolastico, ben al di sopra della media nazionale (13,1%) e dell’obiettivo europeo (10%).

Il progetto in Malawi

Nello Stato africano ActionAid costruirà aule al coperto e servizi igienici per la scuola primaria di Chikunkha, nel distretto settentrionale di Nsanje, con l’obiettivo di garantire un’istruzione pubblica di qualità a oltre 6mila alunni, costretti a fare lezione all’aperto dopo l’alluvione che nel 2015 ha reso inagibile gran parte delle classi.

Aleke Daniel. Foto: ActionAid

“Abbiamo scelto il Malawi perché è ciclicamente afflitto da fenomeni climatici estremi e disastri naturali gravi legati ai cambiamenti climatici” spiega Paola Maceroni, responsabile sostenitori di ActionAid Italia. Ultimo in ordine di tempo, il ciclone Idai nel 2019, che ha causato 22mila sfollati e ha distrutto gran parte delle scuole. I pochi edifici rimasti in piedi sono stati destinati all’accoglienza degli sfollati. “Un’emergenza di quel tipo produce danni talmente grandi che non si risolve nel giro di due settimane – continua Maceroni –. Le scuole, in media, stanno chiuse dai 2 ai 6 mesi. Poi c’è stata la pandemia e ha contribuito al prolungamento dello stop”. Una volta tornati sui banchi, secondo i dati del ministero dell’Istruzione locale, mancavano all’appello più del 40% delle studentesse.

Spose bambine e gravidanze precoci

Il motivo principale dell’assenza è legato ai matrimoni forzati e alle gravidanze precoci. Secondo le stime del governo, nel solo distretto di Nsanje, in 6 mesi sono state almeno 3mila le spose bambine e almeno 2mila le gravidanze in età pre adolescienziale. A livello nazionale invece, dall’inizio della pandemia le ragazzine che hanno avuto figli hanno superato quota 40mila, i matrimoni forzati oltre 13mila. “A causa del Covid-19 la mia scuola è stata chiusa. Sono rimasta a casa per molti mesi. Il mio papà allora ha deciso che dovevo sposarmi. Mia madre si è opposta. Anche io ho detto che non volevo”, racconta la 14enne Aleke Daniel, studentessa della Chikunkha.

Numeri di un fenomeno in aumento

La scuola primaria di Chikunkha. Foto: ActionAid

“Sono numeri che ci raccontano una forte situazione di disagio che ha portato le famiglie a una scelta drastica – commenta la responsabile dei sostenitori – ma ci tengo a dire che noi non giudichiamo mai la scelta di una madre, di un padre che decidono di dare in moglie le proprie figlie a quella giovane età (12/13 anni). In un momento di forte povertà, di carenza anche di prospettive future, il matrimonio delle bambine viene vissuto dalle famiglie come l’unico meccanismo di sopravvivenza”. Il Malawi, non a caso, è uno dei Paesi con il più alto tasso di matrimoni forzati al mondo, con circa il 42% delle ragazze sposate prima dei 18 anni e il 9% delle spose bambine minori di 15 (Unicef, End Child Marriage in Malawi). Eppure il Paese non rappresenta un caso isolato. È piuttosto l’emblema di un fenomeno ampiamente diffuso che la pandemia ha aggravato con conseguenze drammatiche su bambine e adolescenti. Nel mondo si stima siano 650 milioni le donne che hanno contratto il matrimonio prima dei 18 anni. E ogni anno 12 milioni di ragazze diventano mogli prima dell’età adulta (Unfpa, State of World Population Report – SoWP 2021).

La scuola luogo di incontro sociale

Alunne in Malawi. Foto: ActionAid

Ripristinare le scuole, questo progetto di ridare a quei bambini e a quelle bambine di quel distretto una struttura, è sicuramente uno strumento che aumenta il diritto all’istruzione, la formazione, ma che agisce anche su queste pratiche come i matrimoni precoci – prosegue Paola Maceroni –. La scuola non è solo educazione ma è anche formazione delle persone, delle bambine, delle studentesse che lì si organizzano in gruppi in cui possono condividere i problemi che hanno in famiglia o banalmente dire “I miei genitori stanno organizzando il mio matrimonio, voi che ne pensate?” e parlarne con un insegnante”. Il lavoro di ActionAid non si limita però alla sola ricostruzione. Ci saranno poi tutta una serie di attività, anche di advocacy, con le istituzioni locali, per evitare i matrimoni e le gravidanze precoci, per fare sì che si prendano la responsabilità di monitorare il fenomeno. Perché se nei governi c’è la volontà di cambiare lo status quo, spesso a mancare sono le risorse. L’attività di sensibilizzazione e informazione si sviluppa anche con le comunità e le famiglie stesse: “Non lo spieghiamo solo in modo ‘teorico’ ma lavoriamo con loro per dare delle alternative. Quindi li formiamo con nuovi sistemi ad esempio di coltivazione, introduciamo colture che magari sono più resistenti e insomma cerchiamo concretamente di dire a queste famiglie che c’è un altro modo per uscire da questa povertà, vogliamo coinvolgerle nei nostri progetti in modo che non debbano più fare questa scelta terribile”.

Paola Maceroni in mezzo ai bambini durante un progetto di ActionAid

Bambine, ragazze e mamme: il cambiamento parte dalle donne

“Spesso le bambine che escono da un matrimonio precoce o che riescono ad evitarlo, diventano nostre portavoci all’interno delle comunità. Sono un po’ le leaders nei girlclub, nei gruppi di studentesse, riportano la loro esperienza in modo che altre bambine possono identificarsi nella loro storia e prendere anche loro coraggio per denunciare la decisione dei genitori”, sottolinea l’operatrice di ActionAid.
Purtroppo non tutte le storie sono a lieto fine e l’impegno delle organizzazioni e dei gruppi comunitari spesso non basta. “Ma quelle magari che si sposano o hanno dei figli molto giovani cerchiamo comunque di reinserirle a scuola, in modo che non perdano anche loro la possibilità di formarsi, di trovare un lavoro”. I progetti di ActionAid nel distretto di Nsaje sono infatti a lungo termine, perché queste pratiche sono talmente insite nella cultura delle comunità che hanno bisogno di tempo per essere sradicate. “Anche per le mamme trovare il coraggio di dire di no o pensare una vita diversa per le figlie non è semplice – aggiunge Paola – perché magari sono assoggettate al marito.

Foto:ActionAid

Quando lavori sui diritti delle donne lavori affinché tutte abbiano voce in capitolo e possano dire la loro nelle decisioni sia familiari che anche della comunità”.
Per questo risultano ancora più importanti i gruppi di madri che si attivano tra di loro e “funzionano un po’ da antenne”, come una vera e propria rete sociale e solidale. Nei progetti però, ad essere coinvolte in prima battuta sono sempre le famiglie. Capita in alcuni casi, se i padri sono violenti o più ‘tradizionalisti’, meno aperti a cambiare atteggiamento o costumi, che siano le donne le interlocutrici privilegiate. Ma la decisione di dare o non dare una figlia piccola in sposa deve sempre arrivare da entrambi i genitori, per evitare ripercussioni future.”Sembrano sempre mondi lontani, ma invece quest’anno che abbiamo subito anche da noi la chiusura delle scuole, tutti ci siamo resi un po’ più conto di quanto la scuola sia importante – conclude Paola Maceroni –. È una cosa che davamo per scontata e invece, quando ci siamo ritrovati con le scuole chiuse, abbiamo capito che anche per noi non è solo ‘imparare a scrivere’ ma è socialità, è una rete che si crea e che i bambini hanno perso. E così, forse, abbiamo compreso anche un po’ di più quanto è fondamentale il diritto allo studio“.