Amelia: chiesti gli arresti domiciliari il medico che ha ucciso la moglie malata. La città si divide

L'aggravarsi della patologia alla base della decisione dell'anziano medico umbro di sparare alla donna. Per la procura: "Un gesto dovuto alla disperazione". La Casa delle donne: "Attenti a non giustificare"

“Non ce la facevo piu’ a vederla in queste condizioni”. Roberto Pacifici, il medico 80enne di Amelia arrestato la sera di Natale per aver ucciso la moglie, Emanuela Rompietti, gravemente malata, ha confermato al gip Simona Tordelli quello che aveva gia’ ammesso con il pm Barbara Mazzullo al momento dell’arresto: l’ha uccisa per la disperazione di vederla nelle condizioni in cui la malattia l’aveva ridotta. Lei donna vitale e socievole, ex maestra elementare molto amata in città, nei momenti di lucidità, ha raccontato il marito, chiedeva di farla finita. La notte di Natale il medico in pensione ha rivolto la pistola, regolarmente detenuta, contro la donna e ha fatto fuoco prima dell’arrivo di uno dei figli, che era in casa con lui, che lo ha disarmato e dato l’allarme. L’udienza di convalida si e’ tenuta in collegamento da remoto dal carcere di Terni, dove l’uomo è in custodia cautelare. Il suo legale, l’avvocato Francesco Maria Orsini, ha chiesto per l’assistito, anche in considerazione dell’età, una misura alternativa al carcere, ovvero i domiciliari a casa o in una struttura della zona.

Subito dopo l’arresto il medico aveva confessato davanti al pubblico ministero di aver ucciso la moglie la notte della vigilia di Natale ha ucciso la moglie  nella loro abitazione di strada Sant’Angelo, ad Amelia, in Umbria, bloccato dal figlio 45enne che avrebbe dato l’allarme. Nel corso dell’interrogatorio che si era svolto dopo il delitto, l’uomo si sarebbe detto “angosciato” dalla situazione in cui versava la moglie. Le condizioni di salute della donna sarebbero infatti degenerate nel corso dell’ultimo mese. E lei nei momenti di lucidità avrebbe più volte riferito di vedere calpestata la propria dignità di persona. Da qui sarebbe maturata la decisione del marito.

L’uomo l’avrebbe quindi colpita con un paio di colpi di pistola  – sembra legalmente detenuta – al petto, che non le hanno lasciato scampo. Nell’abitazione, al momento dell’omicidio, c’erano anche uno dei due figli della coppia, la compagna e una badante, che hanno poi dato l’allarme. Il corpo della donna è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria.

“È una tragedia che rattrista tutta la comunità, avvenuta in una giornata particolare che viene offuscata” commenta il sindaco di Amelia, Laura Pernazza. La quale conosceva personalmente la vittima e la ricorda, prima che la malattia prendesse il sopravvento, come una donna “sempre spiritosa e dalla battuta pronta”. Anche il medico era particolarmente conosciuto in città e in tutto il comprensorio amerino-narnese. Amelia è una città sconvolta da questa tragedia”. Le parole del sindaco Laura Pernazza, uscendo dalla messa di Natale, nel corso della quale anche il vescovo della Diocesi di Terni – Narni – Amelia, Francesco Soddu, ha ricordato l’ex insegnante uccisa a colpi di pistola dal marito nella notte tra il 24 e 25 dicembre.

“Una famiglia conosciuta e stimata, non solo nell’ambito professionale, una donna solare, socievole e giovanile” ha ricordato il sindaco. “Questa notizia ci addolora e sconvolge profondamente tanto più in un giorno particolare come quello di oggi” ha concluso. L’amministrazione comunale valuterà nelle prossime ore eventuali iniziative ufficiali.

Sui social nelle scorse ore è stato postato da più parti, rilanciato anche dalla Casa delle Donne di Terni, un lungo e commosso intervento, che accende un dibattito sulle delicate tematiche legate al fine vita (la proposta di legge sul suicidio assistito è stata approvata in commissione alla Camera, intanto il quesito sull’eutanasia aspetta il via libera) : lo firma un collega della vittima, Franco Lorenzoni. “Emanuela era una maestra elementare allegra, gioviale e spiritosa – si legge nel post – . Abbiamo lavorato insieme nella stessa classe per quindici anni e sono stati anni felici, perché con la sua vitale esuberanza sapeva sempre alternare proposte di studio impegnative a momenti di gioco e di divertimento. Il suo modo di fare era lieve e aveva la grande qualità di non annoiare i suoi allievi appesantendo il tempo della scuola”.

Ma nel post c’è dell’altro. “Emanuela aveva l’Alzheimer – si legge ancora –  e la sua malattia si era rapidamente aggravata negli ultimi mesi. Le dinamiche e i conflitti familiari sono spesso insondabili e insidiosi, ma presentare l’assassinio di una donna malata mettendo in primo piano esclusivamente le ragioni di un uomo esasperato, sembra giustificare il gesto di chi nega il diritto a vivere a chi soffre, e questo mi sembra intollerabile. In questo momento tragico e tristissimo mi commuove ricordare l’affetto, la vitalità e la grande generosità di cui era capace”.