Uccise il padre violento per difendere la madre. Assolto perché “il fatto non costituisce reato”

Alex Pompa aveva solo 19 anni quando decise di porre fine alla violenza, continua, assillante, di suo padre Giuseppe. Ma la giustizia gli ha dato ragione. La mamma: "La sua condanna l'ha già scontata"

La notizia è arrivata poche ore prima della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e non poteva essere migliore. Alex Pompa, il 20enne che uccise il padre violento a Collegno, comune nel torinese, è stato assolto in primo grado dall’accusa di omicidio volontario. “Il fatto non costituisce reato”. Questa la decisione della Corte d’Assise di Torino. E questa la decisione più logica, agli occhi della società, che nel guardare al giovane non poteva vedere certo un assassino, ma un uomo che ha agito in difesa della madre, contro il suo stesso padre, un uomo violento, ossessivo, che minacciava quotidianamente la moglie e i due figli. L’opinione pubblica, infatti, è sempre stata dalla sua parte, tanto che per questa profonda convinzione della sue innocenza un imprenditore edile del Trevigiano, l’80enne Paolo Fassa si è addirittura impegnato a sostenere le spese legali di Pompa. “Avevo sentito questa storia al telegiornale ed ero rimasto impressionato dal fatto che gli insegnanti spendessero tante buone parole per lui – ha commentato Fassa -. Così ho chiesto di parlargli. E ho avuto la conferma che è davvero un bravo ragazzo”.

La madre Maria Cutoia con il figlio Alex Pompa dopo la sua assoluzione (Ansa)

Il sangue versato, quel sangue che scorre anche nelle vene di Alex, non determina chi è. È l’educazione che gli è stata data, il suo carattere, la sua personalità a determinarlo. E ad avergli fatto scegliere di prendere in mano il coltello (anzi sei coltelli da cucina diversi), quella sera del 30 aprile 2020, per porre fine alla vita dell’uomo che stava distruggendo la sua famiglia. Trentaquattro fendenti per fermare Giuseppe Pompa, operaio di 52 anni che già diverse volte aveva alzato le mani sulla sua mamma e su suo fratello. Il pubblico ministero Alessandro Aghemo, colpito dalla vicenda, durante il processo aveva esternato la sua perplessità e si era infine dichiarato costretto chiedere la condanna a 14 anni di carcere, con l’accusa di omicidio volontario. Allo stesso tempo però aveva anche invitato i giudici a interpellare la Corte Costituzionale per una questione legata all’impossibilità di concedere la prevalenza delle attenuanti rispetto all’aggravante del vincolo di parentela. L’avvocato del 20enne, Claudio Strata, invece, ha respinto l’accusa parlando di chiara legittima difesa e portando a sostegno dell’assoluzione un messaggio del fratello di Alex, Loris Pompa, in cui già nel 2018 scriveva, riferendosi al padre: “prima o poi ci ammazza tutti”.

Dopo l’assoluzione in Corte d’Assise, Pompa, circondato dai familiari e dal legale, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai giornalisti. “Ci tengo a ringraziare questa corte” ha detto, dichiarandosi poi felice ma frastornato: “È tutto così strano, non ho avuto ancora il tempo per metabolizzare, voglio solo andare a casa, è stata una giornata intensa, pesante, solo a casa saprò metabolizzare”. La madre, Maria Cutoia, in lacrime ha detto di essere “contentissima” e ha aggiunto: “Finalmente, ce lo meritiamo, grazie a tutti”. Anche il fratello Loris ha voluto esternare la propria gioia, sottolineando quanto fossero stati difficili i mesi precedenti alla sentenza e gli anni vissuti accanto a quell’uomo violento, che difficilmente si poteva definire un padre: “Sappiamo quello che abbiamo vissuto, abbiamo visto l’inferno e la morte in faccia“.