Ucraina, donne transgender respinte al confine. Nel loro passaporto c’è scritto “maschio” e perciò non possono lasciare il Paese

"Una guerra nella guerra". Centinaia di ucraine stanno provando a mettersi in fuga dal conflitto, ma visto che nei loro documenti risulta il genere di nascita e visto che gli uomini dai 18 ai 60 anni sono obbligati a rimanere a combattere, le donne trans* non possono mettersi in salvo

“Una guerra nella guerra”. È ciò che sta affrontando la comunità Lgbt in Ucraina. Stando a quanto riferiscono alcune associazioni di beneficenza citate dalla Bbc, centinaia di donne transgender sono state respinte al confine ucraino mentre tentavano di fuggire dal Paese in guerra con la Russia. Il motivo? Nei loro passaporti c’è scritto ancora il nome e il genere di nascita e le regole attuali in Ucraina vietano ai residenti uomini dai 18 ai 60 anni di lasciare il Paese. Ciò significa che tutti coloro che hanno scritto “maschio” sul passaporto vengono automaticamente respinti al confine. In Ucraina, infatti, cambiare nome e genere sul passaporto richiede un lungo processo, che prevede anche diverse perizie psichiatriche. Questo induce molte persone che hanno cambiato genere a non andare fino in fondo alla pratica burocratica. Una delle principali associazioni di beneficenza transgender dell’Ucraina stima che ci sono centinaia di donne trans che tentano di fuggire, ma che il 90% di loro ha fallito, in quanto nel loro passaporto c’è scritta la parola “maschio”.

Zi Faámelu, una donna transgender ucraina di 31 anni che vive a Kiev (Foto tratta dal suo profilo Instagram)

Le storie di Zi e Valeria, la donne ucraine con scritto “maschio” nel passaporto

Questo è quanto ha anche testimoniato Zi Faámelu, una donna transgender ucraina di 31 anni che vive a Kiev. “Questo non è un posto molto adatto alla comunità arcobaleno – ha detto la donna in un’intervista a Cbs News -. La vita delle persone trans è molto desolante qui. Se nel tuo passaporto c’è scritto ‘sesso maschile’ non ti lasciano andare all’estero, non ti lasciano passare”. Secondo Human Rights Watch, il governo ha imposto alle persone transgender di sottoporsi a un’ampia perizia psichiarica e a un’intervento chirurgico di riassegnazione di genere per ottenere i nuovi documenti legali. “Non voglio passare attraverso tutto ciò – ha detto ancora Zi Faámelu a Cbs News -. È umiliante. Quindi ho deciso di tenere il mio passaporto, di tenere ‘maschio’ nel mio passaporto, e ora non posso lasciare questo Paese”.

Una manifestazione LGBTQ in Ucraina prima dell’inizio dell’invasione russa lo scorso 24 febbraio

Stessa storia riguarda Valeria Kolosova, una ragazza transgender ucraina di 24 anni. Intervistata a inizio marzo dalla Fondazione Thomson Reuters, la ragazza ha raccontato di aver lasciato la sua città natale, Kiev, per raggiungere la città di Leopoli, e da lì sperare di arrivare in Polonia. Ma la ragazza – racconta la Fondazione – è troppo spaventata per tentare il viaggio. “Non ho nemmeno provato perché temo che non mi permetteranno di fuggire a causa della legge marziale”, ha detto Valeria Kolosova alla Thomson Reuters, riferendosi alla regole secondo cui gli uomini di età compresa tra i 18 e i 60 anni devono registrarsi per la leva e non possono lasciare l’Ucraina. “Ma se rimango a Leopoli, non ci sarà speranza per una vira normale… Non vedo il mio futuro a Leopoli o a Kiev. Ho poche speranze”, ha detto la ragazza alla FTR.

Julia Maciocha, un’attivista del Warsaw Pride in Polonia: “Molti ucraini transgender lasceranno presto la Polonia. Qui l’omofobia esiste ancora”

Transgender discriminati in Polonia: “Qui l’omofobia esiste ancora”

Ma il problema non è solo uscire dall’Ucraina. Il problema sono anche i Paesi di arrivo. Secondo le ultime stime dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) gli ucraini che sono arrivati in Polonia dall’inizio dell’invasione russa, lo scorso 24 febbraio, sono già due milioni. Ai microfoni dell’organizzazione indipendente e no-profit National Public Radio (NPR), Julia Maciocha, un’attivista del Warsaw Pride in Polonia, ha dichiarato che la sua organizzazione si è subito mossa per aiutare i rifugiati ucraini, e soprattutto per proteggere le persone transgender da potenziali discriminazioni. “Non vogliamo – ha detto Julia Maciocha a NPR – che vengano tenuti in campi profughi o in grandi edifici o luoghi enormi dove non sono al sicuro perché ovviamente l’omofobia esiste ancora in Polonia. Vogliamo assicurarci che vengano collocati con persone che capiscano i loro bisogni”, ha dichiarato l’attivista. Per Julia Maciocha molti rifugiati ucraini Lgbtq lasceranno presto la Polonia. Maciocha ha infatti spiegato che probabilmente “si sposteranno nell’Europa occidentale, dove le leggi sono più amichevoli. Quindi quello che possiamo fare noi qui è solo accoglierli e aiutarli in primo luogo”.