Unione Europea-Ungheria è scontro frontale: Recovery Plan bloccato per la legge anti Lgbtqia+

Bruxelles adotta la linea dura contro Orban. La Von Der Leyen: "Utilizzerò gli strumenti della Commissione per difendere i valori fondamentali della Ue"

L’Ue non rimane a guardare.

Dopo la notizia dell’approvazione (e da oggi l’entrata in vigore) della legge contro la “promozione dell’omosessualità” in Ungheria, i più alti esponenti del Parlamento europeo si sono schierati apertamente in contrasto con la decisone del governo Orban. Il decreto in questione prevede il divieto di condivisione di un qualsiasi contenuto che promuova l’omosessualità o il cambio di sesso, in contesti pubblici come scuole e televisioni, a chiunque abbia meno di 18 anni.

La presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen, ha duramente attaccato l’operato del governo ungherese nel suo intervento al Parlamento Europeo di Strasburgo:

“Questa legge non serve alla protezione dei bambini. Viene utilizzato come pretesto per discriminare l’orientamento sessuale delle persone. Questa legge è vergognosa, viola i valori fondamentali della Ue. Per questa ragione utilizzerò gli strumenti della Commissione per difendere questi principi: non lasceremo mai che una parte della nostra società sia stigmatizzata a causa di quello che pensa, della loro etnia, della loro età, delle loro opinioni politiche o credi religiosi. Perché quando difendiamo parti della nostra società, noi difendiamo la libertà di tutta la società”.

Sale sempre di più dunque la temperatura nei rapporti tra lo stato guidato da Viktor Orban e Bruxelles. La Commissione infatti si appresta ad aprire una procedura d’infrazione contro la legge anti lgbtq e, per aggiungere pressioni sul primo ministro ungherese, la Ue ha per ora bloccato il Recovery plan magiaro da circa 7 miliardi di euro.

Ufficialmente, per la Commissione non sarebbe abbastanza chiara la destinazione dei fondi nel Pnrr di Orban ma è chiara l’intenzione di mettere alle strette Budapest per ottenere un’apertura sui diversi fronti di scontro aperti, tra cui quello dell’omotransfobia.

Le reazioni non si sono fatte attendere. In primo battuta è intervenuta la ministra della giustizia ungherese, Judit Varga, con un post su facebook:

“Prima che la campagna di fake news contro il nostro paese vi possa ingannare, chiariamolo: Bruxelles non ha rifiutato il piano di recupero dell’Ungheria. Al momento siamo in un dialogo costruttivo con Ue”. In coda al suo messaggio però la Varga conferma quanto ipotizzato da molti: “È vero che dopo l’adozione della legge sulla protezione dei minori, la Commissione ha avanzato nuove richieste, sia per quanto riguarda il Recovery sia per la legge in difesa dei minori. Bruxelles non può sottrarre all’Ungheria per nessuna ragione politica, ciò per cui il popolo ungherese ha lavorato“.

Anche dall’Italia sono arrivate parole di solidarietà verso l’Ungheria. È stata Giorgia Meloni infatti a strizzare l’occhio al governo magiaro:

“Fonti della Commissione fanno sapere che Bruxelles si appresterebbe a bloccare l’approvazione del Recovery Plan dell’Ungheria. L’ennesimo inaccettabile ricatto politico contro il legittimo governo di una nazione sovrana, reo di voler difendere le proprie prerogative previste peraltro dai trattati vigenti” Continua la sua invettiva la leader di Fratelli d’Italia: “Si riempiono la bocca di ‘stato di diritto’ ma poi violano trattati e regolamenti pur di colpire Viktor Orban. E lo chiamano europeismo”.

Il momento della resa dei conti appare sempre più vicino all’orizzonte. La posizione dell’Ue però è irremovibile: i diritti dei cittadini europei hanno la priorità su qualsiasi legge. A costo di andare allo scontro frontale con uno stato membro.