Un abbraccio dopo trent’anni: Li Jingwei ritrova la sua famiglia grazie ad un disegno

Il ragazzo cinese era stato strappato dalle braccia della madre quando aveva appena quattro anni. Dopo una vita intera però, è successo il miracolo che in pochi avrebbero potuto aspettarsi

Trent’anni fa, Li Jingwei aveva quattro anni quando un vicino lo rapì dal suo villaggio natale nella provincia cinese dello Yunnan e lo vendette a un trafficante di bambini. Oggi, divenuto adulto, Li è riuscito a riabbracciare la madre. E tutto questo non sarebbe potuto accadere senza l’ausilio della tecnologia.

“Sono un bambino che sta cercando di tornare a casa”, così Li si introduceva nel video postato su Douyin, app specifica per filmati. L’uomo ha in mano una mappa disegnata di suo pugno. Nel disegno, la rappresentazione del villaggio natale. La speranza del ragazzo cinese era che qualcuno potesse essere in grado di riconoscere quella cartina, rivelandogli il nome del suo villaggio.

Le immagini sono arrivate fino alla polizia postale cinese che è stata in grado si associare quel disegno ad un piccolo villaggio, nella provincia dello Yunnan, dove una donna tempo prima aveva denunciato la scomparsa del figlio.

Dopo il test del dna, la famiglia si è riunita sabato e le immagini sono davvero commoventi. Li Jingwei rimuove con cura la maschera del coronavirus di sua madre per esaminarle il viso prima di scoppiare in lacrime e abbracciarla. “Trentatré anni di attesa, innumerevoli notti a sognare e finalmente una mappa disegnata a mano dalla memoria”, ha scritto Li sul suo profilo Douyin. “Grazie a tutti coloro che mi hanno aiutato a ricongiungermi con la mia famiglia”.

Li era stato rapito vicino alla città sudoccidentale di Zhaotong nel 1989 e successivamente venduto a una famiglia che viveva a oltre 1.800 km di distanza, nel Guangdong. Dopo aver tentato senza successo di convincere i genitori adottivi a controllare i database del dna per rintracciare le sue origini, si è rivolto al web, diffondendo un video, condiviso migliaia di volte, in cui mostrava una “mappa della mia zona natale che ho disegnato a memoria”.

Non riuscendo a ricordare il nome del villaggio o il suo indirizzo, la ricostruzione di Li delle caratteristiche principali del villaggio, tra cui una scuola, una foresta di bambù e uno stagno, si sono rivelati dettagli cruciali per risalire al nome del paesino. “Conoscevo gli alberi, le pietre, le mucche e persino dove scorreva l’acqua”.

I rapimenti di bambini non sono rari in Cina, in una società che attribuisce grande valore all’avere un figlio. Molti vengono rapiti in giovane età e venduti ad altre famiglie, circa 20mila all’anno, secondo le stime. Nel 2021 ci sono stati numerosi casi di ricongiungimenti.