Un anno fa l’uccisione di George Floyd Biden invita la famiglia, ma la riforma della polizia resta lontana

Il presidente contava di avere la legge pronta per martedì 25 ma si presenterà a mani vuote

Un anno fa, il 25 maggio del 2020, moriva George Floyd. Un caso shock, documentato con un video impietoso di otto minuti e 46 secondi, che ha sconvolto l’America costringendola a fare i conti con l’uso eccessivo della forza da parte della polizia, il suo passato di schiavitù e un presente fatto ancora di razzismo. Per l’anniversario della morte del ‘gigante buonò divenuto volto del movimento Black Lives Matter il presidente Joe Biden riceve alla Casa Bianca la famiglia dell’afroamericano ucciso a Minneapolis dall’ex agente-carnefice Derek Chauvin, condannato dalla giuria e in attesa di conoscere la sua sentenza definitiva.

Per Biden si tratta di un appuntamento importante per ‘riunire’ gli Stati Uniti e gli americani dopo quattro anni di divisioni con Donald Trump e per provare a voltare pagina e mostrare il volto tollerante e aperto dell’America.  All’incontro però il presidente si presenta a ‘mani vuote’: l’attesa riforma della polizia è ferma in Congresso dove le trattative sono da giorni ormai in fase di stallo. L’obiettivo di approvarla per il 25 maggio, come sognato da Biden, è difficile e quasi impossibile nonostante le pressioni e le fughe in avanti dei singoli stati.

In attesa di regole federali, la procuratrice di New York Letitia James ha infatti proposto una stretta sull’uso della forza da parte delle forze dell’ordine: può esserci solo come “ultima risorsa estrema” dopo che tutte le altre alternative sono state provate.

Mentre l’America attende risposte, si susseguono gli incidenti che vedono la polizia protagonista. Un nuovo recente video shock ha mostrato come l’afroamericano Ronald Greene è stato assalito e linciato da un gruppo di poliziotti che cercavano di arrestarlo in Louisiana. Il caso risale al 2019 e alla famiglia di Greene venne inizialmente detto che il 49enne era morto in seguito a un incidente stradale. Il video e il referto del medico legale, emersi solo di recente dopo che le autorità hanno tentato di insabbiarli per due anni, ritraggono però una realtà ben diversa che alimenta il dibattito sull’uso della forza da parte degli agenti. C’è poi la morte di William Jennette e quella di Andrew Brown, l’afroamericano ucciso lo scorso aprile da un agente che gli stava notificando un mandato di perquisizione. Jennette era invece in un carcere del Tennessee nel maggio del 2020 quando è morto. Un filmato trapelato rivela che Jennette chiese aiuto, implorò gli agenti di fermarsi ma ottenne solo una presa in giro: al suo ‘I can’t breathe‘, non posso respirare, un poliziotto rispose deridendolo.

Insomma una lista lunga che continua a crescere nonostante l’anno di proteste seguito alla morte di Floyd che ha lasciato ferite ancora aperte in America.