Ruffino, “Un calice di genuinità. Senza nuocere all’ambiente e attenti a chi ci sta intorno”

Educazione al consumo del vino, "un prodotto glocale, il filo rosso che ha intrecciato nei millenni la nostra identità e ci ha abituato all’accoglienza e all’inclusività"

Comunicazione

 

L’attenzione gentile a cosa ci sta intorno, alle persone e all’ambiente, permea il mio modo di pensare ormai da diversi anni. Sento molto, e non è retorica, un ruolo da custode della bellezza di quello che ci è stato dato, dei luoghi che abitiamo e del futuro che lasceremo ai nostri figli. Per questo, quando è arrivata la proposta di far parte del comitato scientifico – io davvero piccolo al cospetto di un gruppo di persone esemplari per le loro attività e per i loro conseguimenti – vi ho visto una forte comunione di intenti che mi ha fatto subito abbracciare (ahimè ancora solo virtualmente!) il gruppo di lavoro di Luce!.

Mi occupo di comunicazione del vino per l’azienda vinicola Ruffino. Il vino è probabilmente la più virtuosa forma di interazione fra uomo e natura (l’uva, lasciata in pianta, andrebbe in acescenza…), costituisce un meraviglioso segno di incontro ed è un ponte di inclusività: una tavolata fra amici, un momento di relax a casa col proprio partner, un calice i cui profumi raccontano l’anima del luogo…quante affettuose storie e consuetudini virtuose emergono da una bottiglia di vino condivisa? Noi toscani del resto discendiamo dai raffinatissimi Etruschi – dei migranti peraltro, poichè molto probabilmente provenivano dall’Asia – che per primi introdussero la viticoltura in Italia e che amavano eleganti aggregazioni nel segno del bello e del buono; condividiamo inoltre lo stesso milieu della Firenze del Rinascimento, di Leonardo da Vinci e Caterina de’ Medici, dove l’uomo si è ritrovato al centro del proprio destino, con l’orgoglio dell’autodeterminismo e la possibilità di essere felici; abbiamo, infine, profonde radici nella civiltà contadina, quella del fiasco, del riuso, del pane sciocco e del non si butta via niente, del poco che diventa tanto.

Quindi, il vino è stato il filo rosso che ha intrecciato nei millenni la nostra identità e ci ha abituato all’accoglienza e all’inclusività. Ma, al contempo, il vino è una bevanda a contenuto alcolico e come tale deve essere trattato, rispettato e gustato (non voglio scrivere né consumato né bevuto) con estrema responsabilità. Non solo, è un prodotto “glocale”, amato internazionalmente e la sua produzione – dalla vigna alla cantina -, nonché la sua filiera distributiva, devono rispettare determinati parametri per non nuocere all’ambiente.

Quindi, l’inclusione e la diversità come ricchezza e non minaccia, l’educazione al consumo di bevande alcoliche, uno stile di vita ecosostenibile, infine anche l’uso di un linguaggio e una scrittura carezzevole, adeguata e appropriata, sono le tematiche su cui spero di poter portare un mio modesto contributo.

 

 

 

FRANCESCO SORELLIdirettore comunicazione e brand experience dell’Azienda vinicola Ruffino