Un pugno al pregiudizio: Irma Testa si racconta. “Per i campioni l’omosessualità è imperfezione”

Prima pugile italiana a partecipare ad un'Olimpiade a Rio, a Tokyo è stata addirittura di bronzo. Ma la vittoria più grande è stata parlare pubblicamente del suo orientamento sessuale: "Ora che la Irma atleta è al sicuro, la Irma donna può essere sincera"

Vola come una farfalla, pungi come un’ape“. Questa era l’immagine di Muhammad Ali del pugile perfetto. Un atleta capace di muoversi agile, veloce e leggiadro come una farfalla ma allo stesso tempo incisivo e pungente come un’ape. La perfezione però è una chimera irraggiungibile, un traguardo che solo chi si accontenta può toccare con man, e accontentarsi non è sicuramente una pratica comune tra i campioni che puntano a lasciare un segno nella storia.

Ne sa qualcosa Irma Testa, giovane pugile di Torre Annunziata, che dietro i suoi 167 centimetri per 57 chili nasconde una forza di volontà da gigante. A soli 22 anni Irma è già entrata nella storia del pugilato femminile italiano grazie al suo bronzo alle Olimpiadi di Tokyo 2020 ma già prima, nel 2016, era diventata la prima pugile italiana a partecipare ad una Olimpiade, in occasione dei Giochi di Rio. 

Oggi Irma, soprannominata “Butterfly” (farfalla in inglese) per la sua mobilità sul ring, ha vinto un altro incontro, forse il più importante della sua carriera: mostrarsi al mondo per chi è davvero, senza temere il giudizio altrui. “Parlare di orientamento sessuale nel mondo dello sport ha un valore speciale – attacca la campionessa campana – perché ai campioni si chiede di essere perfetti. E per molti l’omosessualità è ancora un’imperfezione. Per timore di intaccare la propria immagine tanti sportivi tacciono e si nascondono. Anche per me è stato così fino a pochi mesi fa. Ma quella medaglia di Tokyo è diventata il mio scudo: ora che la Irma atleta è al sicuro, la Irma donna può essere sincera”.

Così la medaglia di bronzo pesi piuma dei giochi di Tokyo2020 ha detto al mondo di essere lesbica, raccontando tutto il dolore e la sofferenza anche di chi le era affianco: “Mi è capitato di parlare, anche pubblicamente – racconta Testa – delle persone che ho amato cambiandone il genere. E questo mi ha dato dispiacere. Per me, ma soprattutto per loro che, leggendo ascoltando le mie parole, potevano sentirsi offese, ferite, invisibili”. Invece alla famiglia la verità non l’ha mai nascosta. “La prima volta che mi sono innamorata di una ragazza ho aspettato un pochino, per vedere che non fosse un fuoco di paglia, e poi l’ho detto a mia mamma. Non avevo nemmeno sedici anni. Lei l’ha presa con naturalezza. Pensavo non potesse capire, e invece ha capito. Mi ha detto: se sei felice, per me va bene. Non credo che lei la pensasse così in partenza – a Torre Annunziata, dove è cresciuta lei, e pure io, la mentalità non è aperta – ma penso che abbia allargato i suoi orizzonti per amore mio. E questo suo mettersi in discussione mi commuove”.