Una coppia texana è riuscita ad adottare un bambino ucraino pochi giorni prima dell’invasione

Theron e Kelci Jagge, una coppia di San Antonio, era in Ucraina per adottare il piccolo Ruslan, 4 anni, da un orfanotrofio di Donetsk. Quando la situazione è iniziata a precipitare la famiglia ha rischiato di rimanere bloccata e il piccolo, affetto da gravi malattie, di morire per mancanza di medicinali

Quello che è successo poco meno di 20 giorni fa a Kiev è qualcosa di molto simile ad un miracolo. E fa veramente strano parlarne adesso, con la guerra in Ucraina a fare da sottofondo alle nostre giornate. L’11 febbraio scorso Theron e Kelci Jagge sono saliti su un auto che li stava aspettando fuori da un orfanotrofio. Accanto a loro, sul seggiolino, è salito anche il piccolo Ruslan, il bambino adottato dalla coppia americana.

La corsa in ambasciata: missione visto

Theron e Kelci Jagge sono andati in Ucraina a fine gennaio per adottare un bambino in un orfanotrofio di Donetsk, nel Donbass

La macchina ha percorso a tutta velocità le strade della città, sorvolando i binari del treno e sfrecciando nel traffico in una folle corsa per raggiungere l’ambasciata degli Stati Uniti. La coppia era in una missione disperata per assicurare il visto al loro figlio adottivo prima che il personale dell’ambasciata venisse allontanato dalla capitale dell’Ucraina. I coniugi Jagge sono arrivati a destinazione mentre le porte si stavano già chiudendo, tanto che il loro autista e interprete ha dovuto convincere il personale dell’ambasciata a lasciarli entrare, come ha raccontato Theron al Washington Post. “Praticamente ci ha spinto dentro la porta e ha fatto in modo che ci prendessero”. Una volta elaborato in fretta e furia il visto per il piccolo, i genitori pensavano che il resto sarebbe dovuto andare liscio come l’olio.

Il divieto di partire

Ma purtroppo così non è stato. La coppia di San Antonio (Texas) era arrivata in Ucraina circa due settimane prima per adottare il piccolo Ruslan, 4 anni, da un orfanotrofio di Donetsk – la regione orientale tristemente nota alle cronache mondiali per essere una delle due zone rivendicate dai separatisti appoggiati (e riconosciuti) dalla Russia. La telefonata all’ambasciata per ottenere il visto e la corsa per prenderlo hanno segnato l’inizio del frenetico tentativo della coppia di lasciare l’Ucraina prima di una possibile invasione russa. All’inizio del 12 febbraio, Theron, Kelci e il nuovo membro della famiglia Jagge erano pronti a salire su un volo alle 6 del mattino, che li avrebbe riportati negli Stati Uniti. Ma quando i tre sono arrivati all’aeroporto, racconta l’uomo, le guardie di confine non li hanno lasciati passare. Invece, la famiglia è stata portata in un ufficio dove ai coniugi è stato detto che Ruslan non poteva lasciare l’Ucraina prima di altri 30 giorni, secondo i requisiti per l’adozione.

La paura di rimanere bloccati

I coniugi Jagge con il piccolo Ruslan

In quei giorni circa 130mila truppe russe erano già ammassate fuori dai confini del Paese, mentre i funzionari statunitensi mettevano in guardia su un’imminente invasione, ha riferito il Washington Post. Solo poche ore prima che i Jagge arrivassero all’aeroporto con loro figlio, il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan, aveva detto a tutti gli americani in Ucraina di “partire il prima possibile“. “Se rimanete (in Ucraina) vi assumete dei rischi, senza alcuna garanzia che ci sia poi un’altra opportunità per andarsene, e nessuna prospettiva di un’evacuazione militare da parte degli Stati Uniti nel caso di un’invasione russa”, aveva aggiunto Sullivan.Per la famiglia texana però, la minaccia più imminente non era solo quella della guerra. Ruslan infatti ha una paralisi cerebrale e la sua salute “si stava aggravando”, ha spiegato Theron. Il bambino aveva la febbre e la polmonite e soffriva anche di gravi sintomi di astinenza da farmaci che gli erano stati dati all’orfanotrofio. “A quel punto eravamo davvero preoccupati di rimanere senza medicine per lui”, ha detto il papà, ricordando come ci fossero “molte cose che si stavano accumulando contro di noi”.

L’attesa e la speranza

Nell’ufficio all’aeroporto dove la famiglia è stata ‘rinchiusa’ per molte ora ci sono state tante discussioni: le guardie di frontiera hanno detto alla coppia che il loro bambino avrebbe dovuto rimanere in Ucraina per un altro mese, nonostante Theron e Kelci Jagge sostenessero che il requisito era stato derogato a causa delle condizioni sanitarie di Ruslan e che gli agenti di frontiera stavano leggendo male i documenti. Ma gli agenti sono stati inamovibili, continuando a ripetere: “La nostra decisione è definitiva”. Dopo sette ore, avendo ormai perso il volo, la famiglia è tornata in un appartamento in città. “È stato allora che abbiamo capito che la crisi si stava intensificando”. Ai residenti era stato infatti consigliato di fare scorta di acqua e provviste in caso di interruzioni di corrente. Nell’attesa i Jagge hanno deciso di  contattare un avvocato, il quale si è detto disposto a discutere il loro caso con le guardie, avvertendoli però che avevano solo il 50% di possibilità di successo.

Il ritorno a casa

La famiglia Jagge, di San Antonio, Texas: Theron e la moglie Kelci con i due bambini, una femmina di 11 anni e il piccolo di 3. Presto li raggiungerà anche Ruslan, adottato dalla coppia in Ucraina

In quello che la coppia di San Antonio ha definito un miracolo, la trattativa ha funzionato. Il 14 febbraio infatti il legale è riuscito far autorizzare Ruslan a lasciare il Paese. A quel punto però i voli per uscire dall’Ucraina erano sempre più difficili da trovare, così i Jagge sono riusciti a prenotarne uno per Istanbul e da lì poi la famiglia è ripartita per gli Stati Uniti. Una corsa contro il tempo vinta quasi all’ultimo minuto, visto che 10 giorni dopo le truppe russe hanno invaso l’Ucraina e sono iniziati gli attacchi alle città, tra cui la capitale Kiev. Il piccolo Ruslan, che i genitori hanno immediatamente portato in ospedale una volta arrivati a casa, ora si trova in unità di terapia intensiva e “sta migliorando molto”. Una volta dimesso il piccolo si riunirà ai Jagge e ai loro altri due bambini – una di 11 anni e uno di 3 – per iniziare finalmente la sua vita in una famiglia vera. Intanto il suo papà, pur felice di essere riuscito a portare il suo bambino sano e salvo a casa, continua a pensare agli 80 bimbi dell’orfanotrofio da cui lui e sua moglie hanno adottato Ruslan, anche perché la città dove si trova la struttura, Kramatorsk, è stata più volte oggetto di bombardamenti, secondo BuzzFeed e il New York Times. Ripensando ai giorni trascorsi l’uomo dichiara: “Se dicessi che è stato qualcosa di diverso da un miracolo, mi prenderei in giro da solo. Avremmo dovuto essere ancora lì. Non c’è ragione per cui saremmo dovuti realisticamente uscire da lì. Eppure ce l’abbiamo fatta”.