Una nuova speranza per le donne con tumore al seno: la Cleveland Clinic (Usa) sperimenta un vaccino

Un siero che invece di intervenire sulle cellule tumorali già diffuse nell'organismo vuole prevenire l'insorgenza delle stesse, soprattutto in donne che pur non essendo malate, corrono il rischio di sviluppare la forma più aggressiva di carcinoma mammario

Se la prevenzione rimane la prima arma di difesa, nella lotta al tumore al seno servono passi avanti anche nella ricerca e nella medicina, per combattere quella che in Italia è la patologia oncologica che colpisce più frequentemente le donne. Nel 2020, infatti, nel nostro Paese sono state stimate circa 55mila nuove diagnosi e 12.500 decessi, mentre nel mondo sono oltre 2 milioni i casi e 685.000 le vittime. Sono i numeri che emergono dagli studi scientifici esposti durante ESMO 2021, da cui si evince comunque che la sopravvivenza delle donne potrà notevolmente aumentare in futuro.

In questo senso una nuova speranza, che presto potrebbe diventare realtà, arriva da un vaccino. I ricercatori statunitensi della Cleveland Clinic hanno annunciato a fine ottobre scorso di aver avviato la prima sperimentazione clinica per testare un siero contro il tumore al seno triplo negativo, il più aggressivo tra i carcinomi mammari. Questa forma rappresenta circa il 12-15% di tutti i tumori al seno, solitamente colpisce le donne di età inferiore ai 50 anni ed è più comune tra le persone afroamericane (che hanno addirittura il doppio di probabilità di svilupparlo) e in quelle che presentano mutazioni a carico del gene Brca1.

Il nome “triplo negativo” deriva dal fatto che non presenta nessuno dei tre recettori che si trovano tipicamente sulla superficie delle cellule di altri tumori mammari, bersagli ‘privilegiati’ delle terapie farmacologiche. Per le persone a cui è diagnosticato non funziona nessuno dei trattamenti medici attualmente indicati per gli altri tipi di carcinoma – la terapia ormonale o la terapia farmacologica specifica – e di conseguenza sono costrette a sottoporsi a mastectomia. Risulta evidente, quindi la necessità di trovare una miglior strategia di prevenzione e di trattamento sanitario di questa forma tumorale, per scongiurare interventi chirurgici invasivi e prognosi infauste. Motivo in più per cui l’annuncio del vaccino risulta davvero significativo.

L’idea di utilizzare vaccini diretti contro i tumori non è nuova, in realtà, ma finora i dottori si erano concentrati nel fornire un tipo innovativo di terapia rivolta a tumori già in crescita. Quello in via di sperimentazione a Cleveland, invece, vuole intervenire in maniera preventiva, prima dell’insorgenza delle cellule tumorali. Il rischio maggiore, in questo senso, è rappresentato dal fatto che le molecole di cui sono costituite queste cellule fanno parte dell’organismo umano e intervenendo su di essere si potrebbero innescare complicanze di natura autoimmune. Per ora è previsto che alla sperimentazione partecipino tra le 18 e 24 donne, che sono state trattate per il carcinoma mammario triplo negativo negli ultimi tre anni e potrebbero essere soggette a recidive.

Tre dosi somministrate a due settimane di distanza, e se i risultati saranno quelli attesi, “verrebbe somministrato a donne sane per impedire loro di sviluppare il cancro al seno triplo negativo, la forma di cancro al seno per la quale disponiamo dei trattamenti meno efficaci”, dichiara Thomas Budd, principal investigator della sperimentazione. “Questa strategia vaccinale ha il potenziale per essere applicata ad altri tipi di tumore – ha aggiunto Tuohy -. Il nostro programma di ricerca traslazionale si concentra sullo sviluppo di vaccini che prevengano le malattie che affrontiamo con l’età, come i tumori al seno, alle ovaie e all’endometrio. In caso di successo, questi vaccini hanno il potenziale per trasformare il modo in cui controlliamo questo tipo di  tumori e migliorare l’aspettativa di vita in un modo simile all’impatto che ha avuto il programma di vaccinazione infantile”.