Una studentessa musulmana sfida gli estremisti indù che vietano l’hijab nei college indiani

Un video della 19enne Muskan Khan che affronta una folla di uomini è diventato virale: le hanno urlato di togliersi il burqa e lei ha risposto inneggiando in in arabo "allahu akbar"

Il video della protesta di Muskan Khan, 19 anni, che resiste coraggiosamente a un gruppo di estremisti indù fuori dal suo college, nello stato indiano meridionale di Karnataka, è subito diventato virale. Tanto da venire ripreso anche dai media internazionali. Il suo è diventato il volto della resistenza contro il divieto di indossare l’hijab nei college, l’immagine di questa giovane donna, che sfida a viso aperto un drappello di uomini per difendere la propria fede, è rimbalzata sui siti di mezzo mondo. “Voglio anche dire a tutte le ragazze là fuori: difendete i vostri diritti, non abbiate mai paura”.

Le ‘gesta’ della 19enne arrivano nel bel mezzo di un mese turbolento per lo Stato, dove molti college gestiti dal governo sono diventati veri ‘campi di battaglia religiosi‘ dopo che è stato imposto un codice di abbigliamento uniforme all’interno delle classi. Un’imposizione che ha scatenato le accuse da parte delle donne di fede islamica, che hanno denunciato di essere state espressamente prese di mira per aver indossato l’hijab. Nell’ultimo mese, poi, molte studentesse musulmane, come Muskan Khan, si sono sedute fuori dalle loro aule, protestando per il loro diritto all’istruzione indossando il loro velo. “Sono stata fermata fuori dal cancello del mio college da un gruppo di uomini indù che mi ha chiesto di togliermi il burqa immediatamente. ‘Nikal burqa (togliti il burqa)’, mi hanno detto in modo molto maleducato. Questo mi ha fatto ribollire di rabbia”, racconta la giovane.

Molte studentesse hanno protestato, fuori dai college indiani, contro il divieto di indossare il velo islamico

Nel video si vede la studentessa che affronta la folla di estremisti, cantando a gran voce, in arabo, “Allahu akbar” (Dio è il più grande). “In quel momento – raconta – quando ho pronunciato il nome di Allah ad alta voce, mi ha dato così tanta forza che tutto il mondo lo ha sentito. In futuro punto a diventare avvocato, ma per ora voglio solo portare a termine la mia istruzione”. Per rappresaglia allora, intere folle di indù si sono radunate fuori dai college per attaccare le ragazze musulmane, arrivando persino a violenti lanci di pietre e ad issare la bandiera color zafferano simbolo della supremazia indù. Per placare la crisi lo Stato ha quindi deciso di chiudere tutte le scuole superiori e i college, ed è stato anche imposto il divieto di radunarsi in pubblico – popolarmente noto come “Sezione 144” – entro un raggio di 200 metri dagli istituti scolastici fino al 22 febbraio.

“L’hijab è un nostro diritto fondamentale”, recita un cartello di protesta delle studentesse musulmane

Nell’India a maggioranza indù è comune per i musulmani, che costituiscono il 14,2% della popolazione (che in totale conta 1,3 miliardi di persone), indossare indumenti legati alla loro fede. In tutto il mondo, l’hijab è stato oggetto di controversie, come in Francia, dove alcune leggi proibiscono di indossare l’hijab in vari contesti e ha scatenato numerose polemiche, o in Sri Lanka, dove una proposta di vietare del velo ha innescato la paura di ulteriori persecuzioni musulmane. L’India, infatti, conta al suo interno la terza più numerosa popolazione musulmana al mondo –oltre 200 milioni–, superata solo dai paesi a maggioranza musulmana, ovvero Indonesia e Pakistan. Il governo del Karnataka è gestito dal partito nazionalista indù del primo ministro Narendra Modi, il Bharatiya Janata Party, e il loro risentimento per l’hijab è in linea con le loro crescenti politiche che privano i musulmani dei diritti, alimentano l’islamofobia e incoraggiano gli estremisti a discriminare le minoranze religiose.