Ungheria, il referendum sulla legge anti-propaganda Lgbt. Orbán si gioca il 4° mandato

"Vinceremo e fermeremo ai confini dell’Ungheria la follia gender che serpeggia nel mondo occidentale" ha detto il presidente uscente, che si candida a rimanere a capo del governo del Paese per la quarta volta

L’Ungheria si prepara al voto: domani, domenica 3 aprile, i cittadini sono infatti invitati alle urne per il rinnovo del Parlamento ma anche per esprimersi nel referendum sulla legge che impone il divieto di propaganda Lgbt. Se la la vittoria del premier uscente Viktor Orbán è data praticamente per scontata, nonostante il calo di gradimento per il suo partito testimoniato dai sondaggi, tanto che si parla, ormai da settimane, di un vero e proprio voto confermativo sulla sua persona, il tanto temuto momento della verità sui diritti queer è arrivato, anche se sembra assurdo che possa accadere nel cuore dell’Europa.

Folla alla parata dell’orgoglio LGBT a Budapest il 24 luglio 2021. (AFP)

La legge contro la “promozione dell’omosessualità”

A giugno 2021 il Parlamento ungherese ha approvato (con 157 voti a favore e solo uno contrario) un emendamento proposto dal partito di estrama destra Fidesz, che vieta la condivisione di qualsiasi contenuto che promuova l’omosessualità o il cambio di sesso, in contesti pubblici come scuole e televisioni, a chiunque abbia meno di 18 anni. La nuova norma, ha detta del premier, ha come scopo ufficiale quello “di garantire la protezione dei diritti dei bambini. La pornografia e i contenuti che raffigurano la sessualità fine a se stessa o che promuovono la deviazione dall’identità di genere, il cambiamento di genere e l’omosessualità non devono essere messi a disposizione delle persone di età inferiore ai diciotto anni” e questo tipo di contenuti, vietati ovviamente nelle scuole e nei luoghi di educazione, così come nelle pubblicità, potrà essere trasmesso in tv solo ed esclusivamente tra le 22 e le 5 del mattino.

L’Ungheria si spacca: il Parlamento approva la legge “anti propaganda lgbtq” mentre nelle strade il pride richiamai migliaia di cittadini

Come riporta Gay.it, anche in un momento tanto buio per i diritti civili, c’è una nota di colore riguardante proprio questa legge – la notizia aveva destato un ampio scandalo ai tempi–: infatti l’ex europarlamentare Jozsef Szajer, autore del testo liberticida e tra i fedelissimi di Orbán nel partito, è stato arrestato nel 2020 a Bruxelles per aver violato le restrizioni anti-coronavirus partecipando a un festino gay con altri 24 uomini. Sì, avete capito bene, un festino gay. Quando si dice il karma…

Proteste e minacce

Immediate erano state le proteste di piazze (ma anche su palcoscenici internazionali come i Gp di Formula1 e le partite dell’Europeo di Calcio) contro quella che viene definita una “legge anti propaganda Lgbtq”, e la presa di posizione della Commissione Europea, che nei confronti dell’Ungheria ha minacciato sanzioni e ripercussioni economiche. I toni dello scontro, ormai aperto, si erano alzati con l’annuncio di Orbán: “Ora Bruxelles chiede emendamenti alla legge sull’istruzione e alla legge sulla protezione dei minori. Cinque anni fa c’è stato un referendum. E c’è stata la volontà comune del popolo di impedire a Bruxelles di obbligarci ad accoglierei migranti. Li abbiamo fermati allora, possiamo fermarli ora“. Qui il video della dichiarazione del presidente ungherese del luglio scorso:

Il referendum

Chiamato ora a valorizzare le sue decisioni dal punto di vista popolare, Viktor Orbán si gioca il quarto mandato anche (e soprattutto) sul referendum. Una chiamata alle armi di stampo quanto mai omotransfobico, in un momento in cui, a causa della Guerra in Ucraina, alcuni leader europei dello stesso stampo chiamiamolo tradizionalista e ortodosso – per non definirlo apertamente discriminatorio – vengono riabilitati grazie al loro intervento sul fronte profughi.  “Proteggeremo le nostre famiglie: un padre è un uomo, una madre è una donna e lasciate stare i nostri figli” ma anche “Vinceremo e fermeremo ai confini dell’Ungheria la follia gender che serpeggia nel mondo occidentale” sono alcuni dei claim che ha tuonato Orbán negli scorsi giorni davanti a quasi 100mila persone in uno degli ultimi comizi elettorali. Intanto però l’organizzazione All Out, che si batte in difesa dei diritti umani di tutt* coloro che rientrano nelle comunità LGBTQIA+, insieme a una coalizione di organizzazioni ungheresi guidate da Háttér Society e Amnesty International Ungheria, nella serata di mercoledì 30 marzo ha illuminato un palazzo della capitale Budapest con un’enorme proiezione in cui si invitava a votare scheda nulla al referendum.

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L’enorme proiezione dell’organizzazione All Out per invitare i cittadini ungheresi a votare scheda nulla

Gli ungheresi, domenica 3 aprile, si troveranno davanti questi 5 quesiti:

  1. Sei a favore dello svolgimento di presentazioni negli istituti di istruzione pubblica che introducano i minori a temi sull’orientamento sessuale senza l’autorizzazione dei genitori?
  2. Sei a favore della promozione di trattamenti di riassegnazione di genere per i minori?
  3. Sei a favore che trattamenti per la riassegnazione di genere siano messi a disposizione dei minori?
  4. Sei a favore che ai minori vengano mostrati, senza alcuna restrizione, contenuti media di natura sessuale in grado di influenzare il loro sviluppo?
  5.  Sei a favore che ai minori vengano presentati contenuti multimediali che mostrino la riassegnazione di genere?

L’organizzazione no profit ha anche aperto una petizione – già oltre le 85.600 firme – per invitare l’Unione Europea a “intervenire immediatamente e usare tutti gli strumenti a sua disposizione per costringere il governo ungherese a ritirare questa legge” si legge sul sito alla pagina dedicata. “Questa non è la prima volta che le famiglie arcobaleno e i loro figli sono sotto attacco in Ungheria: nel 2020, il Parlamento ha votato una legge che impedisce, di fatto, alle coppie gay di adottare bambini, limitando la possibilità di adozione alle coppie sposate. Come Stato membro dell’Unione europea, l’Ungheria si è impegnata a rispettare i diritti umani dei suoi cittadini. Approvando questa legislazione ha chiaramente violato questo impegno e deve subirne le conseguenze”.