“Uno spazio per vivere i sentimenti”: Ma.ma, la casa rifugio per le detenute a Rebibbia

Ventotto metri quadri, interni in legno, immersa nel verde. E tutta rossa, come un cuore pulsante. La casa rifugio realizzata dall'architetto Renzo Piano insieme ai borsisti del progetto G124 è un posto sicuro dove le detenute potranno incontrare le loro famiglie e iniziare a ripensare il loro futuro

Si chiama “Ma.ma – Casa per l’affettività e la maternità“, è tutta rossa, con il tetto a punta, come quelle delle fiabe. Interni in legno, 28 metri quadrati di struttura, immersa in un giardino di magnolie e melograni e circondata dai cespugli di ribes pensati per i bambini, si presenta come un luogo da dove ricominciare, dove il “vissero felici e contenti” possa trasformarsi in realtà.

G124 Fondazione Renzo Piano. Foto: Alessandro Lana

Si tratta della casa-rifugio realizzata da Renzo Piano nella sezione femminile del carcere di Rebibbia: uno spazio offerto alle detenute per trascorrere un po’ di tempo con le proprie famiglie e soprattutto coi figli per ricominciare a pensare al futuro. Inaugurata il 19 ottobre scorso, è “modesta nelle dimensioni, grandiosa nelle ambizioni”, spiega l’architetto. Le donne che attualmente si trovano a scontare una condanna nel carcere romano sono 320, ma in Italia, in generale, rappresentano il 4% della popolazione carceraria. Gli istituti femminili però sono solo cinque in tutto il Paese e la casetta rossa è solo uno dei modi per coprire questi ‘buchi’ nel sistema. E, si spera, un punto di partenza simbolico per sviluppare progetti simili. “Una scintilla in un tema complesso come quello delle carcere, ma – ha sottolineato Piano – le scintille contano”.

 

 

Il progetto, realizzato in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma e la Facoltà di Architettura, nasce infatti dall’idea secondo cui “il carcere non deve essere punizione e vendetta, piuttosto un luogo in cui si cambia“. Il senatore a vita e noto architetto, nella sua lunghissima carriera, non ha mai progettato un carcere, ma “il tema mi ha sempre attratto, come quello della sanità, dell’università, della scuola”, ha dichiarato.

G124 Fondazione Renzo Piano. Foto: Alessandro Lana

“Sono i luoghi della civiltà, quelli dove i riti civili trovano spazio”. Allora la casetta rossa diventa davvero un luogo simbolo, dove le detenute possano riappropriarsi di un futuro al di là delle sbarre attraverso il contatto con i loro cari. “Uno spazio per vivere i sentimenti“, suggerisce ancora Renzo Piano, che ha realizzato il progetto insieme ai tre giovani architetti Tommaso Marenaci, Attilio Mazzetto e Martina Passeri, borsisti del suo progetto del G124, coordinati dalla professoressa Pisana Posocco. La costruzione era già terminata nel 2019, ma poi il lockdown causato dalla pandemia ne ha rimandato l’inaugurazione. Ora finalmente l’apertura tanto attesa: qui, spiega la direttrice del carcere Alessia Rampazzi, saranno ospitate a rotazione le detenute “alle quali verrà offerta qualche ora di normalità” con le rispettive famiglie.