Vaccino Covid, ai Paesi a basso tasso di sviluppo consegnato un terzo delle dosi promesse

La campagna di solidarietà internazionale stenta a decollare. La denuncia di Openpolis: dovevano essere un miliardo e mezzo, ma alla fine sono stati donati solo cinquecento milioni di fiale

Dovevano essere un miliardo e mezzo, alla fine ne sono stati consegnati solo cinquecento milioni. Secondo la fondazione indipendente Openpolis, la campagna di solidarietà internazionale per la consegna di vaccini anti Covid ai Paesi a basso tasso di sviluppo stenta a decollare: a due anni dall’inizio della pandemia, infatti, in pratica solo un terzo delle dosi annunciate (il 31,3%) è stata effettivamente consegnata.

Secondo Openpolis, solo un terzo dei vaccini anti Covid che erano stati promessi ai Paesi a basso tasso di sviluppo è stato consegnato (Foto Agi)

Eppure, già all’inizio dell’emergenza, nel 2020, fu lanciato Act-A, acronimo di Access to Covid-19 Tools – Accelerator, un programma nato sotto l’egida dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) con l’obiettivo di sviluppare, produrre e distribuire in modo equo i test, i trattamenti e i vaccini per il Covid-19. Nel gennaio 2021 l’Oms aveva annunciato un accordo internazionale per fornire almeno 2 miliardi di dosi di vaccino anti-Covid entro la fine dell’anno.

Solo che questo impegno, accompagnato da un acronimo altisonante, come spesso accade, si è subito rivelato un miraggio, tanto che a dicembre dello stesso anno la previsione si era già ridimensionata a 1,4 miliardi di vaccini. E alla fine, in due anni, è stato consegnato appunto un terzo delle dosi di vaccino annunciate.

Al programma Covax ( la missione che destina dosi di vaccino ai paesi che non hanno sufficienti risorse per l’acquisto e la loro distribuzione, ovvero di 92 nazioni con economie a basso reddito) è stata destinata in totale la somma di 13 miliardi di dollari in 2 anni, da parte dei donatori. Si tratta di numerosi Paesi ad alto e medio tasso di sviluppo, ma anche di organizzazioni private come le fondazioni riconducibili al magnate statunitense Bill Gates, il comitato Unicef e diversi colossi multinazionali.

Bill Gates, 66 anni, ha donato 257 milioni di dollari per la campagna vaccinale anti Covid destinata ai Paesi a basso tasso di sviluppo

Sempre secondo Openpolis, gli Stati Uniti hanno stanziato il 34,3% del totale delle risorse a disposizione dell’acceleratore Act dal 2020 fino all’inizio del 2022. Una cifra pari a 6,6 miliardi di dollari. La somma raccolta da donatori privati è pari invece a 1,1 miliardi. Il più rilevante è senza dubbio la fondazione Bill & Melinda Gates (449 milioni di dollari di cui 257 destinati alla campagna vaccinale), seguito da Unicef National Committees (209) e Gates Philanthropy Partners, organizzazione che ha donato risorse per 119 milioni di dollari e che è riconducibile sempre al fondatore di Microsoft Bill Gates.

Gli Usa sono anche il Paese che ha consegnato più dosi all’Amc (206,3 milioni, rispetto alle 857,5 annunciate), seguiti dalla Germania (86,7) e dalla Francia (55,1). Al febbraio 2022 l’Italia ha consegnato 38 delle 49,8 milioni di dosi annunciate.

Se analizziamo la relazione tra le dosi annunciate e quelle effettivamente consegnate dopo due anni di pandemia, rileviamo tuttavia come la Danimarca sia la nazione ad essere andata più vicina all’impegno precedentemente preso. Il paese nordeuropeo, infatti, ha consegnato l’83,1% delle dosi annunciate. Anche altri Paesi hanno un’alta percentuale di dosi consegnate su quelle annunciate: Repubblica Slovacca (78,6%), Italia (76,3%) e Repubblica Ceca (73,7%). Mentre Nuova Zelanda e Hong Kong hanno recapitato meno del 10% dei vaccini promessi.

Ci sono infine alcuni Paesi che pur avendo annunciato la donazione di ingenti dosi di vaccino, non ne hanno mai né finanziato né consegnato una. Si tratta di Australia (60 milioni di dosi annunciate), Brasile (27 milioni), Corea del Sud (4,8 milioni), Emirati Arabi Uniti (1 milione) e Macao (400mila).