“Vietato vestirsi da prostituta”: a Terni l’ordinanza del sindaco leghista finisce al centro delle polemiche

l provvedimento che prevede sanzioni da 200 a 500 euro per chiunque in alcune vie della città indossi un “abbigliamento indecoroso o indecente” fa infuriare l’opposizione: “Non siamo a Kabul”

Il sindaco di Terni, Leonardo Latini, ha prorogato fino al 2022 un’ordinanza, già firmata a luglio, che vieta di indossare “abbigliamento indecoroso o indecente in relazione al luogo ovvero di mostrare nudità, ingenerando la convinzione di esercitare la prostituzione”. Il provvedimento, che stabilisce sanzioni da 200 a 500 euro per chiunque scelga questo tipo di abbigliamento, riguarda sette strade della città umbra che sarebbero diventate nell’ultimo periodo il centro di un “radicato giro di prostituzione”. Quanto debba essere corta la minigonna o profonda la scollatura non è dato saperlo.

Leonardo Latini, sindaco di Terni

Quel che è certo è che l’ordinanza antiprostituzione del sindaco leghista lascia intendere che chiunque indossi abiti “indecorosi” o “indecenti” sia equiparabile di fatto a una prostituta di professione. In più, che cosa si intenda per “indecoroso” o “indecente” è lasciato alla decisione delle forze dell’ordine. “Stiamo conducendo una battaglia contro la prostituzione”, si difende il sindaco Latini, che per questa scelta però è stato travolto dalle critiche. Prima dai banchi dell’opposizione, poi dai salotti televisivi si leva infatti la polemica. “Non siamo in Afghanistan, ma in Umbria – dichiara la senatrice Emma Pavanelli del Movimento 5Stelle –. Il sindaco di Terni emana un’ordinanza che impone alle donne il divieto di abbigliamento provocante, pena l’equiparazione a prostitute”. Per la Pavanelli le soluzioni della Lega sono grottesche e offensive per la tutela del territorio ternano: “Invece di trovare soluzioni ai problemi della città e risollevare l’economia, il sindaco vuole eliminare la prostituzione vietando minigonne e scollature e limitando la libertà delle donne. Una decisione ridicola e grave che ci fa capire a che livello è arrivato il partito di Salvini, un livello medioevale, omocentrico e privo di idee“.

Sulla stessa linea, il giudice di Cassazione Angelo Socci, che tuona: “È roba da Medioevo”. Mentre Federico Burgo, vicepresidente dell’associazione Terni Valley, argomenta: “Siamo in una società antica e patriarcale, oltre che paternale. Come sempre a rimetterci sono le donne, e un ideale di abbigliamento che non solo non è chiaro (sono quindi vietate le gonne? E di quale lunghezza? Sono vietate le scollature, e di quale profondità?), ma va a ledere la libertà individuale in nome di un decoro tanto ridicolo quanto anacronistico”.

Au Salon de la rue des Moulins – Henri de Toulouse-Lautrec, 1894

A cui fa eco il coordinamento donne della Cgil di Terni: “Come al solito si colpevolizza la donna e non si determinano politiche per contrastare il fenomeno della prostituzione. La mercificazione del corpo femminile è un tema culturale a cui vanno contrapposti pensieri e azioni contro la disparità di genere. Sul tema della prostituzione sarebbe stata auspicabile una riflessione sullo sfruttamento sessuale, sul maltrattamento fisico e psicologico delle donne, considerando che l’80% di quante si prostituiscono è vittima della tratta“.
Il sindaco ternano si è difeso dicendo che l’ordinanza non prevede “nessun divieto di minigonne o scollature, ma solo l’intenzione di fornire alle forze dell’ordine uno strumento per intervenire e impedire fenomeni odiosi come lo sfruttamento della prostituzione”. All’interno dell’ordinanza (che potete leggere a questo link) sono inoltre elencati come comportamenti vietati anche “saluti allusivi, atteggiamenti di richiamo, invito” così come “le manovre pericolose o di intralcio del traffico stradale” per chi è alla guida dell’auto, quindi potenziali clienti.