Vittima di razzismo in Giappone il judoka sudcoreano che ha eliminato l’azzurro Basile alle Olimpiadi

 An Chang-rim, fa parte della comunità coreana, discriminata nel paese del sol levante: privo di cittadinanza, non potè gareggiare a livello internazionale. Diventato campione il Giappone tornò sui suoi passi e cercò di ingaggiarlo, ma lui rifiutò. Ora sogna di battere in finale il fuoriclasse nipponico Shoei Ono e consumare il riscatto

An Chang-rim, in piedi nella foto, ha appena sconfitto l’azzurro Fabio Basile, alle sue spalle sul tatami

C’è una storia di razzismo dalle radici antche dietro il judoka sudcoreano An Chang-rim, che ha eliminato l’azzurro Fabio Basile al primo turno del torneo di judo categoria pesi leggeri alle Olimpiadi di Tokio.  L’italiano è stato sconfitto per waza-ari al golden shore dall’avversario, più volte campione del mondo.

An Chang-rim, numero 4 del ranking mondiale, porta sul tatami del Nippon Budokan una storia di discriminazioni e di voglia di riscatto.  Nato  nel 1994 nell’ampia comunità di coreani che vivono da due-tre generazioni a Tokio, An fa parte della comunità “zainichi”, composta dai coreani del sud residenti in Giappone: sono poco meno di mezzo milione e discendono dalla comunità stabilitasi in Giappone prima della seconda guerra mondiale, quando la Corea era colonia del paese del sol levante. Oggi la comunità rappresenta la minoranza etnica più rilevante del Giappone e vive una condizione abbastanza divisa tra l`integrazione, con molte persone di discendenza zainichi, e altre che lamentano discriminazioni e
razzismo.

Alcuni zainichi mantengono la nazionalità sudcoreana (o nordcoreana) e detengono in Giappone lo status di residenti permanenti. Altri hanno invece ottenuto la cittadinanza giapponese. In realtà, dopo la fine della seconda guerra mondiale, i coreani residenti in Giappone, così come i taiwanesi (Taiwan era l’altra colonia giapponese), si ritrovarono in un punto morto della legge, perché persero la nazionalità.

An fa parte della quota di zainichi che lamenta la discriminazione da parte della società nipponica. Individuato da giovane dalla nazionale giapponese come talento promettente, non ha potuto gareggiare a livello internazionale perché non naturalizzato.

In seguito, considerando anche i successi raggiunti, la nazionale nipponica si pentì dell’esclusione e cercò di reclutarlo, offrendogli un ingaggio economico, ma lui rifiutò.

Dal 2014 gareggia con la Corea del Sud e inanella vittorie e medaglie tra i pesi leggeri nei mondiali e nelle altre competizioni. An non si stanca di ripetere di avere un sogno: battere in finale il campione olimpionico in carica Shohei Ono, una vera leggenda di questo sport di cui il Giappone è la superpotenza. A Rio, nel 2016, l’impresa non gli riuscì: fu presto eliminato e tornò a casa in mani vuote. Mentre Basile vinse uno splendido oro. Oggi le parti fra An e l’azzurro si sono invertite. Ma An non si ferma: vuole vincere nella terra in cui vive ma non sente come patria