Vittime di violenza: in Italia entra in vigore il sussidio statale per le donne, il “Reddito di libertà”

Contenuto Decreto Rilancio del 17 dicembre 2020 è ora entrato in vigore: si tratta di un sussidio statale di 400 euro mensili per massimo 1 anno che le donne seguite dai centri anti violenza possono richiedere attraverso un modulo apposito all'Inps. Lo scopo è quello di sostenerle concretamente nel percorso di recupero della propria autonomia

Vittime di violenza: non solo sessuale, ma spesso anche economica.

La mancata autonomia economica è, infatti, uno dei maggiori ostacoli che le donne incontrano sia nel momento in cui scelgono di denunciate la violenza subita sia nella fase successiva, quando devono trovare una sistemazione per allontanarsi dall’abusante, spesso il compagno o marito con cui condividono la casa. In questo senso si è mosso il Governo italiano che ha ideato il cosiddetto “Reddito di libertà”: contenuto nel Dpcm del 17 dicembre 2020 (Decreto Rilancio) e ora ufficialmente entrato in vigore, si tratta di un sussidio statale per tutelare e sostenere le persone più vulnerabili e le vittime di violenza di genere, soprattutto dopo un periodo terribile come quello della pandemia.

Dal primo gennaio al 18 luglio 2021 sono stati registrati in Italia 60 omicidi di donne, di cui 52 uccise in ambito familiare o affettivo. Di queste, 37 hanno trovato la morte per mano del partner o dell’ex partner. Nel 2020 le chiamate al 1522, il numero di pubblica utilità contro la violenza sulle donne e lo stalking, sono sono aumentate del 79,5% rispetto al 2019, sia per telefono, sia via chat (+71%). Le donne hanno segnalato violenza fisica, nel 47,9% dei casi, ma anche violenza psicologica, in una percentuale che supera il 50%.

Numeri da capogiro, che testimoniano un fenomeno gravissimo e ancora profondamente radicato nella società italiana. A questo, dicevamo, va aggiunta la “violenza economica”, che secondo la rete antiviolenza D.i.Re, colpisce il 34% delle donne accolte nei centri di supporto. La Convenzione di Istanbul spiega che questa consiste nel “controllo e monitoraggio del comportamento di una donna in termini di uso e distribuzione del denaro, con la costante minaccia di negare risorse economiche, ovvero attraverso un’esposizione debitoria, o ancora impedendole di avere un lavoro e un’entrata finanziaria personale e di utilizzare le proprie risorse secondo la sua volontà”.

Si tratta di un problema strutturale e molto diffuso, che il “Reddito di libertà” mira proprio a combattere. Il contributo è stato fissato ad un massimo di 400 euro su base mensile fino a 12 mensilità. Le donne che ne fanno richiesta, sole o con figli minori a carico, devono essere seguite da centri antiviolenza riconosciuti dalle regioni e dai servizi sociali. Lo scopo, quindi, è quello di aiutarle concretamente nel percorso di fuoriuscita dall’abuso subito, puntando a farle (ri)appropriare della loro autonomia. Coloro che abbiano subito una violenza domestica e si trovino in condizioni di particolare vulnerabilità avranno così la possibilità di sostenere le spese per assicurare l’abitazione, il percorso scolastico e formativo dei figli minori e l’autonomia personale necessaria per uscire dalla drammatica situazione in cui si trovano.

Il sussidio verrà erogato dall’Inps tramite un modulo apposito di richiesta. A questo è necessario allegare un’autocertificazione e una dichiarazione firmata dal rappresentante legale del Centro antiviolenza che segue la persona in difficoltà e la dichiarazione del servizio sociale di riferimento. In esso deve essere attestato lo stato di bisogno straordinario o urgente della vittima per sottolineare la necessità di un aiuto economico. Un aiuto che, per quanto piccolo o parziale, può riaccendere la speranza delle donne verso un futuro migliore.

Sicuramente un passo avanti necessario e fondamentale alla lotta contro la violenza di genere.