“Viviamo nella stessa casa per dividere le spese, ma i vantaggi non sono solo nelle bollette. Si diventa un po’ famiglia” #nuovefamiglie

Ermete Gabrieli e Francesco Lischi, uno ingegnere, l'altro laureato in legge, lavorano a Milano. "Abitavamo ciascuno in case con altre persone e pagavamo molto. Abbiamo affittato insieme un appartamento, risparmiando. Prepariamo pasti a vicenda, siamo discreti se l'altro ha ospiti. La vita è più semplice e ci sentiamo un po' famiglia"

15 maggio: giornata internazionale della famiglia e delle famiglie. Luce! inizia un viaggio nelle #nuovefamiglie della società italiana. Quelle formate non da coppie etero unite  in matrimonio celebrato con rito civile, religioso, concordatario oppure unite di fatto. Le #nuove famiglie si sono formate sulla base di vincoli sentimentali fra persone dello stesso sesso, trans, persone bisessuali. Ma esistono – e sono sempre esistite – famiglie fondate non sull’amore ma su eventuali vincoli parentali, oppure che si formano  per vicinanza fisica, per mutuo soccorso, per necessità. O per “convenienza”, come nel caso da cui partiamo di due giovani emigrati a Milano, che si dividono l’appartamento per risparmiare sulle spese e finiscono per condividere molti aspetti – pratici e non solo – dell’esistenza. Ammettendo che “così è più semplice affrontare la vita” e finendo per sentirsi “un po’ famiglia”.

 

Ermete Gabrieli e Francesco Lischi

Ermete Gabrieli e Francesco Lischi, si sono trasferiti a Milano per lavoro e lì si sono conosciuti per caso, grazie ad amicizie in comune. “Un gruppo che è diventato un po’ la nostra famiglia acquisita, trascorriamo insieme anche le festività come Pasqua”. Come tanti altri arrivano a Milano per iniziare una nuova vita. C’è chi riesce ad ambientarsi subito e a  farsi degli amici. Chi invece resta schiacciato dalla frenesia milanese e ne rimane travolto, finendo a volte per sentirsi solo.
“Non è stato questo il mio caso – racconta Francesco Lischi – sono di Viareggio e per quanto io possa amare la mia città e il mare dopo la laurea a Pisa in ingegneria gestionale ho deciso di partire subito per fare master contiguo alla mia laurea nel Regno Unito. Ci sono rimasto alcuni anni a lavorare come ingegnere gestionale. Oltre che per la lingua e farmi esperienza, l’ho fatto anche per respirare aria nuova, conoscere un contesto cosmopolita di cui sentivo il bisogno. Poi quando sono tornato nel 2016 in Italia ho trovato lavoro a Milano e, a essere sincero, ne sono stato felice perché era l’unica città dove avrei potuto ritrovare un’atmosfera simile a quella in Inghilterra”. L’arrivo a Milano non è stato traumatico. “Mi sono subito integrato, tra l’altro ho trovato stanza in un appartamento in piazza Napoli e lì sono rimasto fino a quando poi ho trovato casa con Ermete”.

Storie diverse che s’incrociano per caso

“Io venivo da Perugia – dice Ermete Gabrieli, 33 anni,  originario di Avellino – dalla mia città sono quasi fuggito, troppo piccola e provinciale. Mi sono laureato in giurisprudenza a Perugia. Una città che mi ha dato tanti amici, alcuni dei quali che poi ho ritrovato a Milano. Sono stati gli anni più belli perché eravamo tutti studenti, si condivideva tutto, dall’ansia per gli esami ai primi amori e alle avventure di ogni giorno. Poi come tutti i periodi della vita è arrivato il momento di lasciare Perugia.  Così nel 2017 ho avuto l’opportunità di trasferirmi all’improvviso a Milano. Ho iniziato in un negozio di elettronica perché volevo mantenermi da solo senza gravare sui miei. Ammetto che i primi tempi non sono stati facili, soprattutto perché mi sono dovuto trasferire da un giorno all’altro e cercare casa è stata un’impresa, all’inizio mi ha ospitato un’amica, Roberta, che avevo conosciuto a Perugia e che non smetterò mai di ringraziare”. D’altronde la vita è fatta di coincidenze e combinazioni. “Ricordo che la casa di Roberta era davvero piccola e tenevo una parte dei miei vestiti in auto per non occupare troppo spazio. Alcune mattine mi sono vestito direttamente in macchina. Anche trovare casa non era facile visto che lavoravo durante il giorno, poi gli affitti sono alti, io ero abituato a quelli di Perugia».

L’incontro e la decisione di vivere insieme

Proprio quell’amica che ha ospitato Ermete conosce anche Francesco. “Lui era da più tempo a Milano e uscendo con il suo gruppo ho iniziato a conoscere piano piano la città. Devo ammettere di essere stato fortunato” aggiunge Ermete. Dopo aver passato un bel po’ di serate insieme decidono di cercare una casa che ospiti entrambi. “Volevo un appartamento che fosse più grande di quello che avevo abitato – dice Francesco – e soprattutto con un soggiorno, una stanza in comune. Un appartamento che fosse un po’ più casa”. Per Ermete invece tutta un’ altra storia. “Io l’appartamentino da solo lo avevo trovato, ma la solitudine e il fatto che costasse più di 600 euro al mese mi hanno spinto a cercare un’altra soluzione. Però, prima di cambiare volevo capire con chi poter eventualmente condividere una casa. È sempre un rischio”. “Quando me ne ha parlato – continua Francesco – ho pensato subito che non sarebbe stata una cattiva idea, ci siamo messi a cercare senza fretta. Con Ermete c’è stato subito feeling, siamo diventati subito amici nonostante abbiamo due caratteri abbastanza forti e siamo entrambi testardi, però è diventato un amico e quindi mi poteva andare bene”. E alla fine quell’appartamento lo hanno trovato.

Il lockdown

Se per molti il periodo di chiusura forzata è stato fonte di problemi, tra litigi, separazioni e divorzi, per altri è stato una salvezza. “Credo che stare da solo mi avrebbe abbattuto tanto. Ci siamo ritrovati ‘bloccati’ per tre mesi anche con la nostra amica Roberta – raccontano -. Ed è stata una fortuna perché con tutto quello che è successo in quei giorni e le notizie di morti e contagi che riempivano tv e internet, ci siamo organizzati per non farci prendere dallo sconforto. Cucinavamo insieme, abbiamo improvvisato nuove ricette. Certo non ci ha fatto bene alla linea però va bene così. Quando non ci andava di vedere film o ci divertivamo a girare video e inventare spettacoli. So che sembra scontato ma non lo è. Il nostro legame si è rafforzato». Certo ci sono stati anche litigi – scherza Francesco – come per esempio quando Ermete esagerava con i condimenti».

I pro e i contro

Convivenza significa condividere una parte della propria vita con un’altra o più persone, partner, amici, parenti. Impari a conoscere e ad apprezzare i pregi che con il tempo possono aumentare così come si accettano i difetti. «Di Ermete ho imparato ad apprezzare la simpatia e il fatto che sappia cucinare davvero bene – dice Francesco – tornare la sera dopo una giornata di lavoro e trovare la cena in tavola fa bene all’umore. L’alternativa sarebbe qualcosa di confezionato e già pronto. Mi sa di triste. Certo nel week-end a volte dorme fino a tardi e per svegliarlo servono le cannonate però non è la fine del mondo».
«Di Francesco apprezzo la sincerità anche se a volte è davvero troppo disordinato e non ci si raccapezza. Però nessuno crea problemi se si ospita qualcuno. Ci organizziamo per venirci incontro». – Scherza Ermete. La parte migliore è fare la spesa insieme quando si organizzano cene. «Se ci sentiamo una famiglia? Bè sì, siamo lontani da casa è vero ma così è più semplice affrontare la vita».