“Viviamo una seconda pubertà, fra sbalzi d’umore e tanta energia. Noi, nonne sessanteenager cambieremo il mondo”

Ha scritto col contributo di altre donne "The big change", la metamorfosi del dopo menopausa. Elena Mora è nonna orgogliosa e combattiva: "Ho avuto più diritti di mia madre e della madre di lei. Voglio che mia nipote ne abbia più di me". Intanto racconta Wallis Simpson, "che fece più danni alla corona britannica di Diana e Meghan"

Menopausa prima e ‘nonnitudine’ poi non l’hanno fermata. Anzi, Elena Mora è un vulcano di irriverenza e simpatia pronto a esplodere alla vista di una donna, qualunque donna, accovacciata nel cono d’ombra in cui una certa parte del mondo (patriarcale) la vorrebbe ancora relegare. Piemontese trapiantata a Milano, giornalista per professione (storica firma di Diva e Donna, fra le massime esperte della royal family britannica)  e scrittrice per passione, nei suoi libri racconta con brioso realismo le stagioni della vita e dispensa consigli… per la sopravvivenza. Lo fa anche attraverso un blog che dichiara buoni propositi già dal titolo – ‘Un amore di nonna’ –, ma che in realtà è lì a ribadire, riga dopo riga, che il singolare femminile è un valore, senza età.

Elena Mora

Parlando di se stessa, si definisce “una donna impegnata”.
“Sì, mi impegno. Perché io ho avuto più diritti e possibilità di mia nonna, persino di mia mamma. Ora vorrei che mia nipote ne avesse più di me. Quindi appoggio tutte le cause delle donne come posso. Ho contribuito a fondare un premio per la saggistica femminile, ad esempio. Non ha notato che la saggistica sembra essere terreno prettamente maschile? Mi son domandata perché non veniamo mai prese in considerazione come esperte di qualcosa anche se ne sappiamo come, se non di più, di tanti colleghi. Ed ecco il Premio nazionale di saggistica Giuditta, organizzato dalla omonima fondazione di Alessandria”.

In effetti basta andare in edicola per scoprire che alle donne è ancora dedicato l’angolo del ricamo e dell’uncinetto, per gli uomini invece ci sono le riviste scientifiche. Senza nulla togliere alla nobiltà dei lavori manuali, fa un po’ strano. Non trova?
“La discriminazione passa dalle piccole cose, si ripropone nella quotidianità e anche nelle trappole del linguaggio. Ecco perché urge un’evoluzione culturale. Ognuna di noi può concorrere con le proprie azioni, basta chiedersi ‘Che cosa posso fare io?’. Non servono necessariamente gesti eclatanti, ma l’impegno deve essere condiviso e costante”.

Crede o teme, davvero, che sua nipote possa avere meno chance di lei? Eppure è tutto un gran parlare di emancipazione femminile e di pari opportunità…
“Purtroppo è una paura fondata. Finché ci troveremo a esultare per la nomina di una donna a un ruolo apicale saremo messi male… Il problema non è soltanto italiano, è mondiale. Pure in America il successo di una donna in certi ambiti fa ancora notizia. Estremizzando ci potremo ritenere salvi quando anche una donna mediocre potrà fare carriera. Per tanti uomini è già così, è evidente (sorride, ndr)”.

Insomma il machismo non è soltanto una malattia nazionale. Ma qualche esempio positivo o quantomeno controcorrente ci sarà?
“Certo. In Italia sto osservando con interesse e curiosità l’ascesa di un partito di destra guidato da una donna (il riferimento è a Fratelli d’Italia e a Giorgia Meloni, ndr). Tutto accade mentre proprio a sinistra, per definizione lo schieramento che ha costruito sulla difesa dei diritti e sulla parità di genere un’identità, si sta ancora discutendo su come poter valorizzare le donne. Un paradosso, no?”.

Il cammino per l’emancipazione femminile, dunque, è ancora lungo e irto di ostacoli. Qual è il suo contributo alla causa, come professionista?
“Ho firmato una trasmissione radiofonica per la prestigiosa Rai Radio Classica in cui racconto, in chiave femminile e femminista, le eroine della lirica. E mi impegno nel progetto ‘Donne di parola’ Leggi l’articolo : un gruppo di scrittrici che, da anni, trasforma l’opera narrativa in un segno di speranza a favore delle bambine in tutto il mondo. A maggio è arrivato in libreria per Giunti ‘Amiche Nemiche’: un libro davvero buono perché, grazie alle parole, aiuterà delle piccole a imparare a scrivere e leggere. Diritti d’autore e proventi saranno devoluti, infatti, alla Casa delle bambine di Busajo, in Etiopia. L’ultima mia ‘impresa’ personale invece è dedicata a Wallis Simpson (Morellini editore): la quarantenne americana, due volte divorziata, spiritosa e sgraziata che riuscì a conquistare il cuore di Edoardo VIII, il più affascinante principe di Galles. Una grande storia d’amore la loro, di cui è stata prima protagonista poi prigioniera. Va detto che soltanto Wallis è riuscita a fare più danni di Diana e ora di Meghan alla corona d’Inghilterra! Insomma, una donna che ha davvero rotto gli schemi”.

Elena Mora

E come donna-nonna cosa fa? Di certo ha contribuito ad abbattere lo stereotipo della nonnina con la crocchia di capelli bianchi e il grembiule a quadri.
“Ho due nipoti stupendi, un maschio e una femmina, gemelli ma molto diversi. Vorrei lasciar loro un’Italia che non viaggia con il freno a mano per evitare di andare indietro. Mi rendo conto invece che spesso ci troviamo a parlare di temi che dovrebbero essere ormai assodati… È arrivata pure la pandemia a rallentare l’evoluzione e ad aumentare il divario sociale tra chi ha gli strumenti, tecnologici e non solo, e chi non li ha. Pensiamo ai ragazzini alle prese con la didattica a distanza, ad esempio. Bisogna fare qualcosa, bisogna fare cultura. Tutto fa cultura. Anche noi due, parlando, la stiamo facendo. E la cultura fa bene, fa crescere”.

Nel frattempo ha pure coniato il termine “sessanteenager” per parlare della vita nel ‘dopo menopausa’.
“Alle donne, di tutte le età, dico di agire con determinazione per rompere gli schemi, di non autocensurarsi. È necessario, inoltre, imparare a giocare in squadra: ai maschi lo insegnano sin da piccoli. Togliamoci dalla testa che le donne siano in competizione! E togliamoci dalla testa anche che dopo la menopausa la vita sia finita. Ho voluto raccontare ‘The big change’, il grande cambiamento, attraverso il contributo di prestigiose esperte, rigorosamente tutte donne. Del resto gli uomini che cosa ne vogliono sapere più di noi… Perché sessanteenager? Perché le donne nel ‘dopo’ rivivono una seconda pubertà fatta di cambiamenti radicali e sbalzi d’umore ma anche tanta nuova energia”.