“Votare anche per il Senato è buona cosa, ma noi giovani vogliamo la politica più inclusiva e sensibile ai diritti di tutti”

Due giovanissimi si esprimono sull'estensione agli under 25 dell'elettorato attivo per Palazzo Madama: "Tradurremo in voto la nostra attenzione per l'ambiente e il rispetto dei diritti. Ma avrà senso solo se cambierà la scala dei valori dei partiti"

Al Senato voteranno gli under 25 (leggi l’articolo), “rettifica” della prescrizione della Carta costituzionale decisa in questi giorni per equiparare nel campo dell’elettorato attivo le eprsone fra i 18 e i 25 anni, che  possono votare per la Camera, a tutti gli altri cittadini. Un ulteriore passo   in direzione del bicameralismo perfetto, mantenuto nel 2016 con il no al referendum sulla riforma Boschi-Renzi che aveva per obiettivo modifiche sostanziali all’impianto del Senato.

Cerchiamo di capire cosa pensano i giovani  di ciò che sta accadendo, a partire dall’estensione del diritto di voto per i 18enni anche sl Senato della Repubblica

Antonio ha 25 anni e studia scienze della comunicazione, Elena invece di anni ne ha 21 e studia economia. Antonio ha votato nel 2018 (ma solo per la camera), Elena no perché non aveva ancora compiuto i 18 anni. Entrambi chiedono alla politica cose che al momento la politica non sembra dargli. O non abbastanza come vorrebbero.

“Io ho votato nel 2018, e l’ho fatto perché credo che il voto sia l’unico strumento utile per cambiare il Paese. L’ho fatto in maniera convinta” dice Antonio “Il fatto di aver votato solo per la Camera mi è parso un controsenso, per questo sono felice che sia  stata approvata la riforma che concede il voto ai 18enni anche al Senato” aggiunge.

E l’eventuale estensione del voto ai sedicenni come proposto, per ora dal segretario del Pd Enrico Letta?

“Penso che sia una buona scelta -dice Antonio-  in modo da stimolare già dall’età adolescenziale a fare una scelta importante, che poi sarà ripetuta per tutta la vita”.

D’accordo, con qualche distinguo, Elena:  “Da parte dei giovani di oggi -dice-  noto una coscienza politica sviluppata riguardo le tematiche di grande attualità come il cambiamento climatico, la lotta all’uguaglianza di genere, la digitalizzazione e l’attenzione e al concetto della sostenibilità come possibile sguardo al futuro attraverso occhi diversi. Questo aspetto risulta rilevante in quanto poco considerato da parte delle generazioni precedenti, e ciò potrebbe essere un aspetto positivo andando a considerare la proposta dell’eventuale estensione del voto ai sedicenni. D’altro canto, ritengo che a quell’età in particolare i ragazzi siano ancora in una fase di crescita e per questo potrebbero essere influenzati da diversi fattori esterni e non essere pienamente in grado di assumere una posizione ferma e decisa su determinati argomenti”.

E l’interesse verso la politica?

“Purtroppo  i giovani ne hanno sempre di meno, anche se dovrebbero. Ma quando c’è così poca chiarezza dal punto di vista delle idee di ogni partito è difficile capire da che parte stare, quindi comprendo chi sceglie di non interessarsi, anche se non dovrebbe” sottolinea Antonio

Cosa vi  aspettate dalla politica?

“Nel mio piccolo spero che nei prossimi  anni si possa raggiungere una politica più inclusiva e sensibile a determinati argomenti, come appunto quelli  della sostenibilità, dei diritti” dice Eléna.

Antonio invece si aspetta “in primis che la politica faccia rispettare i principi democratici e poi che riesca a migliorare la situazione del Paese, perché penso che i sistemi politici siano stati creati appositamente per questo. Il loro scopo è quello sia di soddisfare le esigenze dei cittadini che di regolarne i principi democratici.”.

Insomma, idee chiare e tutt’altro che banali. Il quesito è, come sempre, se la politica vorrà e/o saprà ascoltare ed accogliere. o prenderà tempo. Magari facendosi bella con qualche tweet