WNBA, Liz Cambage si ribella al body shaming: “Non permetto a un uomo di mancarmi di rispetto”

Il coach della Connecticut Sun ha ricevuto una multa di 10mila dollari per le offese e dovrà saltare il prossimo incontro della squadra

Elizabeth “Liz” Cambage è una cestista australiana, professionista nella WNBA, che gioca nei Las Vegas Aces

Un coach è stato sospeso dalla Women’s National Basketball Association (WNBA) dopo esser stato accusato di abuso verbale e body shaming nei confronti di una giocatrice. Durante una partita contro le Las Vegas Aces Curt Miller, allenatore e direttore generale del Connecticut Sun, avrebbe fatto una battuta di cattivo gusto per sua stessa ammissione: “Durante la partita di ieri sera, mentre discutevo con un arbitro perché chiamasse fallo, ho fatto un commento inappropriato e offensivo in riferimento all’altezza e al peso di Liz Cambage“. “Dai, peserà 300 libbre, (130 chili ndr)” avrebbe detto riferendosi alla giocatrice della squadra avversaria.

Mi pento di quello che ho detto nella foga del momento, e desidero sinceramente scusarmi con Liz e l’intera organizzazione delle Aces. Comprendo la gravità delle mie parole e ho imparato da questa esperienza”. Stando a quanto riportato dalla CNN, dopo le scuse per il commento inappropriato, il 52enne sarebbe stato sospeso e avrebbe ricevuto una multa di 10mila dollari dalla WNBA.

Liz Cambage, di origine australiana, tre volte All-Star WNBA, la stessa sera sul suo profilo Instagram ha pubblicato una serie di video sull’incidente: “Se c’è una cosa che posso dire su di me, è che non lascerò mai che un uomo mi manchi di rispetto. Mai. Mai. Mai”. E ha aggiunto, rivolta all’allenatore del Connecticut Sun: “Mi dispiace, ‘piccolo signore’, non conosco il tuo nome. Ma la prossima volta che provi a parlare con un arbitro cercando di ottenere una chiamata per un fallo dicendo “Dai, lei peserà 300 libbre” sarà meglio che tu lo faccia bene, perché io sono 6ft e 8in (203 centimetri). Mi sto pesando, ho appena ricontrollato perché amo essere corretta e fornire fatti. Peso 235 libbre e sono davvero molto orgogliosa di essere una grossa c***a, una grande compagna, una grande Benz. Quindi, non cercare mai di mancare di rispetto a me o ad un’altra donna del campionato”.

Nel mondo politically correct della WNBA Miller non è uno sprovveduto o un novellino. Alla sua sesta stagione da allenatore delle Sun, le ha portate alle finali nel 2019, dove hanno perso contro i Washington Mystics in cinque partite. A gennaio, la squadra gli ha firmato la proroga del contratto per altri quattro anni, fino al 2024. Ma i tempi cambiano anche per lui e questo gesto rimarrà sicuramente una macchia nera sul suo profilo professionale e umano.

Il body shaming, spesso, si presenta travestito da battuta. L’aspetto fisico è ancora oggi un metro di misura diffuso per giudicare se stessi e gli altri. I commenti sulle donne professioniste, anche nello sport, troppo spesso vertono sull’apparenza e raramente sui contenuti. Apprezzamenti, battute o insulti, poco importa: il corpo fa discutere più dell’intelletto o delle capacità. Quello avvenuto domenica è un lampante esempio di come ancora oggi, purtroppo, il sesso femminile non sia ritenuto capace di svolgere determinati incarichi. Abituati a veline, vallette, e Miss, il corpo della donna si riduce ad oggetto di facile giudizio agli sguardi pubblici. In fondo, la figura della donna forte e libera non è ancora radicata nemmeno nella democraticissima società americana.