Koudadadi e Bayat, le atlete afghane salve anche grazie al Comitato italiano paralimpico

La fuga delle due atlete, in pericolo di vita, è stata possibile grazie all'aiuto di di Spagna e Australia. Una volta in salvo, Nilofar Bayat ha espresso preoccupazione per i suoi connazionali: «Chiediamo alle Nazioni Unite e agli altri Paesi di aiutare l'Afghanistan e non lasciarci soli. I Talebani sono gli stessi di 20 anni fa, e vediamo come questo sia un pericolo soprattutto per donne e bambine»

Zakia e Nilofar ce l’hanno fatta, sono salve. Le due atlete paralimpiche afghane, che con le loro storie hanno commosso il mondo intero, sono al sicuro. Zakia Koudadadi, la lottatrice di taekwondo, e Nilofar Bayat, la cestista-attivista, sono i volti in copertina di una generazione di donne afghane alla ricerca di emancipazione e indipendenza. Ora entrambe non temono più che i talebani possano bussare alla loro porta.

Gli australiani ascoltano l’appello di Zakia: “Mi sono allenata duramente per le Olimpiadi, ma al momento non ho nemmeno la sicurezza della vita, figuriamoci della competizione”. Questo l’appello di Zakia ripreso dal New York Times e raccolto dal mondo intero. Dopo il grido d’aiuto, in una manciata di giorni, è arrivata la salvezza tanto sognata. Insieme a una cinquantina di altri atleti (soprattutto donne) la 23enne della provincia di Herat ha lasciato l’aeroporto di Kabul grazie alla protezione offerta dal governo australiano. Il loro aereo – riferisce il sito dell’Australian broadcasting corporation (Abc) – è decollato alla volta di Dubai. Il gruppo raggiungerà Sidney con visti umanitari. Non è escluso che a bordo possano esserci anche le calciatrici afghane.

La missione di salvataggio è stata coordinata da un piccolo gruppo di ex sportivi, tra cui l’ex olimpionica canadese e avvocata a Sydney Nikki Dryden, che ha raccolto i dossier degli atleti a rischio. Quello di Zakia era stato seguito dalla Federtaekwondo italiana, con il presidente Angelo Cito, e dal Comitato paralimpico italiano, guidato da Luca Pancalli. Il lavoro in collaborazione con una ong svizzera, sotto la regia dell’Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr), ha portato a chiedere ai governi di offrire tutto l’aiuto possibile. Le conoscenze nel governo australiano dell’ex calciatore Craig Foster – che già aveva guidato mobilitazioni internazionali analoghe – hanno portato alla svolta. In appena tre giorni Sidney ha accettato di offrire il proprio sostegno.

Ma l’accesso all’aeroporto internazionale di Kabul non è stato semplice. Da quando è stata issata la bandiera talebana sui palazzi del potere, lo scalo si è trasformato in un fortino occidentale assediato da afghani disperati. I paralimpici, ieri, si sono separati dal resto del gruppo, con il rischio di perdere la possibilità di accedere al terminal. Per ben due volte sono stati respinti ai cancelli e Zakia, anche con post sui social, ha manifestato tutta la sua disperazione. Ma infine, con l’intervento del governo australiano, sono riusciti ad accedere. E la felicità della ragazza è tutta in una foto scattata insieme ai suoi accompagnatori e ai militari australiani.

La Spagna offre una nuova vita a Nilofar