Il coraggio di Zarifa Ghafari: “I Talebani non possono cancellarci. Devono accettare le donne”

Attivista per i diritti delle donne, è stata una delle pochissime donne elette sindaco in Afghanistan, nonostante le proteste e le continue minacce ricevute. Oggi dalla Germania dichiara: "Credo che si debba ricostruire, piuttosto che recidere, il ponte tra il popolo dell'Afghanistan e il mondo".

La storia è quella di un’ex politica, attivista e vincitrice del Premio Internazionale per i diritti delle donne. Lei è Zarifa Ghafari, 30enne afghana tra le poche ad aver ricoperto la carica di sindaca nel suo Paese. La sua vicenda, raccontata dalla Cnn come episodio per la serie As Equals, sulla disuguaglianza di genere, è quella di una delle tante donne che hanno deciso di non assoggettarsi al ritorno dei Talebani al potere, ma di continuare a gridare, a battersi, a protestare per far valere i propri diritti. “I talebani non possono cancellarci, semplicemente non possono. Non è come negli anni ’90 o prima ancora, devono accettare [le donne]. Non hanno altra scelta“.

La sindaca nella città tradizionalista

Sul sito della Cnn Ghafari ripercorre con la giornalista Melissa Mahtani le tappe di una storia straordinaria, fatta di coraggio e resilienza. La sua. La ragazza nel 2018, a soli 24 anni (anche se ammette di aver finto di averne due in più per candidarsi), è stata eletta come una dei pochi sindaci donna in Afghanistan. Ma anche solo per avere il permesso di assumere l’incarico ha dovuto lottare per mesi contro le proteste dei cittadini di Maidan Shahr, città di stampo tradizionalista. Zarifa, infatti, ha iniziato a lavorare solo nel novembre 2019, quasi un anno dopo la sua elezione. Purtroppo però ben presto, come racconta alla Cnn, si è trovata a fare i conti con continue molestie, intimidazioni e proteste sistematiche: folle di uomini arrabbiati che manifestavano fuori dal suo ufficio, impugnando bastoni e lanciando pietre. Tra gli episodi che le sono rimasti più impressi ci sono le volte in cui entrava nel suo ufficio e tutti gli altri uscivano, così come le occasioni in cui è arrivata e ha trovato la porta chiusa a chiave, dovendo rompere la serratura per entrare.

Zafira Ghafari a soli 24 anni è stata eletta come sindaca in una città dell’Afghanistan. Nonostante le continue minacce e molestie ha portato avanti l’incarico fino al ritorno dei talebani al potere, nell’estate 2021

Ma la giovane funzionaria afgana ha continuato a presentarsi ogni singolo giorno, ed è stata sindaco per due anni e mezzo. “Più mi ignoravano, più diventavo forte; più mi rifiutavano, più diventavo forte; più vedevo come mi ridicolizzavano per il mio sesso, più diventavo forte”, dichiara. “Era come dire: ‘Ve la farò vedere io, perché qualunque cosa io abbia nella mia testa, è uguale a voi'”. Un atteggiamento intraprendente di chi, consapevole dei rischi e dei pregiudizi, non ha mai smesso di lottare per ciò che le spettava. Grazie ad esso sarebbe riuscita perfino a far cambiare atteggiamento ad alcune persone: racconta infatti che uno dei suoi critici più accaniti le disse, anni dopo, che era riuscita a dimostrargli che aveva torto quando le aveva detto che non era altro che una bambina. “Sono stata in grado di mostrare il potere e la capacità delle donne, di dimostrare che possiamo fare qualsiasi cosa. Ho fatto vedere alla gente che non importa quante altre volte sarò attaccata, io sarò ancora qui perché penso che quello che sto facendo sia giusto”, aggiunge.

Zarifa Ghafari

Zarifa Ghafari, 30 anni, nell’estate del 2021 è stata costretta a fuggire in Germania dopo il ritorno dei talebani al potere e l’ennesimo tentativo di ucciderla

Il ritorno dei Talebani al potere

Tutto questo accadeva prima che l’America ritirasse le sue truppe dall’Afghanistan l’anno scorso e prima che i talebani riprendessero il controllo del paese. Inizialmente, spiega l’ex politica alla Cnn, è voluta rimanere al suo posto, ma la situazione è precipitata velocemente.  Suo padre era stato assassinato nel 2020 e Zarifa Ghafari sapeva che anche la sua vita era in pericolo. L’evento clou è avvenuto nell’estate del 2021, quando racconta che uomini armati si sono presentati a casa sua per cercarla e hanno picchiato brutalmente la sua guardia del corpo. Era già sopravvissuta a molti attentati da parte dei talebani e sapeva che lasciare l’Afghanistan era l’unico modo per tenere al sicuro il resto della sua famiglia, così è fuggita nell’agosto 2021 uscendo dallo Stato nascosta nel vano bagagli di un’auto.

Anche ora che vive in Zarifa Ghafari, l’attivista continua però ad alzare la voce per la gente della sua patria e usa il suo canale radiofonico e la sua fondazione umanitaria – l’organizzazione Assistance and Promotion of Afghan Women – per difendere i diritti delle donne. “Non mi faccio illusioni sui talebani – specifica nel suo racconto alla Cnn – ma sono anche consapevole che rimarranno al potere in Afghanistan per alcuni anni. I media (internazionali) si sono concentrati soprattutto su di loro e su come governeranno, ma io sono interessata invece al mio popolo. Credo che si debbano creare, e non tagliare, dei ponti tra il popolo dell’Afghanistan e il mondo“, aggiunge Ghafari.

Il nuovo volto dell’Afghanistan

A febbraio la 30enne è tornata per la prima volta a Kabul. Ricorda di essere rimasta inorridita nel vedere quanto velocemente sia degenerata la situazione e quanto siano peggiorate le condizioni di vita sia lì che nelle province vicine. “C’è sempre stata una terribile povertà nel Paese ma ora anche coloro che facevano parte della classe media stanno lottando per sopravvivere. Gli impiegati statali non ricevono lo stipendio da mesi. Mentre giravo per Kabul, ho visto persone sul ciglio della strada che vendevano i loro averi”. Zarifa prosegue dicendo che il suo cuore si è spezzato ancora quando i Talebani si sono rimangiati la promessa -tanto attesa- di permettere alle ragazze di tornare a scuola, a marzo. In risposta, la sua organizzazione sta costruendo un centro a Kabul per fornire alle giovani lezioni di cucito, artigianato ma anche istruzione secondaria, nonché assistenza alla maternità e servizi sanitari generali.

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Zafira Safi, attivista ed ex politica afghana, che ha vinto il premio internazionale dell’Onu per i diritti delle donne nel 2022

Servono azioni per uscire dal buio della guerra

Ma Ghafari è consapevole che i suoi sforzi, da soli, non sono sufficienti. Questa settimana, quando ha accettato il Premio internazionale per i diritti delle donne 2022 al summit di Ginevra, si è rivolta al mondo intero: “Vi esorto a fare tutto il possibile per portare il nostro popolo fuori da questa situazione, e ad alzare le vostre voci a sostegno dell’umanità. La soluzione non è per tutti solo sedersi e inviare dichiarazioni. Abbiamo bisogno di azioni, dopo sette mesi di buio per gli uomini e le donne del mio paese”, ha detto nel suo discorso di accettazione all’ONU. “La mia nazione è stata in guerra per 40 anni. Raggiungere la pace in uno Stato che ha affrontato la guerra per decenni non è mai facile. Spesso questo implica il dover fare scelte sgradevoli e parlare con persone che trovi ripugnanti. Eppure non c’è altro modo. Questo è il modo in cui la pace è stata raggiunta in Irlanda del Nord e in Jugoslavia, e credo che sia l’unico modo in cui può essere raggiunta in Afghanistan”, ha continuato.
Oltre a dare la priorità ai diritti umani e ai diritti delle donne in tutti i colloqui internazionali con i talebani, ha chiesto ai leader mondiali di non chiudere le porte agli afghani che cercano un rifugio sicuro. Riferendosi poi all’accoglienza che molti Paesi europei stanno offrendo a coloro che fuggono dalla guerra in Ucraina, Ghafari ha concluso: “Il nostro sangue non ha un colore diverso da quello degli ucraini“.