Zero, la nuova serie di Netflix mette al centro chi era ai margini. Distefano: “Storia di chi accetta la propria diversità”

Il nuovo originale Netflix debutta mercoledì 21 aprile. Un progetto pioneristico per l'Italia, secondo l'autore: "Il colore della pelle non deve essere più il centro del dibattito. quando sarà normale vedere serie italiane con persone di altre origini, allora finalmente quella sarà la normalità. Zero sarà l'inizio di un cambiamento"

La nuova serie originale Netflix, che debutta mercoledì 21 aprile, mette al centro chi finora è stato ai margini. Il protagonista Zero, che dà il nome alla fiction, è un italiano di seconda generazione che vive in una periferia turbolenta da cui vorrebbe scappare. Si sente sempre fuori posto – “io non c’entro nulla con nulla” dice -, disegna anime, ma fa il rider per racimolare un po’ di soldi e sogna di spiccare il volo lontano dal Barrio. Insomma è un invisibile. Finché invisibile non lo diventa davvero, per dare il via a un superhero drama originale (non per niente la serie è creata da Menotti, già co-sceneggiatore del riuscitissimo ‘Lo chiamavano Jeeg Robot’).

L’autore: “Non sono più quello nuovo”

 

Zero è liberamente ispirato al libro ‘Non ho mai avuto la mia età’, di Antonio Dikele Distefano che è anche l’autore della serie Netflix. Distefano, nato Busto Arsizio nel 1992 da genitori angolani, spiega: “In Zero c’è un bel po’ della mia storia di ragazzo afroitaliano vissuto fuori dal centro, in tutti i sensi. È la storia di chi accetta la propria diversità“. Ma attenzione, anche se i protagonisti di questa serie sono quasi tutti italiani di colore, “non bisogna fare l’errore di pensare che Zero parli di tutti i ragazzi di seconda generazione. Parla di valori e sentimenti, che sono validi a prescindere dal colore. Quando il colore della pelle non sarà più al centro del dibattito, quando sarà normale vedere serie italiane con persone di altre origini, allora finalmente quella sarà la normalità. Avremo vinto quando parleremo della storia e non del nostro colore”. Fino a quel momento però Zero sarà un progetto piuttosto pioneristico nel nostro Paese, un Paese dove – come spiega Distefano – “dicono che non ci sono attori neri, registi neri, direttori della fotografia neri”. E se anche ci sono attori neri, interpretano sempre immigrati.  “Quando ero più giovane – aggiunge – mi dicevano che ero il nuovo. Anche ora mi dicono che sono il nuovo: ho 28 anni, come posso essere ancora il nuovo? Sono convinto che il cambiamento passi dal business: Zero secondo me sarà l’inizio di un cambiamento”.

I temi della serie

I temi affrontati in otto puntate sono molti e tutti attualissimi, al netto di un racconto un po’ affollato e a tratti non lineare. Ci sono gli italiani di seconda generazione, c’è il tema della periferia e della contrapposizione con il centro, c’è quello della gentrificazione che rivoluziona i quartieri spingendo sempre più fuori gli abitanti che non riescono a stare al passo con gli affitti. Ma c’è anche il tema dell’accettare se stessi, la propria normalità. Nessuno si accorge di Zero (in città, nel quartiere) perché Zero non si accorge di se stesso, non si accetta. “Non sono speciale, tu sei speciale”, dice alla ragazza di cui si innamora, Anna. Ma c’è una bella presa di coscienza: “Il mondo ti guarda se lo guardi, si occupa di te se ti occupi di lui”. E per Zero (che poi si chiama Omar) l’essere invisibile diventa un superpotere e non più un problema.
C’è poi un altro tema molto interessante: la difesa del posto a cui si appartiene. Il Barrio (che nella realtà è la Barona, quartiere periferico milanese dall’identità molto forte, che nelle riprese traspare tutta) infatti è nella serie un quartiere popolare che però sta subendo una sorta di gentrificazione “forzata”: non solo il caro affitti sta cacciando gli abitanti, ci si mette pure un’immobiliare senza scrupoli a minacciare la serenità della zona. Ecco che Omar e i suoi amici scoprono l’importanza di lottare per il proprio posto nel mondo.

Il cast di attori: la ribalta delle nuove generazioni

Il cast è stato costruito in modo da tener fede al messaggio di cambiamento che si vuole mandare (e che Netflix ha reso un po’ la cifra delle sue novità). Gli attori sono quasi tutti italiani di seconda generazione e alle prime esperienze come attori (con alcune eccezioni): Zero, il protagonista è interpretato da Giuseppe Dave Seke, alla sua prima esperienza attoriale. “Pensavo di non essere all’altezza, quando pronunciavo il nome Netflix mi tremava la voce”. Daniela Scattolin interpreta Sara, la vera leader del gruppo di amici con cui Zero cercherà di salvare il Barrio.  “Quando ho visto il video di Antonio (Distefano, per le selezioni del cast, ndr) mi sono chiesta perché la mia agenzia non mi avesse proposta. Volevo ardentemente far parte di questo progetto. E ho fatto bene. Finalmente mi è stata data l’opportunità di interpretare una persona normale, un’italiana. Sara è italiana, non afroitaliana”.

Poi c’è Anna (interpretata da Beatrice Grannò), che è una ragazza milanese di estrazione borghese. Quando incontra Zero, scopre un ragazzo capace di accettarla per quello che è realmente. Poi ci sono Madior Fall nei panni di Inno, Richard Dylan Magon in quelli di Momo e Virginia Diop interpreta Awa, sorella di Zero. “In passato ho preso parte a un film. Facevo la parte dell’immigrata“. Sharif (interpretato da Haroun Fall) è di origini nigeriane. Si impegna per difendere il Barrio dalle scorribande di teppisti sconosciuti che vogliono cacciare i vecchi abitanti dal quartiere. “Quando ho visto il video della selezione – spiega Haroun Fall – ho pensato che stava andando nella stessa direzione in cui sto andando io come persona e come attore. Dovevo far parte del progetto”. Un progetto che ha una grande ambizione: essere il punto “zero” di una nuova narrazione italiana, più vera. Perché dicono i ragazzi di Zero: “Il cambiamento è iniziato, non si può fermare”.