Zitto zitto, quatto quatto, lo ius soli avanza, forse nella forma dello ius culturae. La convergenza tra ‘giallorossi’ e azzurri

Tre le proposte avanzate in Parlamento inerenti alla questione della cittadinanza italiana per i migliaia di ragazzi e ragazze che nascono nel nostro Paese da genitori immigrati o arrivano in tenera età, crescendo come italiani. Ma lo Stato, fin dopo i 18 anni, non li riconosce come tali. Ius soli, ius culturae o ius scholae: tre diverse soluzioni per un unico 'problema'. Che, come sempre, è politico

Afghanistan, Olimpiadi e ‘clima’: cosa è cambiato per la legge sulla cittadinanza

 

Zitta zitta, quatta quatta, una legge – mai approvata in più legislature, in cui pure ci si è provato, quella sullo ius soli (o, meglio, come vedremo, ius culturae: differenza non da poco) – inizia a fare proseliti, in Parlamento. Sarà ‘colpa’ della tragedia afghana, con centinaia – e, forse, migliaia – di profughi che hanno un disperato bisogno di protezione umanitaria in quanto in fuga dai talebani. Sarà ‘colpa’ dei successi olimpionici dell’Italia che hanno portato alle luci della ribalta (vedi il caso Desalu) immigrati di seconda e terza generazione, atleti formidabili, che hanno penato fino ai 18 anni e più per vedersi riconosciuta la cittadinanza italiana. Sarà stata la conseguente richiesta del presidente del Coni, Giovanni Malagò, di dare vita a uno ius soli sportivo, limitato ai campioni.

Sarà che il ‘clima’ politico, nel Paese, sembra davvero cambiato, come dimostrano le 500 mila firme in calce al referendum sull’eutanasia (e, paradossalmente, anche a quello sulla giustizia). Certo è che una forma o l’altra di ius soli avanza.

 

Manifestazione a favore di profughi e richiedenti asilo

L’attuale situazione politica e legislativa

 

Dopo che, nella legislatura precedente a questa, la XVII, una proposta di legge venne approvata dalla Camera in prima lettura, nel 2015, ma mai ratificata dal Senato, per l’opposizione della destra, per anni, durante la XVIII legislatura, nuove proposte di legge sullo ius soli hanno ‘sonnecchiato’ nei cassetti delle commissioni e, solo negli ultimi mesi, per i motivi detti all’inizio, sono tornati a essere oggetto di dibattito pubblico.

 

Sono di fatto tre le principali proposte che, pur depositate, non hanno finora fatto un passo avanti. La prima, a firma Laura Boldrini (ex LeU, oggi Pd) è un vero e proprio ius soli. La seconda, a firma Matteo Orfini (Pd) è un mix tra ius soli e ius culturae. La terza, a firma Renata Polverini (FI), è invece un più limitato ius culturae, e proprio questa che può andare a dama.

 

Renata Polverini, ex sindacalista Ugl, ex governatrice del Lazio e ora deputata di Forza Italia, ha presentato una proposta di legge per i nuovi italiani. E’ convinta che sullo “ius culturae”, o “ius scholae”, si possa trovare un accordo: “Molti grillini sono d’accordo. Il Pd dal canto suo non deve irrigidirsi, solo così porteremo a casa la legge” diceva, pochi giorni fa, a Repubblica, aggiungendo anche che “Meloni sta sbagliando a inseguire Salvini sullo ius soli”.

La pdl Polverini è la più facile da approvare

 

La norma contenuta nel ddl Polverini prevede – come spiega lei stessa – “Semplicemente la modifica della legge del 1992 sulla cittadinanza, aggiungendo un articolo, il 3 bis, in cui senza aspettare di avere 18 anni, i bambini nati in Italia da genitori immigrati e che abbiano conseguito un corso di istruzione primaria, possano diventare cittadini italiani. In pratica, si amplia la possibilità di cittadinanza consentendola dopo avere frequentato le scuole elementari”. Sulla posizione del suo partito, Forza Italia, dice: “FI non la votò nella passata legislatura, ma non ci fu chiusura. La posizione rigida della Lega ha poi portato l’irrigidimento di FI. Però ricordo che Berlusconi da liberale quale è, non si è mai arroccato”.

 

 

I 5Stelle, stavolta, aprono: parla la Baldino

 

Una proposta, quella della Polverini, raccolta e rilanciata da Vittoria Baldino,  vigorosa capogruppo del M5s in commissione Affari costituzionali, che polemizza, indirettamente, con la posizione ‘ufficiale’ del Movimento, espressa dalla vicepresidente del Senato, Paola Taverna (“Non è una priorità del Movimento”), dicendo che “i diritti sono sempre una priorità”, compresi quelli sulla cittadinanza, un grande tema irrisolto che non va affrontato solo a fini elettorali”.

 

La proposta Baldino, appoggiata anche dal presidente della sua commissione, Giuseppe Brescia, è sempre la stessa, lo ius culturae, solo che Baldino e Brescia lo chiamano ius scholae, “ossia il diritto di acquisire la cittadinanza per i figli di stranieri che vivono in Italia dopo aver completato un ciclo di studi, senza dover aspettare come adesso il compimento dei 18 anni per poi far richiesta. Parliamo di circa 800 mila persone che vivono, studiano e lavorano nel nostro Paese, che parlano la nostra lingua, il nostro dialetto ma che non possono dirsi italiani a tutti gli effetti” spiega  Baldino a Repubblica.

 

Poi Baldino ricorda che, nella riunione dei gruppi parlamentari con il nuovo presidente del Movimento, Giuseppe Conte, ancora silente sul tema, “Non entrammo nel merito, ma è stata rappresentata la necessità di prendere posizione su ogni tema. Ora il nostro gruppo alla Camera, attraverso il capogruppo Davide Crippa, lo ha fatto. Il Pd non ha più alibi: dobbiamo uscire dall’angolo per cui ogni volta si sbandiera il tema per dirsi contro o a favore dell’immigrazione”.

 

 

Il Pd, ovviamente, è pronto “e da subito”

 

Tirato in ballo, il Pd non si tira certo indietro. L’ex ministro, Beatrice Lorenzin, ricorda come “Nel 2017 non c’erano i numeri per approvare definitivamente lo ius soli e io lo dissi. Ma ora non commettiamo errori: possiamo avere una nuova legge sulla cittadinanza che preveda lo ius culturae”. Convinta che “è il momento giusto”, ricorda che “Adesso i ragazzi figli di immigrati, perfettamente inseriti nella comunità in cui vivono, si sentono rifiutati dalle istituzioni. Se non per altruismo, inoltre, facciamo la legge per egoismo. Abbiamo un tasso di denatalità tale, per cui non ci saranno più giovani continuando così”.

 

Il problema, come sempre, “è politico”

 

La verità è che tutto adesso dipende da Giuseppe Conte, nella bufera per altre questioni relative all’Afghanistan. Dipende, cioè, da quanto davvero il nuovo presidente voglia fare del Movimento 5 stelle una forza progressista, o invece sia ancorato ai dettami della vecchia comunicazione grillina. Quella che, come se avesse un senso – ma del resto lo fanno anche la Lega e Fratelli d’Italia – mette nello stesso calderone la questione della ‘sicurezza’ degli italiani e il diritto dei bambini che nascono o crescono in Italia a dirsi italiani.

 

Ma Enrico Letta ha recapitato agli alleati un messaggio chiaro: non possiamo tornare indietro. A settembre chiederà di aprire un tavolo con tutte le forze di maggioranza, dal M5s a FI alla destra. Ed è proprio lo ius culturae il possibile punto di caduta per tutti. La cittadinanza legata alle scuole.

 

Come risponderanno i 5 stelle, dipende quindi in gran parte dall’ex premier che, su questi temi, non si è mai emancipato del tutto dall’immagine del suo primo governo, quando ha varato insieme a Matteo Salvinii decreti sicurezza. Se Conte decidesse di aprire sullo ius culturae, troverebbe dalla sua parte l’ala sinistra del Movimento: il presidente della Camera Roberto Fico e tutti i parlamentari a lui più vicini, da Riccardo Ricciardi a Gilda Sportiello, da Brescia a Baldino, fino al ministro dell’Agricoltura Patuanelli: tutti sulle chat hanno protestato per le parole della Taverna. Storicamente, però, Luigi Di Maio e il gruppo di deputati a lui più vicino è sempre stato contrario ad ammorbidire la linea sui migranti. Il pretesto è sempre stato: non è una priorità.

 

Le ostilità della vecchia guardia del M5s

 

Anche altri parlamentari resisteranno: il settentrionale Stefano Buffagni, ad esempio, pensa che lo ius soli sia sbagliato e che lo ius culturae quanto meno non debba chiamarsi così. Ma che le cose stiano cambiando è chiaro, in FI come nel M5s. C’è un terreno molto più fertile. Ma è un terreno che se Conte vuole, deve coltivare. E, anche su questo, scegliere. A meno che, per una volta, per lui non scelga… Letta.