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“Si vuole colpire le famiglie arcobaleno e imporre un modello unico”

Qualche giorno fa la notizia che la Corte d’Appello di Milano non ha riconosciuto la trascrizione per i figli di due donne. Parla l’avvocato della coppia, Michele Giarratano

di GIORGIO BOZZO -
12 febbraio 2024
Famiglie arcobaleno

Famiglie arcobaleno

L’avvocato Michele Giarratano è il felice papà di due bimbi, Luca e Alice, venuti alla luce grazie alla GPA – la famigerata gestazione per altri che il governo Meloni vorrebbe rendere reato universale –, avuti assieme al coniuge, l’ex senatore del Pd ed ex presidente di Arcigay Sergio Lo Giudice.

Per molti l’avvocato Giarratano è anche l’avvocato delle Famiglie Arcobaleno, un professionista capace e appassionato che si batte per tutelare i diritti delle coppie omogenitoriali, oggi sottoposte a un vero e proprio attacco da parte della componente più conservatrice del nostro paese.

Con lui abbiamo voluto parlare della decisione della Corte di appello di Milano che, tre giorni fa, ha emesso una sentenza sfavorevole per una coppia di mamme da lui rappresentate.

famiglie arcobaleno
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No alle trascrizioni per i figli di due donne

Avvocato, cosa è successo?

"Faccio un piccolo excursus, sennò si rischia di non comprendere. Nell’estate del 2022, il sindaco di Milano Beppe Sala aveva ripreso a registrare gli atti di nascita di bimbi con due mamme, dopo che era stato costretto a interrompere questa procedura per qualche tempo. È andato tutto bene sino alla fine del 2022. Poi, il 30 dicembre, è uscita una sentenza della Cassazione a Sezione Unite, che di fatto riguardava i casi di gestazione per altri, quindi, tutt’altra cosa rispetto alle coppie formate da due donne.

Però, a gennaio 2023 il ministro dell’Interno Piantedosi ha fatto partire una circolare che invitava tutti i sindaci a interrompere la registrazione degli atti di nascita di bimbi con due mamme, quindi non soltanto quelli relativi a bimbi avuti con la GPA. Inoltre, invitava le procure a… come dire… intraprendere azioni per impugnare gli atti di nascita. La prefettura di Milano è stata una delle più solerti e non solo ha mandato avvisi ai sindaci, ma ha anche inviato un sollecito alla procura, affinché si muovesse e impugnasse gli atti di nascita.

Va detto che, a differenza di altre procure, come ad esempio quella di Padova, che aveva impugnato tutti gli atti nascita, anche quelli di 6 o 7 anni fa, se non altro la procura di Milano ha fatto una scelta diversa, impugnando solo quelli registrati dopo il 1° gennaio 2023. Come se avesse tirato una riga. In questo modo sono stati impugnati gli atti relativi a tre coppie di donne e a una coppia di uomini”.

L'avvocato Michele Giarratano
L'avvocato Michele Giarratano

E come è andato il ricorso della Procura?

“Il tribunale di primo grado di Milano, per quel che riguarda le coppie di donne, ha dato ragione alle mamme e ha respinto il ricorso. Questo è accaduto nel giugno del 2023. La procura, però, ha subito impugnato la decisione e ci siamo ritrovati in appello, dove la Corte, invece, ha ribaltato quella che era stata la decisione di primo grado e ha accolto il ricorso originario della procura, chiedendo quindi che venisse cancellata una delle due mamme dagli atti di nascita. 

Trovo impressionante tutto questo attivismo di ministero, prefetture e procure...neanche stessimo parlando di fenomeni che mettono a repentaglio la sicurezza dei cittadini e della nazione. Non è che c’è un pregiudizio di carattere ideologico a motivare questa inaspettata solerzia?

Ovviamente è difficile rispondere semplicemente con un sì a questa domanda. Però il sospetto che ci sia una volontà di colpire le famiglie omogenitoriali è legittimo. Soprattutto in casi come quello di Padova, in cui la procuratrice ha impugnato tutti gli atti di nascita di tutti i bambini nati dal 2017 in poi. Mettiamola così: che le procure si siano svegliate tutte all’unisono dall’ottobre del 2022, cioè da quando è salita al governo l’attuale maggioranza, fa un po’ riflettere... Diciamo che è un tempismo quantomeno singolare”.

MATTEO  PIANTEDOSI MINISTRO DELL'INTERNO
MATTEO PIANTEDOSI MINISTRO DELL'INTERNO

Possibile che a nessun livello si colga la differenza tra un caso di maternità medicalmente assistita e un caso di gestazione per altri? Questa miopia non rende evidente un pregiudizio?

“Io credo che il problema sia a monte. Riguarda proprio il fenomeno stesso dell’omogenitorialità, che a qualcuno non piace. Che ci sia qualcosa di pretestuoso lo si comprende proprio analizzando il dibattito intorno alla gestazione per altri: si parla sempre di coppie di padri, che sono poco più del 5% delle coppie che accedono a questa pratica e che, prevalentemente, sono coppie eteroaffettive. Mi pare evidente che il problema non riguarda le tecniche di procreazione, ma la composizione familiare e quindi la volontà di imporre un modello unico di famiglia, in cui ci devono essere un padre, una madre, i figli, il cane o il gatto eccetera..”.

Davvero questa è una priorità per la nostra nazione?

“Bisognerebbe chiederlo a chi fa politica, dal momento che la maggior parte degli attacchi sono nei confronti di famiglie omogenitoriali e contro i migranti, cioè praticamente le famiglie che stanno alzano la natalità, che in Italia è sotto la soglia dello zero”.

E adesso cosa succede alle famiglie di Milano?

“Dovranno decidere se rivolgersi alla Corte di Cassazione, quindi intraprendere l’iter dell’ultimo grado di giudizio, oppure se lasciare perdere e iniziare un procedimento di adozione, la cosiddetta “adozione in casi particolari”, altrimenti nota come stepchild adoption. Questo, almeno, per la coppia che ho assistito io, che al momento è l’unica che ha avuto esito sfavorevole, le altre due coppie sono ancora in attesa della sentenza”.

Come sono orientate queste due mamme?

“Non hanno ancora deciso cosa fare. Si è pensato di rifletterci sopra per qualche giorno. È una decisione molto difficile perché, ad oggi, la Cassazione si è sempre espressa in modo negativo, quindi, dobbiamo capire se ha senso affrontare un procedimento che senz’altro rischia di causare molta ansia rispetto a quale potrebbe essere l’esito.

Certo c’è la stepchild adoption, che è una scelta del tutto diversa dal riconoscimento anagrafico. In pratica, si costringe una madre ad adottare il proprio figlio. È un percorso lungo, stressante, dispendioso, da tutti i punti di vista, sia economico che emotivo”.

Proviamo a dare qualche dato. Quando Lei dice lungo e dispendioso cosa intende?

“Sulla durata dipende molto dai tribunali. Ci sono anche tribunali virtuosi. Il Tribunale di Trento, in un caso particolare, in quattro mesi è riuscito a emettere una sentenza. Però la media è di un anno, un anno e mezzo, e a volte, come nel caso del Tribunale per i minorenni di Milano, ci vogliono anche due anni e mezzo, tre. E poi, come dicevo, è dispendioso perché devi prenderti un avvocato, devi impegnare molto del tuo tempo... Per non parlare dell’impatto sul piano emotivo: tutto passa ai servizi sociali che sono tenuti ad analizzarti, giudicarti per fare una relazione, poi devi seguire le udienze... Insomma, è veramente qualcosa di molto faticoso”.

famiglie arcobaleno
famiglie arcobaleno

Garantendo la giusta riservatezza a questa coppia di mamme, ci potrebbe dare un identikit di questa coppia? Chi sono?

“Una coppia di ragazze giovani, sulla trentina, con un bimbo di un anno e qualche mese. Due donne della classe media, direi, che lavorano, che non hanno chissà quale reddito. Stanno bene, però, sicuramente, affrontare il peso di tutto questo procedimento e di quello che ancora le aspetta è sicuramente stato e sarà molto faticoso e frustrante”.

Queste due donne avevano anche una motivazione politica nella loro rivendicazione?

“No, affatto. A Milano centinaia di coppie hanno ottenuto il riconoscimento. Sono due mamme che hanno fatto una cosa assolutamente normale: un percorso di genitorialità condivisa, è nato il figlio, sono andate a registrarlo insieme... né più né meno quello che, banalmente, dovrebbe essere normale per una coppia di genitori”.

Purtroppo, non è la normalità in Italia.

“Già, ma vorrei aggiungere una cosa. Su un quotidiano ho letto che la Corte d’appello di Brescia – nella stessa regione – ha emesso a novembre una sentenza diametralmente opposta e lo ha fatto dicendo “Attenzione, io Corte d’appello, non posso rimandare la questione al legislatore. Io sono tenuta a prendere una decisione su un caso concreto, su quello di un bambino e se i legislatori da anni continuano con queste inerzie, io invece devo decidere nel miglior interesse del minore”.

Che è il vero problema nel nostro paese: l’incapacità della politica a prendere iniziativa e lo scaricamento delle responsabilità sui tribunali, sui giudici...

“Esattamente, questa è la fotografia di quello che sta accadendo in Italia, dove, purtroppo, non c’è un unico punto di vista. Abbiamo visto che lo stesso tipo di organismo, la Corte d’appello, ha assunto due decisioni diverse a Milano e a Brescia. Occorrono regole certe, ma allo stesso tempo occorre anche coraggio e sensibilità nel prendere iniziativa, perché non stiamo parlando di diritti qualunque, ma di quelli dei minori, dei bambini, dei nostri figli”.