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La maestra di Krav Maga che insegna difesa e autostima a donne e giovani vittime di violenze

Gabrielle Fellus è la prima donna ad aver raggiunto il livello expert nella disciplina. Oggi porta avanti anche un progetto al Fatebenefratelli di Milano

di GUIDO GUIDI GUERRERA -
9 febbraio 2024
Gabrielle Fellus

Gabrielle Fellus

“Se vorrai insegnare troverai sempre sul tuo cammino un uomo pronto a sfidarti”. Forte di questo principio che le è stato trasmesso 16 anni fa dal maestro ginevrino di arti marziali Philippe Kaddouch, lei ha proseguito imperterrita per la sua strada, arrivando ad essere oggi la prima donna ad aver raggiunto il prestigioso livello expert nella disciplina del Krav Maga.

Si tratta di una tecnica israeliana di difesa nata negli anni ‘30 per contrastare le aggressioni antisemite, in seguito divenuto l’addestramento d’elezione degli agenti segreti del Mossad, il principale servizio segreto israeliano. Gabrielle Fellus insegna oggi le tecniche di questa raffinata arte di difesa anche all’ospedale Fatebenefratelli di Milano, all’interno del quale ha realizzato il suo progetto di contrasto a violenza e bullismo a tutela di giovani e giovanissimi.

Chi è Gabrielle Fellus

Nata a Tripoli, la donna ha vissuto parte della sua giovinezza a Roma per poi trasferirsi a Milano dove si è espressa nel settore della moda, fino al momento in cui il Krav Maga, che tradotto dall’ebraico significa ‘combattimento con contatto’ è entrato a far parte definitivamente nella sua vita, rivelandosi uno strumento perfetto per cambiare in meglio l’esistenza di tante persone.

Dal 2014 ha aperto una palestra nei locali dell’ospedale pediatrico milanese, dove si allena anche il direttore del nosocomio: un centro molto attivo in cui si insegnano i fondamenti dell’autodifesa e dell’autostima a bambini e adolescenti, vittime di azioni violente.

Il metodo Fellus

Autrice di libri di successo sull’argomento, Gabrielle prevede negli spazi “Krav Maga” e “I Respect” da lei diretti corsi di addestramento dedicati a tutti coloro, soprattutto donne (ma anche persone con disabilità), che attraverso l’attuazione di determinati programmi arrivano alla consapevolezza di poter trasformare mente e corpo da vittima inerme a soggetto attivo, capace di una reazione concreta ed efficace.

Il metodo Fellus, per usare le parole della sua stessa ideatrice, ha come scopo principale quello di canalizzare la rabbia rendendola positiva, senza dimenticare mai che la reazione migliore si chiama rispetto. Che naturalmente va dato e preteso. Soltanto così sarà possibile trasformare arroganza e prepotenza in armi di luce.

Gabrielle, perché praticare il Krav Maga?

“Per il semplice motivo che è un sistema di difesa pratico ed efficace, soprattutto nel saper prevenire qualsiasi violenza mediante l’individuazione di segni premonitori, capaci di rivelare un potenziale aggressore anche da lontano. Il Krav Maga è questo: ti mette nelle condizioni con poche mosse di rispondere a eventuali aggressioni evitando il pericolo proprio nel momento in cui la nostra attenzione per mille ragioni si abbassa. Le tecniche di difesa è contrattacco si rivelano in certe occasioni assolutamente decisive”.

Quanto è importante la conquista dell'autostima in una donna?

“Proprio dopo alcuni anni di insegnamento mi è capitato di collaborare a uno studio di tre psicologhe su una ventina di donne che avevano subito traumi da aggressione. È stato incredibile constatare come tante di queste persone oggetto di violenze in ambiti diversi, come nella propria stessa casa, nel posto di lavoro o a scuola, avvertissero un latente quanto inspiegabile senso di colpa. Quindi, per riappropriarsi di se stesse, è essenziale alzare innanzitutto un efficace muro mentale di difesa. Strumento imprescindibile per recuperare quella autostima che in una condizione di soccombenza va perdendosi per strada, giorno dopo giorno. Il punto principale è quindi imparare a rispettare se stessi, passo decisivo verso la visione corretta della realtà e di una reazione costruttiva che porta a pronunciare la magica parola ‘basta!’.”

Il sistema di autodifesa che insegna non rischia di enfatizzare la violenza?

“Questo aspetto è divenuto fulcro di una mia guerra personale: qualunque sistema di difesa non deve portare alla formazione di personalità aggressive e violente. Se uno bravo nel combattimento percepisce il metodo della violenza come sua espressione, sta solo ad indicare che l’insegnante ha fallito nel suo intento. Un bravo maestro deve basare l’addestramento sul diritto alla difesa quale sacrosanto principio tutte le volte che qualcuno vorrebbe farci del male. Ma se invece ciò che resta di un allenamento è il piacere di tirare pugni o fare mosse pericolose, col rischio di mettere a repentaglio anche la vita degli altri , allora sarebbe meglio lasciar perdere e dedicarsi ad altro.”

Il Krav si fonda su filosofie di qualche tipo?

“No, non si ispira a nessuna filosofia in particolare. Diciamo che le sue basi sono essenzialmente etiche e si fondano soprattutto sulla precisa distinzione tra difesa e attacco. Un esercizio di severa consapevolezza dei punti deboli che si possono colpire, con opportuno discernimento e la scelta ben ponderata dei modi e dei tempi in cui questo può avvenire”.

Ricorda un episodio in cui il Krav Maga si è rivelato decisivo?

“Posso raccontare una esperienza personale. Una sera tardi, mentre stavo rientrando a casa, ho notato un uomo dall’andatura barcollante venirmi incontro: la cosa mi ha subito insospettito e preoccupato. Allora ho cominciato a gridare forte in preda al panico più totale e incontrollabile e mi sono spostata sotto la telecamera di un garage vicino. È stata un’ottima idea e si è rivelato un buon stratagemma perché a quel punto il tipo si è allontanato non mancando di proferire al mio indirizzo insulti e parolacce, forse a riprova delle sue non proprio amichevoli intenzioni”.

È un addestramento che raccomanderebbe a ogni donna?

“Assolutamente e senza esclusioni. Non solo perché aumenta la stima nei propri confronti, ma per il fatto che lavorare in gruppo è importante e stimolante e mette nelle condizioni di confrontarsi con i propri limiti fisici : ognuno è invitato a migliorare ma senza prescindere dalle proprie intrinseche capacità, senza pretendere la luna. Questo fa apprendere nel modo più corretto l’arte della non violenza, innanzitutto nei confronti di se stessi”.

Ci si può sentire davvero al sicuro?

“La sicurezza in assoluto non esiste. Ma gli strumenti ottenuti con l’allenamento cambiano la percezione del pericolo e c’è la possibilità istantanea di attingere al campionario delle nozioni acquisite. Naturalmente il concetto principale da cui non si può prescindere è la valutazione dell’effettivo stato di pericolo e di una concreta reazione in base alle diverse situazioni. La sicurezza è figlia del buonsenso e di una valutazione logica e rapida di quanto sta accadendo.”

Come dovrebbe difendersi una donna molestata?

“Affrontando l’aggressione. Tutte noi donne abbiamo subito qualcosa del genere e con ogni probabilità, magari per eccesso di giovinezza e inesperienza , non siamo riuscite a reagire, inchiodate dalla paura. Mi rende orgogliosa il fatto di insegnare a rispondere a questi attacchi innanzi tutto con lo sguardo, con la postura del corpo e con il timbro della voce: spesso allora il malintenzionato, che non se lo aspetta e si rivela un codardo, si fa piccolo piccolo e la sua tracotanza si spegne del tutto. Lo trovo meraviglioso”.