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Pet therapy in terapia intensiva: accarezzare un cane allevia il dolore

L'iniziativa sperimentale dell'ospedale di Rivoli: una volta a settimana, per 45 minuti, i pazienti potranno giocare con Noah e Cecilia, due dolci golden retriever

di DOMENICO GUARINO -
22 gennaio 2024
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Può un animale da compagnia alleviare le sofferenze e le angosce dei pazienti, dei loro familiari e del personale medico di una terapia intensiva? Per l’ospedale di Rivoli, in Piemonte, la risposta è ‘sì’. Dallo scorso 18 gennaio due stupendi Golden Retriever  hanno cominciato a prestare il loro supporto in rianimazione impegnati in un progetto sperimentale di pet therapy nel reparto dove sono ricoverati i casi più gravi.

Pet therapy in rianimazione

L’iniziativa, realizzata grazie alla donazione di Laura Cedro, socia dell'Associazione Aslan, scomparsa a novembre 2022, si chiama Ri-animali, ed ha l’obiettivo di migliorare la qualità della vita e promuovere il benessere di chi si trova a dover frequentare per periodi più o meno lunghi quello spazio: 11 pazienti e i loro familiari e per il personale del reparto (24 anestesisti, 25 infermieri, 5 oss, 2 amministrativi).

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Il reparto di rianimazione apre le porte ai cani dell'Associazione Aslan per il progetto di pet therapy "Ri Animali" presso ospedale di Rivoli. (ANSA/TINO ROMANO)

La compagnia dei cani allevia il dolore

Gli effetti benefici degli animali da compagnia sono del resto noti e, per quanto riguarda le strutture ospedaliere, sono stati recentemente confermati anche da uno studio pubblicato sulla rivista Plos One che ha coinvolto 200 pazienti al pronto soccorso d’emergenza, dimostrando come quelli che avevano trascorso 10 minuti in compagnia di un cane riferissero di aver provato meno dolore dopo essere stato a contatto con l’animale rispetto a quando erano giunti al pronto soccorso.

Il progetto di Rivoli avrà durata di un anno, con un totale di 40 incontri, e prevede sedute di 45 minuti ciascuna, che si terranno una volta a settimana, con una pausa nei mesi estivi. Protagonisti della sperimentazione sono Noah e Cecilia, due splendidi esemplari di Golden Retriever rispettivamente di 10 e 4 anni, che, a garanzia della sicurezza dei pazienti del reparto, saranno sottoposti regolarmente ad accuratissimi controlli sulle loro condizioni di salute.

La formazione del personale e i dettagli del progetto sono stati curati congiuntamente da AslTo3 e Associazione Aslan.

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(Ansa)

“E’ noto da tempo che il legame con gli animali ha effetti psicologici e fisiologici positivi soprattutto in una situazione di difficoltà come quella di una degenza ospedaliera – sottolinea Antonia Tarantini, presidente dell’associazione Aslan – I cani nel reparto saranno una presenza fuori dall’ordinario per portare normalità ai pazienti e incidere in maniera efficace sul tono dell’umore e sulle risorse interiori”

I cani si avvicineranno ai pazienti sotto la guida di personale specializzato dell’Associazione Aslan, che cura il progetto insieme all’Azienda Sanitaria, affiancato da medici ed infermieri del reparto appositamente formati. Il tutto in collaborazione con Mauro Moretta, veterinario della stessa Azienda

Ospedali umanizzati

“Sono molto orgoglioso di questa esperienza che pone il Piemonte e l’Ospedale di Rivoli all’avanguardia in Italia nell’umanizzazione degli ospedali. Aprire alla pet therapy anche i reparti più complessi per la cura dei malati, come ad esempio la terapia intensiva, è davvero una sfida importante e un gesto di profonda attenzione nei confronti delle persone ricoverate, delle loro famiglie e del personale che con grande impegno lavora in questi reparti” ha dichiarato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio. Che ha aggiunto “la vicinanza e l’affetto degli animali, nei momenti di sofferenza, sono curativi e possono offrire sollievo anche nei momenti più difficili”.

Il Piemonte non è nuovo ad esperienze di questo tipo: lo scorso aprile i cani della pet therapy erano tornati all’Ospedale Pediatrico Regina Margherita di Torino dove la sperimentazione è in corso da tempo con risultati entusiasmanti. A quanto riferiscono infatti i medici ed anche i parenti dei piccoli pazienti, la loro compagnia è un vero toccasana e rendono degenza più leggera e più piacevole.