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Scuola e inclusione: per gli alunni con disabilità oltre all'apprendimento servono relazioni

Massimo Rota, direttore dell’Equipe Psicopedagogica di AGPD Onlus, al convengo di Edizioni Centro Studi Erickson in corso a Rimini parla di "autodeterminazione"

di GIORGIA BORGIOLI -
18 novembre 2023
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A young happy man with Down syndrome with his mentoring friend celebrating success indoors at school.

Come sta la nostra scuola? È davvero aperta a tutte e tutti? Domande al centro del convengo "La qualità dell’inclusione scolastica e sociale", giunto alla 14esima edizione. Un appuntamento per parlare e confrontarsi insieme dei cambiamenti nel mondo dell'istruzione e della società, in una tre giorni internazionale che si concluderà domani e che si sta svolgendo al Palacongressi di Rimini, promossa da Edizioni Centro Studi Erickson.

Mettere al centro il benessere e l'inclusione

I temi dell’educazione ruoteranno attorno alla necessità della scuola di porsi come ambiente sempre più equo, inclusivo e capace di mettere al centro il benessere socio-emotivo di studenti e studentesse, così come il corpo docente, al fine di favorire l’apprendimento e lo sviluppo potenziale di ciascuno. Sessioni plenarie, tavole rotonde, workshop, laboratori e talk si alterneranno durante tutte le tre giornate, per far sì che la scuola italiana ripensi i processi inclusivi in ottica intersezionale.
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A Rimini la 14esima edizione del convegno "La qualità dell’inclusione scolastica e sociale"

Secondo i dati Istat, nell’anno scolastico 2021-2022 sono stati 316mila gli alunni con disabilità a frequentare gli istituti italiani, il +5% rispetto al precedente anno scolastico. A fronte di questo, anche gli insegnanti di sostegno specializzati, assegnati a questi alunni sono 26mila in più, anche se risulta ancora troppo elevata la quota di insegnanti senza formazione specifica (42% al Nord, 19% nel Mezzogiorno). Senza pensare che in Italia solo il 48% dei 15enni ha riferito che i loro compagni di scuola collaborano tra di loro, contro una media Ocse del 62%; che nel 2018 circa il 12% degli italiani aveva dichiarato di sentirsi solo a scuola e che nel nostro Paese il 24% di questi ha dichiarato di essere vittima di bullismo almeno qualche volta al mese.

Le leggi sull'inclusione degli alunni con disabilità a scuola

Se fino a pochi anni fa le disposizioni ministeriali indirizzavano le scuole verso la Didattica a distanza (Dad), sembra che col tempo si sia compreso che, in realtà, isolare queste persone dal gruppo classe non sia altro che una misura degenerante, volta a escludere ancora di più la persona disabile sia dall’apprendimento, sia dalla relazione con i propri compagni di classe. In conclusione: misure pressoché deleterie. L’art. 34 della Carta Costituzionale Italiana garantisce il diritto allo studio. L’art. 3 coniuga questo diritto con il principio di uguaglianza, e infine l’art. 38 della Costituzione tratta in modo esplicito il diritto allo studio delle persone con disabilità, affermando che: "Gli inabili e i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale".
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Le leggi sull'inclusione delle persone con disabilità a scuola ci sono ma servono ascolto e osservazione attivi

E, nonostante sembri intuitivo il fatto che per ottenere un’istruzione scolastica inclusiva non basti relegare la persona con disabilità tra le proprie mura domestiche, gli sviluppi riguardo questo tema sembrano evolvere con lenti ma significativi miglioramenti. Con la Legge 118/1971 gli alunni con disabilità hanno potuto finalmente prendere parte alle classi comuni della scuola dell’obbligo. Con la successiva Legge 517/77 è stato inoltre possibile procedere all’abolizione delle classi differenziali per gli alunni svantaggiati. Il passaggio successivo, nonché più rilevante, è poi avvenuto con la “Legge Quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate” del 1992, cioè la Legge 104, che consiste nell’obbligo da parte dello Stato di rimuovere ogni tipo di impedimento che limiti il potenziale di sviluppo della persona con disabilità. Ma se, per quanto concerne le norme legislative che regolano un’istruzione inclusiva il progresso c'è stato, resta il fatto che ascolto e osservazione attivi rimangono elementi fondamentali per il raggiungimento di obiettivi concreti in quest’ambito.

Rota: "Fondamentale l'apprendimento ma anche le relazioni"

“Le difficoltà emergono nel momento in cui le priorità scolastiche sono puramente didattiche - spiega Massimo Rota, direttore dell’Equipe Psicopedagogica di AGPD Onlus con sede in Lombardia -. Le problematiche maggiori affiorano nelle strategie che la classe adotta affinché la persona con disabilità possa trovare il suo benessere. Con benessere si intende sia la possibilità di apprendimento, ma anche di interazione e costruzione di buone relazioni con compagni e insegnanti”, precisa. “Per arrivare a ciò, è necessario innanzitutto capire insieme alla famiglia quali sono le caratteristiche della persona: si parte dal racconto di vita quotidiana, si cerca di comprendere quali sono le fatiche ma anche le risorse del ragazzo o della ragazza, bambino o bambina - continua Rota -. È quindi importante evitare di sostituire quando non serve, ma invece utilizzare energie laddove è necessario un supporto che ancora non si è indagato. Il sostegno sta proprio nello stabilire un equilibrio che rispetti la persone disabile per ciò che è, proponendole piccole occasioni per fare passi avanti”.

AGPD Onlus

L'associazione Genitori e Persone con sindrome di Down, nasce nel 1981 grazie alla determinazione di alcuni genitori, spinti dal desiderio di poter collaborare per creare una realtà che si occupasse dei bambini con la sindrome di down.
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L'associazione genitori e persone con sindrome di Down onlus

All’interno di AGPD Onlus, genitori e neo-genitori vengono accolti e ascoltati, e poi inseriti all’interno di un percorso caratterizzato da incontri periodici di condivisione e/o formazione insieme agli altri genitori. Nessuna prescrizione, nessuna indicazione o percorso prestabilito: relazione aperta e dialogo sereno sono i principi fondanti della realtà AGPD, che dalla nascita ad oggi conta la partecipazione di più di 1500 famiglie. “Seguiamo costantemente una media di 250 famiglie all’anno, di cui circa 100 sono maggiorenni, circa 60 pre adolescenti ed il restante sono bambini”, spiega il direttore. Autodeterminazione è il termine che fa da fulcro durante il workshop del direttore Massimo Rota all’interno del Convegno Erickson, dal titolo "Io sono, io voglio, io decido. Sostenere l’autodeterminazione delle persone con disabilità intellettiva”. Da intendersi "come capacità e possibilità di scelta. Se posso scegliere, allora imparo ad autodeterminarmi. Se posso scegliere, possono capire di non saper fare qualcosa e perciò imparare a farla, e questo vale per tutta la disabilità cognitiva. E’ necessario capire dove sta il potere di scelta rispetto al bambino o ragazzo con sindrome di Down: se può stare nella sua capacità, allora questo fa la differenza per il raggiungimento della sua autodeterminazione e della sua conseguente autonomia in età adulta”.