L'iceberg più grande al mondo è in movimento, non accadeva da 40 anni

E' tornato a muoversi A23a, l'iceberg più grande al mondo: 4mila chilometri quadrati di estensione, più del doppio di Londra

di DOMENICO GUARINO -
27 novembre 2023
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4.000 kmq, più del doppio della superficie di una metropoli del calibro di Londra: l'iceberg più grande del mondo (A23a) è tornato a muoversi dopo quasi 40 anni. A metà degli anni ’80 del secolo scorso, questo gigante di ghiaccio faceva parte di un’enorme massa dalla piattaforma di ghiaccio Filchner dell’Antartide dove aveva sede, pensate, una stazione di ricerca dell’Unione Sovietica, la Druzhnaya 1.

Temendo che andassero perse, quando cominciò il distacco, Mosca inviò una spedizione per rimuovere le attrezzature dalla base, riuscendovi, perché l'iceberg non si allontanò molto dalla costa e, dopo aver percorso un breve tragitto, rimase bloccato nel Mare di Weddell, trasformandosi in un’imponente isola glaciale e conservando intatta la sua integrità fino ai nostri giorni. Cosa del tutto eccezionale, in quanto gli iceberg, per quanto enormi, con il passare del tempo di solito si frantumano in frammenti più piccoli, dando vita a tanti piccoli cloni che si sparpagliano nel mare allontanandosi tra di loro.

L'iceberg più grande del mondo

Anche in Altezza l’A23a si presenta di dimensioni ragguardevoli. Basti pensare che, sempre per tener fermo il paragone con le dimensioni della capitale Britannica, ha uno spessore di circa 400 metri, che è superiore persino al London Shard, il grattacielo più alto di Londra, che misura “solo” 310 metri.

Del resto, per diverso tempo A-23a ha detenuto il primato come iceberg più grande del mondo. Nel 2021 è stato brevemente surclassato dall’iceberg A-76 che si è staccato dalla parte occidentale della banchisa di Ronne, sempre in Antartide, con una  superficie di circa circa 4.320 chilometri quadrati. Poi però A-76 è frammentato in tre parti e nel gennaio del 2023  il ‘nostro’ si è ripreso il record.

Dove sta andando

Il nuovo viaggio di A23a è cominciato l’anno scorso, quando l’enorme iceberg ha iniziato ad andare alla deriva ad alta velocità, e ora,  spinto da venti e correnti, e sta attraversando ora la punta settentrionale della Penisola Antartica, da dove seguirà probabilmente il percorso noto come “vicolo degli iceberg”, tracciato dalla Corrente Circumpolare Antartica, il che potrebbe portarlo nell’Atlantico meridionale.

A questo punto sorgono due interrogativi di fondo: come è potuto accadere? E, che conseguenze avrà questo fenomeno così inusuale, almeno nelle dimensioni di A23a? Il motivo per cui il gigante di ghiaccio si è messo in moto dopo oltre 3 decenni di immobilità non è ancora chiaro. Secondo il dottor Andrew Fleming, un esperto di telerilevamento del Regno Unito, non c'è una spiegazione particolare se non il caso.

Non pare infatti vi fossero stati dei significativi cambiamenti nella temperatura dell’acqua o altri fenomeni meteogeoclimatici tali da determinare la causa del distacco definitivo e del viaggio in mare aperto del mastodonte artico.

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Le conseguenze

Per quanto riguarda le conseguenze invece, gli scienziati per il momento sospendono il giudizio, e  stanno seguendo da vicino il percorso di A23a, in attesa di capire meglio quale impatto sul delicato equilibrio dell’Antartide e degli oceani circostanti. Quasi tutti gli esperti però concordano che probabilmente gli effetti possano essere del tutto favorevoli: quando gli iceberg si sciolgono infatti rilasciano polvere minerale che era stata incorporata nella loro massa durante la formazione dei ghiacciai antartici. Polvere che è una preziosa fonte di nutrienti per gli organismi alla base della catena alimentare oceanica, risultando dunque fondamentali per il benessere dell’ecosistema marino.

Certo, c’è anche il risvolto negativo: se A23a dovesse infatti colpire la Georgia del Sud potrebbe creare problemi per la fauna marina che popola l’arcipelago di isole, interrompendo i percorsi di foraggiamento e minacciando la vita di foche, pinguini e uccelli marini che lì si riproducono.

Al momento però questa, pur essendo la peggiore, rimane un'ipotesi.